Translate

giovedì 7 maggio 2026

PASTA BRISE'

Ho sempre comprata la pasta brisée al supermercato, la usavo molto raramente. Poi ho letto un mese fa la ricetta e ho voluto sperimentarla, per capirne le potenzialità. Ho con grande sorpresa appreso che è facile da fare, ma bisogna seguire scrupolosamente i vari passaggi. L'ho sempre usata per torte salate, adesso la userò anche per le torte dolci.

Questa è la ricetta che utilizzo

PASTA BRISE’

200 gr di farina ’00

100 gr di burro freddo di frigo

2 pizzichi di sale, devono essere proprio pizzichi

70 gr di acqua ghiacciata

Procedimento

Pasta brisée a mano:

Prima di tutto disponete la farina e sale a fontana in una ciotola, poi aggiungete al centro il burro freddo di frigo a pezzetti e procedete con una forchetta d’acciaio a schiacciare il burro e sabbiare l’impasto. Dovrete ottenere una granella che al tatto risulta ancora fredda.

Poi aggiungete l’acqua ghiacciata. Procedete ancora qualche secondo a mescolare con la forchetta fino a quando l’acqua non si è completamente assorbita. Infine rovesciate su un piano di lavoro e procedete ad impastare, meglio se avete un tarocco di acciaio, altrimenti fate con le mani fredde. Dovrete amalgamare l’impasto fino ad ottenere una palla liscia.

Poi avvolgetela in una pellicola per alimenti

Pasta brisée nel mixer, il metodo che seguo io

Prima di tutto servitevi di un mixer con lame grandi o medie, va bene anche un robot da cucina più piccolo e inserite dentro farina, sale e burro freddo a pezzi

Fate fare pochi getti a velocità alta fino ad ottenere una granella (la sabbiatura):

Infine aggiungete l’acqua ghiacciata e azionate il mixer a velocità alta e aspettate pochi secondi, il tempo necessario che l’impasto si amalgami tutto da un lato:

Formazione dell'impasto -

L’impasto della pasta brisée è pronto. Trasferitelo su un piano di lavoro con 1 pizzico di farina: Impastate velocemente per pochi secondi, formate una palla e sigillatela in una pellicola per alimenti

Poi ponete in frigo e lasciate riposare 1ora Se non avete molto tempo, potete lasciarla riposare 20 minuti in freezer .

Se dovete utilizzarla immediatamente , stendetela subito su un piano di lavoro aiutandovi con una spolverata di farina e matterello ad uno spessore che può variare : dai 2 – 3 mm (per rustici, tartellette e mignon) ai 4 – 5 mm  ( per torte salate, gusci, sfogliate)

Se non dovete utilizzarla subito, anche semplicemente dopo 3 – 4 h vi consiglio di arrotolarla in una carta da forno. Questo passaggio vi consentirà di avere un rotolo di pasta brisée pronto e non dover impastare di nuovo: l’impasto dopo troppo tempo in frigo si indurisce. Inoltre, in questo modo, può restare in frigo anche 3 giorni pronta all’uso.

Prima di tutto servitevi di un foglio di carta da forno piuttosto lungo che legherete con dei mollettoni al piano di lavoro su cui andrete a stendere la sfoglia appena fuori dal frigo: Poi appoggiate l’impasto freddo di frigo e stendetelo con un matterello leggermente infarinato ad uno spessore che preferite dai 2 ai 4 mm come indicato sopra :

In questo caso la mia pastà brisée ha uno spessore di circa 4 mm:

Poi staccate i mollettoni, ripiegate la carta da forno su un pezzo di sfoglia in maniera uniforme e omogenea

 Arrivate fino all’estremo  tagliate la carta da forno in eccesso.

Ecco qui pronto il vostro rotolo di pasta brisée pronto come quello comprato!

Pasta Brisee arrotolata pronta per essere conservata -

Vi consiglio di sigillare gli estremi senza intaccare l’impasto in modo da preservare consistenza.

Cottura Pasta brisée

La Pasta brisée necessita di alte temperatura per una cottura ottimale, soprattutto nei primi tempi e va cotta sempre dopo aver fatto un passaggio in frigo a preparazione finita di almeno 30 minuti, per mantenere meglio la forma. Cuocete in forno sempre preriscaldato statico a 200° – 220 ° (ventilato 180° – 190°) nella parte centrale. Dopo i primi 15 minuti si può valutare se abbassare la temperatura di 20° e proseguire la cottura.

Il tempo di cottura varia a seconda della preparazione: 15 – 20 minuti per rustici e mignon; 30 minuti per gusci in bianco, tartellette, fagottini farciti e crostatine ripiene. 40 – 45 minuti per torte salate, quiche, strudel, rotoli, crostate rustiche ripiene solitamente in queste ultime preparazioni si abbassa la temperatura a metà cottura.

