Quest’anno ricorre il VII centenario della morte di Dante Alighieri, nato a Firenze tra il 21 maggio e il 20 giugno 1265 , morto a Ravemma il 14 settembre 1321. Su Wikipedia si può leggere la biografia dettagliata di questo grande personaggio. Fu uomo di immensa cultura che riversò nella sua opera più celebrativa per cui oggi tutto il mondo gli tributa i dovuti onori e meritevoli ricordi di ringraziamento. Per noi Italiani Dante, Boccaccio e Petrarca sono i tre grandi padri della lingua italiana, sono infatti loro che per prima scrivendo le loro opere in lingua volgare fiorentina crearono le basi della nostra bella lingua. Come si nota dalle biografie di questi tre grandi della letteratura italiana erano di origine toscana, quindi scrivevano nella lingua volgare del loro tempo, si desume da ciò che la lingua italiana non è altro che il volgare fiorentino/toscano del 1300 che si è evoluto nel tempo ed è diventata la lingua nazionale che tutti noi italiani conosciamo, anche se perdurano nelle diverse contrade i dialetti locali, alcuni veramente indecifrabili per chi non è del posto. Altri scrittori come Alessandro Manzoni hanno comunque dato il loro contributo per rendere ricca, fluida e bella questa nostra bella lingua. Papa Francesco ha celebrato il Sommo Poeta il 25 marzo 2021 con la lettera apostolica “Candor lucis aeternae” (Splendore della Luce eterna) e l’ha definito profeta di speranza, contro ombre e degrado per questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro. Papa Francesco commemora Dante dicendo che molto meglio di altri ha saputo esprimere, con la bellezza della poesia, la profondità del mistero di Dio e dell’amore.
Preghiera alla Vergine Maria che Dante Alighieri mette in bocca a S. Bernardo (Paradiso XXXIII Canto della Divina Commedia) ultimi versi della terza cantica.
Vergine Maria, figlia del tuo figlio,
umile e
alta più che creatura,
termine
fisso d’etterno consiglio,
tu se’
colei che l’umana natura
nobilitasti
sì, che ‘l suo fattore
non
disdegnò di farsi sua fattura.
Nel
ventre tuo si raccese l’amore,
per lo
cui caldo ne l’etterna pace
così è
germinato questo fiore.
Qui se’
a noi meridiana face
di
caritate, e giuso, intra ‘mortali,
se’ di
speranza fontana vivace.
Donna,
se’ tanto grande e tanto vali
che qual
vuol grazia e a te non ricorre
una
disianza vuol volar sanz’ali.
La tua
benignità non pur soccorre
a chi
domanda, ma molte fiate
liberamente
al dimandar precorre.
In te
misericordia, in te pietate,
in te
magnificenza, in te s’aduna
quantunque
in creatura è di bontate.
Io sostengo che il capolavoro di Dante, uomo del suo tempo, è un’opera immensa che ci immette vivamente nella storia del suo tempo con le sue ombre e luci, ma è anche un uomo che vive la sua religiosità in modo profondo e spirituale che lo avvicina a Dio. in lui, infatti, c’è una continua tensione interiore verso la felicità, verso la pienezza dell’esistenza, verso la patria ultima dove saremo in piena comunione con Dio. Cogliamo tutti l’occasione di leggere quest’opera, leggendola non da lettori, ma da credenti che si vogliono redimere, come era del resto nell’intento di Dante che …
Nel
mezzo del cammin di nostra vita
mi
ritrovai per una selva oscura
ché
la diritta via era smarrita.
Consiglio di acquistare l’opera non in edizione lussuosa, ma
come testo scolastico che viene di solito scelto per la didattica nelle Scuole
Superiori, per usufruirne a pieno. Consiglio “La Divina Commedia “ edizioni Il
Capitello , a cura di G, Ciavorella e N. Fosca.
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Oppure altre edizioni scolastiche, ma a prezzo più alto.
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