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martedì 14 luglio 2020

I Vini della Sardegna


                         
Tutti gli antichi vini sardi, ad eccezione del Nuragus, sono contraddistinti da un elevato tenore alcoolico. Per questa particolarità si possono suddividere soltanto in due categorie: da pasto e da seconde mense.




I vini della Sardegna sono:

Vernaccia di Oristano
Moscato di Sorso – Sennori
Monica di Cagliari
Nasco di Cagliari
Moscato di Cagliari
Malvasia di Cagliari
Cannonau di Sardegna
Girò di Cagliari
Malvasia di Bosa
Monica di Sardegna
Nuragus di Cagliari
Vermentino di Gallura
Campidano di Terralba o Terralba


Il Trebbiano, il Sangiovese, il Barbera, il Sandalyon, il Mandrolisai, il S’eleme, il Logoduro, il Goceano ed altri, che si adattano al pesce o all’arrosto.

Il Nuragus ha una bassa alcoolicità, bassa per modo di dire perché i dodici gradi li tocca sempre. S’intitola alle misteriose costruzioni di tal nome di cui l’isola è ricca, ha un sapore secco e acidulo, rivela una dose non comune di tannino; nel primo anno non si presta ad accompagnare il pesce, nel secondo si, però non sopporta che un piccolo invecchiamento.

Il vitigno rosso più diffuso è il Cannonau, il quale copre all’incirca il venti per cento della superficie vitata dell’Isola; a seconda della posizione e dell’impasto dei terreni, fornisce vini con caratteri differenti. Il più buono ha un tenore alcoolico tra i sedici e i diciotto gradi, sapore asciutto o dolce ma sempre con punta amara e retrogusto di cioccolato, stoffa fitta e profumo di rosa sbocciata. Viene presentato con i nomi di Cannonau de su excelencia, Cannonau secco di Sorso, Cannonau di Jerzu, Cannonau del Campidano, Oliena, Capo Ferrato, Fior di Romangia, Perda Rubia, Rosa de Quirra, Rosso di Dòrgali. 



Nella collana dei liquorosi si ritrovano dolci e secchi, giallo aurati e rubini più o meno sbiaditi: il Dorato di Sorso, il Mònica, il Nasco, il Ninfeo, il Girò, l’Anghelu ruju, il Torbato e l’Embarcador.

Il vino Nasco ricorda l’ungherese Tokaj, il Mònica lo spagnolo Malaga, il Girò (da non confondere con il quasi omonimo Cirò calabrese) il Porto.
L’Embarcador sfoggia un dolce venato d’amaro, mentre con i suoi ventun gradi batte il record dell’alcoolicità.

Il Campidano e la Gallura producono il Moscato; il Cagliaritano si muove tra i quindici e i sedici gradi, il Gallurese va anche oltre e di frequente, per il naturale processo di fermentazione provocato dall’alta percentuale di zucchero, si trasforma in uno spumante di aristocratica finezza.

I vini bianchi Vermentino di Gallura, Malvasia di Basa, Malvasia del Campidano e Vernaccia, quantunque perfettamente secchi, più che da pesce possono dirsi da dessert, sempre per il tenore alcoolico sostenuto.
Alla Vernaccia spetta il titolo di regina dei vini sardi. Esordisce con un colore paglierino, un sapore sgarbato e dolciastro, una stoffa scialba; giungendo in età matura comincia a manifestare i suoi pregi.

L’età matura è compresa tra i due e i quattro anni: allora il vino si veste di una calda tonalità dorata, appalesa un gusto acidulo, secco e leggermente amarognolo, sprigiona un profumo simile a quello del fiore della mandorla.

Di Vernacce in Sardegna se ne incontrano due: quella chiamata Vernaccia di Oristano o Vernaccia di Solarussa, in provincia di Cagliari, e la Vernaccia di Orosei nel Nuorese.

La Vernaccia di Oristano, a giudizio degli intenditori, è in assoluto la migliore.



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