Come utilizzare e farcire la pasta brisée

Con la pasta brisée potete realizzare Torte salate, Quiche e Crostate rustiche di ogni tipo. Basterà dividere l’impasto realizzato a metà, stendere la prima parte, foderare una teglia rivestita di carta da forno, farcire a piacere con formaggi, salumi, verdure. Poi richiudere con un altro strato di impasto precedentemente steso e cuocere come indicato sopra dopo un passaggio in frigo per 45 minuti i primi 20 a 200 – 220° poi abbassare a 180°.  Tra le mie torte salate preferite da provare vi consiglio la Quiche Lorraine con ripieno ricco di formaggi e pancetta, oppure la più delicata Torta salata con zucchine.

 Per chi ama le preparazioni rustiche, la brisée si presta benissimo anche a preparare Galette e Tatin. Per le prime, l’impasto si stende a mano, si farcisce con verdure o affettati e va richiuso solo adagiando i bordi sul ripieno in modo irregolare. Le seconde, aggiungete sulla base di una teglia rivestita di carta forno il ripieno di verdure crude o caramellate. Poi aggiungete l’impasto steso, cuocete e una volta sfornata, si rovescia in modo che la farcia stia sopra. Anche in questo caso le cotture seguono le regole delle torte salate. Tra le mie preferite vi consiglio la Tarte tatin con pomodorini.

Infine con questo impasto potete dare vita ai classici Strudel salati in alternativa alla pasta sfoglia, quando si desidera un risultato meno grasso ma altrettanto fragrante. Potete realizzarlo con funghi, formaggi, verdure, salmone diventa un piatto unico delizioso. Se volete vedere il risultato e qualche spunto per le farcitura vi suggerisco di guardare il mio Strudel salato.

Un altro uso amatissimo con questo impasto sono i Rustici, Tartellette, Cestini e crostatine da farcire a piacere, Stuzzichini, pasticceria salata e mignon per buffet e antipasti. Con poche mosse potete avvolgere dei Rotolini di Wurstel, dare vita a grissini lunghi; creare Cornetti salati con ripieno a piacere; oppure con 1 solo impasto dare vita a tanti Finger food di forme e gusti diversi.

Infine essendo una base neutra, dà grandi soddisfazioni anche alcune preparazioni dolci. Ad esempio mignon, crostate o torte con ripieno di frutta alto e ricco come ad esempio Apple pie dove serve un guscio più friabile e meno dolce rispetto alla frolla.

Consigli e Varianti

Se volete realizzare una pasta brisée con olio potete sostituire il quantitativo di burro con 100 ml di olio di semi leggero oppure extravergine se amati i sapori più forti. L’olio va aggiunto a temperatura ambiente, il procedimento e la cottura restano identici. Se volete vedere il risultato, potete guardare il mio articolo sulla Pasta Brisé senza burro

Per una versione senza glutine, potete sostituire la ’00 con farina di riso oppure mix senza glutine.

Infine per una variante integrale basterà miscelare metà ’00 con farina di grano saraceno, integrale o di farro.

Conservazione

La Pasta brisée si conserva perfettamente in frigo per 3 giorni, sia sigillata in pellicola, sia arrotolata come vi ho mostrato sopra.

Inoltre potete congelarla sia in pellicola che direttamente nel rotolo di carta forno per 2 mesi. Scongelare in frigo e utilizzarla fredda.

 

 

 

mercoledì 6 maggio 2026

APPLE PIE RUSTICA E PIENA DI SAPORI

 


La torta di mele e uvetta con noci è perfetta per chi ama i dolci genuini e ricchi di sapore. Il ripieno — mele a fette sottili, uvetta sultanina, noci tritate e zucchero di canna al profumo di cannella — è racchiuso tra due strati di pasta brisée croccante e dorata, che al taglio rivela un cuore morbido, caramellato e profumatissimo. 

Quello che rende questa torta irresistibile è la complessità del ripieno: le mele, dolci e leggermente acidule, si fondono con il calore della cannella e la nota agrumata del succo di limone, mentre le noci tritate aggiungono una croccantezza rustica e un sapore tostato che si abbina perfettamente all’uvetta, morbida e dolcissima dopo la cottura in forno. Lo zucchero di canna, in luogo del classico zucchero bianco, arricchisce il tutto con una nota caramellata più profonda e aromatica, esaltando ogni singolo ingrediente del ripieno.

Questa torta si prepara idealmente qualche ora prima di servirla, per permettere ai sapori di amalgamarsi pienamente, ed è perfetta in ogni occasione: dalla merenda alla colazione del weekend, dal dessert di fine pasto a un dono fatto in casa per le feste. Si gusta ottimamente fredda o tiepida, accompagnata da una pallina di gelato alla vaniglia, da panna montata, da una crema inglese o da una colata di caramello caldo. Per chi ama abbinarla a un vino, un Moscato d’Asti o un vin brulé nelle serate invernali sono la scelta perfetta.

