Condivido questa lettura di un articolo pubblicato della psichiatra e psicoterapeuta esperta in medicine complementari dott.ssaAdelia Lucattini. E' importante parlarne e diffondere quanto scrive.
«Per il benessere psicologico dei giovani ci sono terapie
naturali che funzionano bene senza dare dipendenza» spiega Adelia Lucattini,
psichiatra e psicoterapeuta esperta in medicine complementari.
«Certo, è fondamentale lo stile di vita. Evitare gli energy
drink per studiare, i dispositivi elettronici e gli zuccheri raffinati la sera,
perché tengono svegli. E fare, invece, attività fisica tre volte alla
settimana: aumenta le endorfine, gli ormoni del buonumore, e regolarizza il
sonno».
I rimedi naturali per
le crisi d'ansia
«Per le crisi d’ansia
un ansiolitico naturale dall’effetto immediato è Rescue remedy, il rimedio di
pronto soccorso dei fiori di Bach, 4 gocce sotto la lingua» consiglia la dottoressa
Lucattini. «Per un’azione calmante di lunga durata c’è l’Arnica 200 CH, un tubo
monodose da prendere una volta alla settimana. Un ottimo riequilibrante del
sistema nervoso è il magnesio, meglio ancora se nella composizione è
presente un complesso vitaminico B. Per chi ha problemi di insonnia,
si può aggiungere un rimedio fitoterapico a base di melissa, semi d’uva e
magnesio o, in alternativa, un mix di valeriana, biancospino e passiflora in
tintura madre».
«Come antidepressivi
naturali ai miei pazienti consiglio compresse a base di un mix di Griffonia e
Rodiola» dice
l’esperta. «Mentre per aumentare
attenzione e concentrazione, quando si è sotto esame, l’ideale sono gli
integratori di Omega 3 marini: vanno presi tutte le mattine, tranne il giorno
in cui non si studia, e sono efficaci fin da subito».
Depressione, disturbi d’ansia, perdita di motivazione. I
ragazzi sono sempre più fragili, sopraffatti da un senso di inadeguatezza che
spesso li spinge ad assumere
psicofarmaci senza prescrizione medica. Per dormire, innanzitutto, ma anche per
migliorare concentrazione e performance. Qui gli esperti ci spiegano come
aiutarli
«Perdonate i miei fallimenti». Nella letterina scritta a mano
e riposta con cura nella borsa, prima di togliersi la vita, la studentessa
dello Iulm di Milano, morta suicida nei bagni dell’ateneo, ha messo solo parole
di scusa. Ha detto addio al mondo, agli amici, alla famiglia, sopraffatta da un
senso irrevocabile di fallimento.
La fragilità dei ragazzi
In un’altra lettera aperta, il suo rettore, il critico Gianni
Canova, ammette, costernato, che «le richieste di aiuto agli sportelli di
counseling psicologico dell’università sono negli ultimi mesi più che
raddoppiate». Lo stesso vale per altri atenei milanesi, Bicocca e Statale, dove
il ricorso al sostegno psicologico è aumentato del 75%. «Una convergenza di
fattori, pandemia, guerra, cambiamenti climatici, ha esposto le fasce più
giovani a un senso di fragilità psichica crescente» conferma Claudio Mencacci,
medico psichiatra e presidente della Società italiana di
neuropsicofarmacologia, che lo scorso gennaio ha diffuso dati allarmanti. La
fonte è il Consiglio Nazionale delle Ricerche: nel 2022 quasi 300mila studenti
avrebbero assunto psicofarmaci senza prescrizione medica, prevalentemente per
dormire (il 10,8% delle ragazze contro il 4,9 dei coetanei), migliorare
l’attenzione e la concentrazione (quasi il 3), per l’umore o per restare in
forma (poco meno del 3, anche qui, più le ragazze).
«Abbiamo visto crescere depressione e disturbi d’ansia, ma
soprattutto emergere un fenomeno definito languishing, una progressiva perdita di motivazione.
È una condizione in cui i ragazzi non progettano, che si può accompagnare a una
serie di disturbi. La madre di tutti è l’insonnia, che frequentemente facilita
l’insorgere di vere e proprie patologie psichiche» conclude Mencacci,
ricordando che le cure farmacologiche, cruciali nel campo della salute mentale
di bambini e adolescenti, se autosomministrate fuori dal controllo medico, a
scopo ricreativo o per superare i propri limiti, sono pericolose.
