Le bacche di Maqui (Aristotelia
chilensis) sono generate da un arbusto sempreverde autoctono della Patagonia,
un’ampia regione dell’America meridionale, fra l’ Argentina e il Cile, che può
arrivare ai 3-5 metri di altezza ed è molto resistente agli sbalzi termici,
tipici di quella zona. Gli indiani Mapuche o Araucani, abitanti di quei
territori, ben conoscono e apprezzano fin dai tempi antichi le proprietà benefiche
delle bacche che usavano quale alimento tradizionale nella loro dieta
quotidiana e quale frutto terapeutico,
con potere tonico, analgesico e febbrifugo. Le bacche hanno la grandezza da
mezzo a un centimetro e il loro colore è nero-violaceo, per questo sono
chiamate anche mirtilli della Patagonia. E’ un frutto molto ricercato in ambito
sportivo, perché favorisce il recupero muscolare e supporta la prestazione
sportiva. Per le sue capacità
rigeneranti è consigliato per rinvigorire l’organismo e contrastare stanchezza
e stress psico-fisico. E’ anche un potente antinfiammatorio naturale e
migliora il metabolismo dei grassi e dei glucidi. Le bacche di Maqui per la
loro capacità antiossidativa possono trovare applicazione nel supporto alle
convalescenze e al recupero da malattie cronicizzanti nel giovane e
nell’anziano; è di aiuta anche nel
lavoro intellettuale dello studente e del professionista per migliorare
concentrazione e lucidità mentale. Purtroppo, il frutto non è facilmente
reperibile, ma è acquistabile spremuto a freddo sui siti che vendono prodotti
naturali.
Appunti, curiosità, note di viaggi, esperienze......che costituiscono un interesse per me
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lunedì 15 marzo 2021
Maqui: l’anti-invecchiamento per eccellenza
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