Ingredienti per 8 persone

Preparazione 15 min

Cottura 45 min

Calorie 420 Kcal x 100g

Difficoltà bassa

INGREDIENTI

Mele 4-5

Uva sultanina 100 g

Noci tritate 100 g

Zucchero di canna 150 g

Cannella 1 cucchiaino

Limone succo 1 cucchiaio

Farina 1 cucchiaino

Sale quanto basta

Pasta brisèe rotoli 2

Tuorlo per spennellare 1

Come preparare: Torta di mele e uvetta con noci

Preparate il ripieno. Sbucciate le mele, eliminate il torsolo e tagliatele a fette sottili e uniformi. Trasferitele in una ciotola capiente e aggiungete lo zucchero di canna, la cannella, il succo di limone, il cucchiaino di farina e un pizzico di sale. Mescolate bene per amalgamare. Unite l’uva sultanina e le noci tritate grossolanamente e mescolate di nuovo fino a distribuire uniformemente tutti gli ingredienti. Lasciate riposare qualche minuto.

Foderate la tortiera. Imburrate una tortiera del diametro di circa 24-26 cm. Stendete il primo rotolo di pasta brisée e adagiatelo nella tortiera, facendolo aderire bene al fondo e alle pareti e lasciando che sborde leggermente dai bordi. Versate il ripieno di mele, uvetta e noci sulla base, distribuendolo in modo uniforme e compatto.

Chiudete la torta. Stendete il secondo rotolo di pasta brisée e adagiatelo sopra il ripieno. Sigillate con cura i bordi unendo i lembi dei due strati di pasta e premendo con le dita o con i rebbi di una forchetta. Eliminate l’eccesso di pasta con un coltello. Praticate qualche piccolo foro o taglio sulla superficie con la punta di un coltello, per permettere al vapore di fuoriuscire durante la cottura ed evitare che la pasta si gonfi.

Spennellate e cuocete. Sbattete il tuorlo d’uovo con un goccio d’acqua e spennellate uniformemente tutta la superficie della torta per ottenere una crosticina dorata e lucida. Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per 40-45 minuti, fino a quando la superficie sarà ben dorata e croccante. Lasciate raffreddare su una gratella prima di sformare e servire.

Variante Torta di mele e uvetta con noci

Per una versione ancora più golosa e dal carattere invernale più pronunciato, provate la torta di pere, cioccolato fondente e mandorle. Sostituite le mele con 4-5 pere mature ma sode — varietà Abate o Kaiser sono ideali — tagliate a fette sottili: la loro dolcezza delicata e la consistenza morbida si abbinano in modo straordinario al cioccolato fondente. Al posto dell’uvetta, aggiungete al ripieno 80 g di cioccolato fondente al 70% tritato grossolanamente: in cottura si scioglierà parzialmente tra le fette di pera, creando filamenti golosi e una nota amara che bilancia la dolcezza del frutto. Le noci possono essere sostituite con 100 g di mandorle a lamelle, più delicate nel sapore e perfette con il cioccolato.

 





domenica 3 maggio 2026

Rosa di maggio


Maggio è il mese delle rose che sono un simbolo legato alla religione, ma anche alle ricette della stagione primaverile, ormai nel pieno della propria esplosione.

Il mese di maggio nell’emisfero boreale tradizionalmente è associato alla fioritura delle rose: si tratta del momento in cui molte varietà raggiungono il picco. 

Maggio è il mese della Madonna e delle rose

Il titolo mariano “rosa mistica” compare nelle litanie lauretane già diffuse dal XVI secolo: nella tradizione cattolica, maggio è dedicato alla Vergine Maria. Il collegamento con la rosa si sviluppa nel Medioevo, quando la rosa diventa simbolo di purezza, bellezza e amore spirituale.

Il rosario stesso richiama l’immaginario legato al fiore: il termine deriva dal latino rosarium, “roseto” o “corona di rose”. Recitare il rosario equivale simbolicamente a offrire una corona di rose alla Madonna. Nel rosario ogni preghiera è una rosa, un pensiero fiorito: una meditazione che dal cuore ascende al cielo.

Nascita della rosa, il mito di Adone e Afrodite

La storia dell’arte attraverso i secoli ci consegna l’immagine di cuori trafitti di spine e circondati da rose. La rosa, simbolo associato alla devozione popolare, sembra intrecciare passione e sofferenza. Il mito, di origine greca, racconta che la rosa in origine fosse bianca: pura, luminosa, intatta nella sua bellezza. Afrodite, dea dell’amore, si innamora di Adone, bellissimo e mortale: lo protegge, ma non può sottrarlo al suo destino. Quando Adone viene ferito durante una battuta di caccia, la dea corre immediatamente verso di lui attraverso il bosco, senza curarsi del terreno. I piedi di Afrodite innamorata si feriscono; dalle gocce di sangue cadute sui petali nasceranno le rose rosse. Non c’è rosa senza spine, ricorda il detto: la passione, che emerge come colore e dolore, si intreccia all’amore, grande dramma.

