Nel centro-nord Italia
vengono chiamati i giorni della merla il 29,
il 30 e il 31 gennaio, identificati dalla tradizione popolare come i più freddi dell'anno.
Perché si chiamano
giorni della merla?
Numerose sono le leggende legate a questo periodo dell'anno, a cominciare da quelle legate al nome. Secondo quella più nota, un tempo i merli
erano tutti bianchi. Una fiaba tramandata nel Nord Italia racconta che l’ultima
merla dalle piume bianche, per salvarsi dal gelo di fine gennaio che aveva
avuto la meglio sulle altre, si rifugiò al caldo del comignolo di una casa e vi
rimase 3 giorni: il 29, 30 e 31 gennaio, appunto. Quando la temperatura fu più
mite e uscì, era ormai il 1° febbraio, ma a causa della fuliggine le sue piume
erano diventate completamente nere. Poiché era l’ultima sopravvissuta, da quel
giorno tutti i merli avrebbero avuto le piume nere.
Secondo Sebastiano Pauli (1740), la “Merla” era in realtà un
grosso cannone, che poteva
essere trasportato al di là del Po ghiacciato solo durante i giorni più freddi
dell'anno.
La Giubiana
In Piemonte e in Lombardia, specialmente in Brianza, nel
Varesotto e nella fascia pedemontana, le
tradizioni gastronomiche legate ai giorni della merla si collegano al rogo
della Giubiana, ossia il fantoccio di una strega bruciato in piazza, in genere l'ultimo giovedì di gennaio, a
simboleggiare la progressiva fine dei rigori dell'inverno e il lento
riscaldarsi – dopo, appunto, i giorni della merla – delle giornate. Secondo la
leggenda, la Giubiana era una strega con gambe lunghe e calze rosse, che viveva
nei boschi, spostandosi di albero in albero. Era il terrore di tutti i bambini.
Un giorno, l’ultimo giovedì di gennaio, una mamma preparò una pentola di
risotto con la luganega. Il profumo attrasse la Giubiana, che si mise a
mangiarlo avidamente. Non si accorse che il giorno stava arrivando: il sole
uccide le streghe, e così la Giubiana morì. Il primo piatto tipico dei giorni
della merla è quindi lui, il risotto con la luganega, con o senza zafferano:
una pietanza molto semplice, a base di riso Arborio, cipolla, vino bianco,
burro, brodo vegetale, grana e la tipica salsiccia lombarda, la luganega
appunto.
Cosa si mangia nei
giorni della merla?
In Piemonte e Lombardia
In Lombardia i giorni della merla sono, in generale,
l'occasione buona per assaporare un po' di cassoeula,
tradizionalmente legata alla festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio), data che
segnava la fine del periodo della macellazione dei maiali. La ricetta, preparata
con verza, carne di maiale (piedini, musetto, costine, salsicce e cotenna) e
una lunghissima cottura in casseruola (da cui il nome) è per questo il piatto
principe della gastronomia invernale lombarda. Allo stesso modo, in Piemonte i
giorni della merla sono perfetti per la bagna
càuda, anche se la leggenda rimanda la nascita di questa pietanza ai mesi
autunnali, subito dopo la vendemmia.
Lodi e Cremona
A Lodi il piatto tipico dei giorni della merla è invece la polenta con i ciccioli, ottenuti dalla
lavorazione del grasso di maiale con l'aggiunta di alloro, pepe, chiodi di
garofano e altre spezie, fatti soffriggere nello strutto e poi versati nella
polenta. A Santo Stefano Lodigiano e nei paesi della sponda cremasca dell'Adda
i giorni della merla si “festeggiano” invece con polenta e baccalà, fritto o in umido. Baccalà protagonista, dunque.
Mentre, tra i dolci, tradizionalmente legata ai giorni della merla è anche la sbrisolona mantovana (anche nella
variante con le banane).
A Modena e nelle Marche
Nel Modenese si narra che un tempo, negli ultimi giorni di
febbraio, le rezdòre (le massaie emiliane) fossero costrette a rimanere chiuse
in casa per il freddo, preparando solo polenta,
condita con un sugo denso e profumato
a base di uccelletti in umido. Tutti (merli compresi?) instupiditi dal
freddo e quindi facilmente catturati nel cortile di casa con piccole trappole
chiamate “luvatt”. Ma anche nelle Marche hanno le idee chiare: «Se li gljorni de la merla voli passà,
pane, pulenta, porcu e focu a volontà» recita un proverbio dialettale
marchigiano. Quindi, polenta, pane e costine di maiale cotte sul fuoco a
volontà, magari standosene davanti al camino quando fuori nevica.
In Liguria
In Liguria, il piatto tipico di fine gennaio è costituito dai
ceci in zimino, che si preparano
preparando un soffritto di carote, sedano, aglio, cipolla e porcini secchi e
poi aggiungendo bietole e i ceci precedentemente bolliti. In Toscana i giorni
della merla sono perfetti per i fagioli
al fiasco o all'uccelletto.
In Umbria
Infine in Umbria il piatto tipico è il torcolo di san Costanzo, sorta di ciambellone molto semplice
preparato in occasione della festa del patrono cittadino, il 29 gennaio.

Nessun commento:
Posta un commento