
Pratico il digiuno intermittente
da due anni e finalmente a dicembre 2025 sono riuscita a raggiungere il mio
obiettivo: pesare 60 Kg. Fino a due anni fa pesavo 68 Kg, peso raggiunto per la
mia debolezza di bere in inverno una tazza di tè con un buon numero di
biscotti. Lo ammetto il dolce è la mia debolezza, sebbene dolcifichi quasi
tutto, torte e crostate comprese con stevia, non resisto al gelato artigianale
e industriale o dolci acquistati che sono dolcificati con zucchero semolato.
Pur essendo intollerante allo zucchero semolato, io ho questa debolezza e me ne
faccio un cruccio quotidiano. 8 kg li ho persi, ma devo tenere sotto controllo
questo peso, per cui ho aggiunto da qualche tempo, dapprima sporadicamente,
adesso costantemente ogni 2 0 3 settimane il digiuno giornaliero con pochi
liquidi/tisane e assolutamente zero carboitrati e proteine. Ho visto la
differenza tra i 200 gr o 0/100 gr, a seconda di quanto ingerito il giorno
prima, e i 600 o 700 gr di peso perso dopo il digiuno integrale. La
differenza è enorme e intendo praticare abitualmente questo tipo di digiuno
settimanalmente, perché il mio obiettivo adesso è 58 kg. Il mio digiuno
intermittente è a modo mio, perché non seguo diete, né restrizioni di nessun
tipo, mangio qualsiasi cosa si prepara in casa, compreso le fritture e
intingoli vari, quindi mi limito solo a non cenare. Per questo motivo ho
impiegato due anni a perdere 8 kg.
Come è mia abitudine arricchisco
il mio post con un articolo letto, che mi ha particolarmente ispirato.
Gli indiani chiamano il digiuno Upa Vasam, che significa “vivere nella verità”, e comporta
un’astensione totale dal cibo per un periodo variabile per migliorare il nostro
benessere psico-fisico.
Il principale scopo del
digiunatore deve essere quello di permettere al suo organismo di ritrovare il
giusto equilibrio metabolico. Sembra paradossale, ma il digiuno migliora la
capacità digestiva. Gli organi escretori, dispensati dalle loro funzioni
primarie, possono svolgere un’attività secondaria dedicando la propria energia
alla riparazione di lesioni ai tessuti danneggiati. In questo modo l’organismo
trasforma il metabolismo da anabolico (degradazione di molecole complesse in
molecole più semplici, con produzione di energia) a catabolico (sintesi di
molecole complesse a partire da molecole più semplici, con consumo di energia).
Di conseguenza, l’energia per attivare i processi vitali non viene prodotta dal
cibo introdotto dall’esterno, ma dalle stesse “riserve”, principalmente grasso
ed energie in accumulo, già presenti internamente nel corpo.
Digiuno
quotidiano e stagionale
Un
digiuno “abituale” è quello che solitamente effettuiamo tra i due pasti: un
fenomeno di “riposo digestivo” della durata di 6-12 ore. Il
digiuno può essere visto come una vacanza per il corpo, che può essere
praticata una volta all’anno, con la finalità di permettere a organi e tessuti
di autorigenerarsi. Un digiuno può durare alcuni giorni o qualche settimana, a
seconda del grado di disintossicazione dell’organismo; nel secondo caso abbiamo
uno sbilanciamento verso una ricerca spirituale. Anche la pratica del digiuno “sociale”, un giorno a settimana, per 24
ore, permette di risparmiare cibo e di aumentare il proprio potere di
autodisciplina.
Quando
digiunare
Per
chi volesse praticare il digiuno almeno una volta a settimana il giorno più
indicato è il sabato, che è
sotto l’influenza di Saturno, così
da pacificare le sue energie
negative. Il digiuno può essere intrapreso in qualsiasi momento dell’anno,
ma in generale, quando avvertiamo dei disturbi, è sempre meglio smettere di
mangiare per uno o più giorni. Infatti, nella fase acuta della malattia il
sistema digerente è inadatto a digerire il cibo e l’assenza di fame è uno dei
primi sintomi della fase acuta della malattia. L’abitudine di far mangiare le
persone ammalate, può essere causa di aggravamento della malattia stessa o di
allungamento dei tempi di guarigione.
Le
quattro regole per un digiuno d’oro
Il principale scopo del digiuno
non è perdere peso, ma eliminare le tossine.
Quando ha inizio un digiuno, si
presentano degli sviluppi fisici che attestano la presenza di un processo di
purificazione in atto: mal di testa (sintomo più frequente e immediato), lingua
particolarmente bianca, sapore cattivo in bocca, eccesso di catarro, febbre, odori
corporali più forti.
È meglio digiunare in un luogo di
serenità in grado di infondere energie positive, a contatto con persone che
condividono lo stesso obiettivo, lontano da preoccupazioni, smog e caos
cittadino.
Un digiuno prolungato deve essere
svolto sotto il controllo di un esperto, mentre per digiuni di 1 giorno o di 36
ore questa condizione non è necessaria. L’abitudine settimanale o periodica al
digiuno permette di imparare a gestire questa condizione nelle consuete
situazioni della quotidianità.
Benefici
del digiuno
◊ Il digiuno periodico prolungato (4-5 giorni una
volta all’anno) produce effetti positivi sullo stato infiammatorio del corpo.
◊ Il meccanismo neurologico di impiego delle sostanze in eccesso
nel corpo (non utili) attiva la protezione delle cellule dall’esposizione a
tossine associate allo sviluppo di malattie neurodegenerative, come Parkinson e
Alzheimer.
◊ Diminuzione della presenza di grassi nel sangue ed effetti
sulla coagulazione del sangue.
◊ Ringiovanimento di tessuti e della persona.
◊ Sostegno del processo di liberazione da sostanze che
alimentano la dipendenza: medicinali, tabacco, alcol e droghe.
◊Miglioramento
della lucidità mentale: il digiuno infonde serenità e permette la crescita del
processo spirituale.
Controindicazioni
Il digiuno è sconsigliato i
durante la gravidanza o il periodo di allattamento. Ogni dipendenza
farmaceutica profonda deve essere attentamente valutata poiché, per digiunare,
l’organismo deve essere autonomo. È controindicato a coloro che hanno subito un
intervento chirurgico con asportazione di organi importanti, e a chi soffre di
insufficienza renale o presenta gravi crisi cardiache e polmonari. È inoltre
controindicato a persone che soffrono di ulcere gastroduodenali acute.
Mantenimento
dopo il digiuno
Il digiuno si interrompe con
alimenti che non impegnano l’apparato digerente e deve corrispondere alla
durata del digiuno effettuato.
Il primo giorno dopo il digiuno
sarebbe meglio assumere ai primi due pasti (mattino e pranzo) alimenti liquidi
(brodo nel quale è stato fatto bollire il riso). Per il pasto della sera è
possibile assumere del brodo più ricco (acqua di cottura delle verdure e
qualche chicco di basmati). Il giorno successivo è possibile assumere un pasto
più solido o una zuppa di verdure.
Il terzo giorno assumere al
mattino frutta (mela o pera). Per la prima settimana è meglio escludere il
consumo di peperoni, melanzane, pomodori o fagiolini perché difficilmente
digeribili e assimilabili; è bene evitare anche l’assunzione di cibi crudi.