Come racconta l’autore latino Ovidio nelle Metamorfosi, la rosa non è semplice evocazione della bellezza: nasce pura e attraverso la ferita della sofferenza si trasforma nel simbolo di un amore che conosce la difficoltà del sacrificio. Il senso struggente dell’effimero sono le rose stesse a raccontarlo, perché mentre ci avvolgono del loro profumo inebriante stanno già morendo, lentamente, giorno dopo giorno, destinate a sfiorire e seccarsi, ma non prima di aver lasciato un dono prezioso: Il profumo.

Uno studio condotto in ambito ospedaliero in Iran su pazienti ricoverati in unità cardiologica ha osservato che l’inalazione di alcune gocce di olio essenziale di rosa damascena agisce sul sistema limbico: porta a una riduzione dell’ansia, migliora il riposo e lo stato di rilassamento. Calma il cuore. In fondo, si tratta di una sensazione potente che prova ognuno di noi, quando chiudiamo gli occhi e respiriamo il profumo delle rose. Potente, attraversa il cervello e raggiunge luoghi lontani della nostra memoria portando una sensazione di pace profonda, energia, buon umore.

Per ottenere un solo litro di olio essenziale di Rosa damascena servono circa 3 o 4 tonnellate di petali, raccolti a mano all’alba in primavera: anche per questo è uno degli ingredienti più preziosi al mondo. È nell’antica Persia che la rosa diventa essenza, dove si sviluppa l’arte della distillazione e nascono elisir noti come julep, l’acqua di rose usata da secoli in cucina e medicina.

Le antiche ricette

Nel Cinquecento, durante la dinastia Tudor, alla corte inglese veniva preparata una bevanda rinfrescante a base di petali di rosa, miele ed erbe aromatiche: alloro, rosmarino e timo. Per addolcire gli infusi può essere utilizzato lo zucchero aromatizzato alle rose; per prepararlo è necessario spezzare i petali freschi con le dita e mescolarli insieme allo zucchero, fino a quando saranno sbriciolati completamente. Poi versate in un barattolo ed esponete alla luce del sole per un mese, scuotendo di tanto in tanto e, infine, setacciate.

Dai ricettari rinascimentali dei conventi, invece, arriva una tecnica antica per conservare i fiori: i petali cristallizzati. Si usa solo l’albume, leggermente diluito (mezzo cucchiaino d’acqua per ogni chiara). I petali prima vengono immersi nell’albume diluito, poi passati nello zucchero. Come ultimo passaggio si lasciano asciugare lentamente, al sole come un tempo o in forno, fino a quando lo zucchero formerà una pellicola sottile e croccante, capace di custodirne profumo e forma.

Storia della rosa in botanica

Le rose esistono da prima dell'essere umano. Erano diffuse nell'emisfero nord del pianeta e tracce fossili, studiate in ambito paleobotanico, sembrano poter risalire al periodo Oligocene–Miocene, tra 20 e 30 milioni di anni fa. Nell’antico Egitto i fiori venivano utilizzati nei corredi funerari: ghirlande e petali accompagnavano il defunto come segno di rinascita e passaggio verso l’aldilà.

In ambito popolare, le rose sono spesso associate a riti di passaggio primaverili. Raccolte all’alba, diventavano acqua di rose da usare come tonico per la pelle e sono ancora fra gli ingredienti utilizzati per l’acqua di San Giovanni nella magica notte del 24 giugno. Dal Medio Oriente, attraverso le crociate e le rotte commerciali percorse dai mercanti, nell’Europa medievale iniziarono a diffondersi gli usi della rosa in cucina, soprattutto per profumare la frutta. In Medio Oriente frutta all’acqua di rose, da presentare nelle macedonie e con lo yogurt, aggiungono una nota floreale rinfrescante e ancora oggi ricordano tradizioni antiche.

Le rose in cucina

In cucina la rosa diventa un ingrediente associato alla bella stagione, perché appartiene al momento dell’anno fra primavera e inizio estate, capace di raccontare l’esplosione vitale della natura. Trasformare i petali profumati diventa un modo per fermare il tempo e conservare un momento.