«Vuoi essere bella e magra, portare a casa voti meravigliosi
e uscire pure la sera? L’Adderall rende tutto questo possibile» dichiara
serafica una studentessa intervistata in Hai
preso le pillole?, documentario Netflix di Alison Klayman che nel 2018 fece luce sull’abuso, tra studenti,
professionisti e sportivi americani (54
milioni di persone, secondo dati di quell’anno),
di sostanze della famiglia delle anfetamine. Lo scopo? Migliorare prestazioni, concentrazione e resistenza, essere all’altezza degli standard di eccellenza imposti dalla società.
Il senso di inadeguatezza e la competizione che porta tanti
giovani a usare farmaci per spingere più in alto l’asticella e tenere tutto
assieme - curricula scolastici, forma fisica, buonumore - è forse l’altra
faccia del languishing menzionato da Mencacci: un tentativo disperato di far
fronte alle attese, viziando il gioco. Che però è viziato in partenza. «Mi
sveglio presto e vado a lezione» rivela Emma, 23 anni, studentessa di Lingue.
«Nelle ore libere mi chiudo in un’aula studio, ma è come stare dentro un loop:
perdo tempo a ossessionarmi per il tempo che perdo, per i voti o l’idea di
restare indietro. La sera devo fermare i pensieri: o mi chiudo nel binge
watching di una serie, oppure esco e bevo o fumo fino a dimenticarmi chi sono.
Invariabilmente dormo poco e il giorno dopo sono distrutta. Ho compagni che
usano stimolanti e ansiolitici, mi tenterebbero se non fossi tiranneggiata da
un’ossessione più grande: far tutto da sola, senza aiuti».
«Noto che ragazze e ragazzi affrontano quella che ormai
chiamano “la sessione”, in una condizione molto simile al panico» conferma
Simona Rivolta, psicologa e psicoterapeuta che, per ragionare su questa
vulnerabilità, sente il bisogno di ampliare il quadro. «È come se ci fosse la
credenza un po’ ingenua che l’iper controllo, seguire un percorso rigidamente
programmato, consenta davvero di non avere sorprese nella vita. Raccogliamo il
frutto di trent’anni di sostegno sfrenato all’individualismo. I ragazzi
crescono con l’idea fissa dell’unicità. Ma, come spiega bene il film Fight
Club, nessuno di noi è un “bellissimo e unico fiocco di neve”, il mantra di
questi ultimi trent’anni. Meglio: non è in nome di questa unicità che
riusciremo ad avere dei risultati o il successo.
Prosegue l'esperta: «L’altro mantra, proposto fin dalla
scuola materna è: puoi fare qualunque cosa. I bambini giustamente lo prendono
alla lettera, come un mandato all’eccellenza, che non riguarda solo quello che
si fa, ma ciò che si è. Un carico di aspettative gigantesco, in cui si
assottiglia ormai anche lo spazio di quella palestra di relazioni non protetta
che prevede fatiche, frustrazioni, l’addestramento al portar pazienza.
Inevitabile che, con l’esordio sulla scena sociale adulta, sembri tutto enorme,
difficilissimo. La verità è che questi ragazzi hanno un orizzonte di scelte
molto ristretto, ci si aspetta che vadano all’università, che si occupino di
qualcosa che potenzialmente li farà guadagnare bene e avere successo. Prova tu,
liceale, a dire ai tuoi che vuoi fare un corso per diventare giardiniere.
Proviamo allora a essere meno intransigenti e concentrati su noi stessi: non è
così importante se si prende un 25 o ci si laurea un anno dopo, tanto si dovrà
tutti lavorare, verosimilmente, fino a 75 anni».
Nell’ultimo quinquennio tra gli adolescenti che hanno assunto
psicofarmaci la percentuale di quelli che lo hanno fatto senza prescrizione
medica è arrivata tra il 15 e il 20%. Secondo l’Istituto di fisiologia clinica
del Cnr, si tratta di farmaci spesso disponibili in casa, acquistati su
Internet, recuperati per strada, che sfuggono al controllo di adulti e medici.
Sostanze come stimolanti e alcuni tipi di antidepressivi (che a loro volta
stimolano l’attenzione e la concentrazione) usati per aumentare le performance
cognitive, e, soprattutto dalle ragazze, per l’azione anoressizzante.
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