Con le rose è possibile preparare la confettura, per la quale si utilizzano i petali, e la gelatina, che si ottiene filtrando il liquido profumato, senza parti solide. Attenzione alle parole! Anche se utilizziamo il termine marmellate di rose, tecnicamente dovremmo dire “confettura” perché “marmellata”, secondo la legislazione europea, indica esclusivamente ciò che è prodotto con agrumi. La confettura e la gelatina di rose rappresentano due modi diversi per catturare il profumo dei petali. La confettura si realizza utilizzando direttamente i petali freschi, di solito rosa damascena o varietà antiche La: si lasciano macerare con zucchero e succo di limone, poi devono essere cotti lentamente fino a ottenere una consistenza morbida e profumata, in cui restano visibili le fibre del fiore. La gelatina, invece, è più limpida e delicata: si parte da un infuso di petali lasciati in acqua calda, che viene poi filtrato e cotto con zucchero e limone fino a ottenere una consistenza trasparente, quasi cristallina. Due preparazioni simili per un risultato differente.

Ancora oggi in Turchia sono celebri i suntat lokum, inconfondibili, preparati con acqua di rose e zucchero, dall’aspetto simile a cubetti di pasta morbida. Insieme alla confettura di petali di rosa, tipico delle tradizioni delle Alpi e in Europa orientale è lo sciroppo di rose, preparato durante la bella stagione. I petali, raccolti freschi, venivano lasciati macerare in acqua calda per estrarne lentamente colore e aroma. Una volta filtrato e mescolato allo zucchero insieme a qualche goccia di limone, il liquido ottenuto va messo sul fuoco per pochi minuti, giusto il tempo di sciogliere e legare gli ingredienti, e infine imbottigliato. Diluito con acqua fresca o aggiunto per la preparazione di dolci e creme, lo sciroppo permetteva di conservare a lungo il profumo delle rose, trasformando un fiore fragile in una presenza che durava nel tempo.

Fra le ricette più semplici in cui utilizzare le rose troviamo gli infusi e il risotto. Per preparare un infuso di rose possiamo utilizzare i petali freschi o secchi: chi in giardino ha delle rose può raccoglierle prima che sfioriscano. Basterà far scaldare l’acqua in un pentolino e poi spegnere avendo l’accortezza di evitare il bollore così da non rovinare gli aromi più delicati: aggiungiamo una manciata di petali e lasciamo in infusione per circa 5 o 10 minuti, coprendo la tazza o il recipiente per trattenere i profumi. Per assaporare l’infuso al meglio possiamo aggiungere qualche goccia di limone fresco o sperimentare intrecci aromatici con erbe come melissa e menta.

Se desideriamo stupire con una ricetta primaverile perché non cimentarci in un risotto alle rose? Dopo aver fatto appassire lo scalogno in poco burro, aggiungete il riso e tostatelo, poi sfumate con vino bianco e iniziate la cottura aggiungendo brodo caldo poco alla volta. Una parte dei petali di rosa versateli a metà cottura, mentre il resto a fine cottura, dopo aver mantecato con burro e parmigiano. Eventualmente si possono fare decorazioni con le mandorle e aggiungere cremosità con un cucchiaio di robiola. Attenzione, in tutte le ricette con le rose è importante scegliere fiori di qualità non trattati.

Rose e giardini: città, identità

La geografia delle rose è un viaggio nel profumo. Se la regione di Isparta, in Turchia, è famosa per la produzione di olio essenziale di rosa damascena, in Italia uno dei giardini più ricchi dedicati al fiore è il Roseto Comunale di Roma dove sono presenti centinaia di varietà da tutto il mondo. Ma esplorando il territorio italiano possiamo trovate piccoli roseti storici come gemme nascoste anche nelle ville storiche e negli antichi monasteri, come il Giardino delle Rose sotto piazzale Michelangelo, nel quartiere Oltrarno di Firenze, il Giardino di Ninfa, situato nel comune di Cisterna di Latina o il Roseto della Villa Reale di Monza. A Venezia le rose sono legate al patrono: il 25 aprile, giorno di san Marco, si celebra la Festa del bocolo, quando è tradizione donare un bocciolo di rosa rossa alla persona amata, ricordando lo sfortunato amore di Maria e del cavaliere Tancredi, morto in battaglia.

Le rose appartengono al genere Rosa, famiglia delle Rosaceae. Le specie selvatiche, originarie principalmente dall’Asia, trovano diffusione anche in Europa e Nord America. In Persia e nell’antica Roma venivano già coltivate e usate per profumi durante i rituali e nei banchetti, quando si degustava il rosatum, un vino aromatizzato con petali di rosa.

Tra le varietà più celebri troviamo la rosa damascena, pregiatissima e impiegata per la produzione di essenze, la rosa centifolia, detta “cento petali” e la rosa gallica, una delle più antiche d’Europa. In seguito, dai viaggi in Cina del Settecento arrivano in Europa ibridi da cui nasceranno nuove varietà, scatenando una vera e propria moda nell’Ottocento, da cui derivano molte delle rose ornamentali attuali.







PROSSIMAMENTE le ricette 

venerdì 1 maggio 2026

Benvenuto MAGGIO mese delle rose

 


LE ROSE DI MAGGIO

di Pietro Mastri (1868-1932)

 

Rose rosse... Vere rose!

Tutto il mondo fiorito di rose!

Tutto il mondo odoroso di rose!

 

Anche dove men te l'aspetti

nei giardini fatti serpai,

fra le ortiche e i cardi a mazzetti,

ecco, s'accendono rosai.

 

S'arrampicano le rose

ai cancelli arrugginiti;

s'affacciano a mura corrose;

si concimano di detriti.

 

Anche negli orti dei conventi,

per le aiuole di nuove lattughe,

dove, ancora sonnolenti,

passeggiano le tartarughe;

 

anche lì che fioritura

di rose! E un odor, da lontano,

che vince ogni clausura:

odor di mese Mariano.

 

E le chiesine di campagna?

Le più nude e poverine

han sugli altari di lavagna

rose doppie e rose canine.

 

Perfino in quei brevi sterrati

nei cortili degli ospedali

dove guardano al sole i malati

col viso cereo sui guanciali,

 

v'è luce di rose maggesi:

e che dolce malinconia

di speranza in quegli occhi accesi

di febbre e di nostalgia!

 

Perfino, sì, nei cimiteri

le rose di rosee foglie

fanno siepe lungo i sentieri

solinghi, e nessuno le coglie:

 

fioriscon tra lampade e ceri

sui morti sempre più folti:

e son pur le rose di ieri

per quei chiusi occhi sepolti...

 

Rose, rose!... A poi, le spine.

Allora, oh struggente dolcezza

ch'è in voi, fresche e carnicine

come la stessa giovinezza!

 

Oh rose di maggio! Oh fiorita

che l'anima e il sangue ci odora!

Tutto il mondo non è che un'aurora:

l'aurora della nostra vita.

 

(Da "La via delle stelle", Alpes, Milano 1927)

 







giovedì 30 aprile 2026

Luna Piena dei Fiori 1° maggio 2026



Ho letto questo articolo su VOGUE e mi è sembrato giusto e interessante condividerlo. 

Il prossimo plenilunio cade il 1° maggio nel segno dello Scorpione. E presenta una configurazione eccezionale. Che non ci lascia altra scelta se non quella di affrontare ciò che va affrontato di Marie Bladt , 27 aprile 2026.

Luna Piena dei Fiori, 1° maggio 2026: cosa ci porterà la Luna spiritualmente più importante dell'anno (anche secondo il Buddismo). I segni più colpiti e un rituale da eseguire in questi giorni.

La prossima Luna Piena apparirà in cielo il 1° maggio 2026 e cadrà nel segno dello Scorpione. Soprannominata “Luna dei Fiori”, in riferimento alle fioriture tipiche di questo periodo, promette di far sbocciare nuove prospettive ed emozioni profonde e di dare origine a un autentico processo di trasformazione.

Quando vedere la Luna Piena dei Fiori?

La Luna Piena dei Fiori del 1° maggio 2026 raggiungerà il suo culmine alle 19:23 (ora italiana). Il momento migliore per osservarla sarà durante la sera di venerdì 1° maggio, subito dopo il tramonto, quando il satellite sorgerà a est, apparendo grande e luminoso per tutta la notte.

Maggio 2026, un mese con due Lune Piene

Questo plenilunio si inserisce in un ritmo lunare eccezionale: una seconda Luna Piena è infatti prevista alla fine del mese (31 maggio) e verrà a consolidare tutto ciò che sarà stato avviato con questa prima lunazione. In altre parole: introspezione e liberazione definitiva da ciò che non ci serve più.

Ne parla Priscila Lima de Charbonnières, astrologa di fama internazionale e fondatrice di Soulloop, una piattaforma che unisce astrologia, meditazione, suono e lavoro sul sistema nervoso per creare strumenti di benessere personalizzati a partire dal tema natale.

La Luna Piena più potente del 2026

«La Luna di maggio, nota nella tradizione buddista come “Luna di Wesak” [Wesak è la più importante festività buddista, ndr.], è riconosciuta in ambito esoterico come il momento spiritualmente più significativo dell’anno», spiega de Charbonnières. «Si dice che, proprio sotto questa Luna, Gautama Buddha sia nato, abbia raggiunto l’illuminazione e compiuto la sua transizione consapevole: tre eventi fondamentali che rivelano la natura di questa lunazione come un'eccezionale porta simbolica. Ciò che si apre non è semplicemente un evento lunare, ma un allineamento tra diversi piani di coscienza, una corrente di energia proveniente da centri superiori – spesso descritti come Shamballa e la Gerarchia Spirituale – che si dirige verso l’umanità.

È un momento in cui la percezione può espandersi più facilmente, come se la coscienza stessa diventasse più accessibile. Esistono anche associazioni con campi di luce cosmica e archetipi stellari come le Pleiadi, considerati espressioni di frequenze superiori di intelligenza e sensibilità spirituale. Wesak invita a un’apertura interiore, in un momento in cui la luce si rivela attraverso diversi piani dell’esistenza».

Sotto il segno dello Scorpione

«La Luna in Scorpione non è indulgente, è diretta», continua de Charbonnières. «Riporta in superficie ciò che era nascosto: gli attaccamenti inconsci, i modi sottili in cui lasciamo sfuggire il nostro potere e gli schemi emotivi profondi che continuano a influenzare le nostre scelte. Lo Scorpione è legato ai processi iniziatici, a quei momenti in cui la coscienza è chiamata ad attraversare strati più densi per accedere a livelli di percezione più limpidi.

Non si tratta semplicemente di sentire di più, ma di vedere con maggiore verità e chiarezza. Wesak amplifica la luce disponibile, lo Scorpione ne traccia il cammino. Questa luce è inevitabilmente portatrice di trasformazione: ciò che ora viene rivelato non può più essere ignorato».

Emozioni intensificate

«Preparatevi a una forte intensità. Emozioni rimaste a lungo in sottofondo potrebbero riaffiorare improvvisamente. La sensibilità si acuisce: verso ciò che viene detto, ciò che resta taciuto e, soprattutto, ciò che viene percepito. Tuttavia, a questa intensità si accompagna una comprensione più profonda: è come se la nostra capacità di cogliere le sfumature della realtà venisse amplificata. L’intuizione si fa più sottile, quasi impossibile da ignorare.

In una prospettiva spirituale, questo momento è associato anche a un’intensificazione della luce disponibile, talvolta descritta simbolicamente come una “cintura di fotoni”, un campo di luce ad alta frequenza legato all’evoluzione della coscienza. Che lo si intenda in senso letterale o metaforico, annuncia maggiore chiarezza, una sensibilità più acuta e una minore tolleranza verso ciò che è dissonante. Le illusioni diventano più difficili da sostenere. Vecchie ferite potrebbero riemergere, non perché vi ci soffermiate, ma per essere osservate con lucidità. In questo campo di luce, la verità non resta nascosta a lungo».

I segni più colpiti

«Lo Scorpione sarà il segno più direttamente coinvolto, perché è sotto la sua egida che si verifica la Luna Piena: il richiamo alla trasformazione sarà particolarmente intenso, soprattutto nelle relazioni emotive e negli schemi inconsci. Il Toro, in opposizione diretta, sarà anch’esso fortemente attivato. Con il Sole in questo segno, diventa più chiaro ciò che ha reale valore e merita di essere perseguito, portando concentrazione e direzione. Essendo segni fissi, Scorpione e Toro ricevono più direttamente questo asse di tensione e rivelazione.

Anche Leone e Acquario, anch’essi segni fissi, potrebbero avvertirlo come un duplice invito: a una trasformazione interiore e a un allineamento con obiettivi più coerenti e duraturi. Detto ciò, tutti i segni sono coinvolti. L’impatto più preciso emerge nella Casa del tema natale in cui cade l’asse Toro-Scorpione: è lì che la luce risplende con maggiore intensità, illuminando ciò che è pronto a trasformarsi ed evolvere».

Il rituale da praticare in questi giorni

Wesak invita a creare uno spazio interiore fatto di presenza e chiarezza. È un invito alla verità, alla consapevolezza e alla trasformazione. Ecco un semplice rituale da praticare in coincidenza con la Luna Piena dei Fiori del 1° maggio 2026.

Create un momento di calma. Accendete una candela, concentratevi, sedetevi comodamente con la schiena dritta, chiudete gli occhi, rallentate e respirate. Assaporate il semplice atto del respiro.

Chiedetevi: cosa avete evitato di sentire? Dove persistono attaccamento o bisogno di controllo?

Restate in silenzio per qualche istante, lasciandovi guidare dal ritmo del respiro. Percepite i polmoni che si espandono e massaggiano dolcemente gli organi, dal basso ventre fino al bacino.

Accogliete ogni emozione che emerge e prendete coscienza dell’energia biologica che scorre nel corpo e di quella sottile che vi circonda. È un momento di ricettività, in cui la mente si acquieta e può avvenire una riorganizzazione più profonda.

Scegliete ciò che desiderate lasciare andare e ciò che volete preservare. Alcuni respiri profondi aiutano a radicare questo processo nel corpo fisico ed energetico.

Per un’esperienza più completa, l’app Soulloop propone una meditazione guidata di apertura dei chakra (16 minuti) oppure, per chi ha poco tempo, una meditazione di Luna Piena (6 minuti).


mercoledì 29 aprile 2026

VIGILIA DI LUNA PIENA (30 aprile) e la LUNA PIENA DELLA COPPIA, in SCORPIONE


 

La sera del 30 aprile, a qualsiasi orario, a luna visibile:

Esponi alla luna i tuoi desideri che avevi scritto il giorno di luna nuova sul tuo quaderno della luna. Aggiungi una o più bottiglie di acqua informata💦 (con una qualità che vuoi potenziare in te e in chi la beve), gli oggetti a te cari, creme, pietre, cristalli... Crea un bellissimo altare e fotografalo! La foto ti ricorderà in seguito quante possibilità hai colto al volo dopo questa magnifica esposizione! 🌹

Prega Haniel solo per il gusto di pregarla, così:

"🙏carissima Haniel, Arcangelo della luna,

Voglio ringraziarti e ringraziarmi per aver creduto, visto e assaporato i miei desideri in anticipo, mostrandoli ad ogni vigilia di luna piena con orgoglio! 🌔

La mia amica ieri mi ha detto che non mi ha mai vista così felice come adesso. So che insieme alla luna tu mi hai aiutato a realizzarli, prendi tutta la mia gratitudine! Ti amo così tanto, Arcangelo della Grazia! 🌟🙏"

Alza le vibrazioni leggendola più volte.

La sera del 1° maggio, luna piena, dalle 19:30, ti basterà elencare tutto ciò che veramente voi cambiare o eliminare, esempio:

lavoro precario o totalmente insoddisfacente o stressante

Comunicazione carente e inconsapevole col partner o con chiunque

frustrazione o sofferenza perché qualcuno ti tratta male

sentirti con poco valore, con poco talento, con poche qualità

Poi brucia il foglio!🔥 (Trovi tutto questo rituale sul libro Manifestare con la luna)📘

Eliminare o almeno decidere di farlo è altrettanto importante che desiderare.  Ed ecco il mio messaggio più bello per te.

Ricorda, nelle eliminazioni e nei desideri, di onorare te stesso.

Non nasconderti, non farti piccolo per far stare comodi gli altri.

Cammina a testa alta, anche quando hai paura. Parla con voce di verità, anche quando trema.

Perché quando inizi a credere davvero in te, tutti gli altri desideri diventano insignificanti e, per assurdo, li raggiungerai ancora più facilmente.

Tu non sei nato/a per passare inosservato!

Inizia a piacerti, e allora anche il tuo destino diventa quello migliore che tu abbia mai immaginato!

:

 📚TUTTI I LIBRI DI ALESSANDRA📚

MANIFESTARE CON LA LUNA📘🌙

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__manifestare-luna-alessandra-donati-libro.php?pn=4830

________________________________

POTERE PURIFICANTE DELLA LUNA CALANTE🌗💦

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__potere-purificante-luna-calante-donati.php?pn=4830

_______________________________

CARTE DELLA LUNA📜🌙

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__carte-luna-donati.php?pn=4830

 

QUADERNO DELLA LUNA📔🌙

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__quaderno-della-luna-alessandra-donati.php?pn=4830

 

_______________________________

CHIEDI ALLA LUNA L’AMORE📕🌙

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__chiedi-luna-amore-alessandra-donati-libro.php?pn=4830

 

_______________________________

ARCANGELO HANIEL🙏📗

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__arcangelo-haniel-alessandra-donati-libro.php?pn=4830

 

_______________________________

ARCANGELI A CASA TUA🙏📘

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__arcangeli-casa-tua-alessandra-donati-libro.php?pn=4830

_______________________________

CALENDARIO DELLE 13 LUNE 2026🌕

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__13-lune-calendario-2026-donati-zanier.php?pn=4830

 

 

 

 

 

 

martedì 28 aprile 2026

L'antica maschera giapponese antirughe


 

Il Giappone ha una tradizione antichissima nell’uso del riso, non solo per il suo consumo ma anche per il suo impiego nei prodotti cosmetici e terapeutici.

Il riso è ricco di vitamine del gruppo B, che stimolano la riparazione delle cellule e riducono l’invecchiamento prematuro della pelle. Inoltre, l’acqua di cottura del riso ha proprietà idratanti e antiossidanti.

Per godere dei benefici del riso contro le rughe è possibile preparare una maschera per la pelle.

Ingredienti: 3 cucchiai di riso preferibilmente integrale, 2 cucchiai di latte caldo, 1 cucchiaio di miele.

Preparazione

Cuocere il riso in abbondante acqua, dovrà risultare molto morbido a fine cottura.

Scolare quindi il riso, senza scartare l’acqua di cottura da conservare in una ciotola. Quest’acqua verrà utilizzata durante la fase di risciacquo (o anche per i capelli come maschera lisciante).

Unire i 2 cucchiai di latte e mescolare bene con un cucchiaio di legno.

Unire il miele, poi con un frullatore a immersione frullare il composto fino ad ottenere un composto omogeneo. Se non se ne ha uno, usare una forchetta per schiacciare i chicchi di riso.

Utilizzo

Una volta che la preparazione è pronta, lasciare raffreddare bene prima dell’uso.

Lavare il viso e applicare la poltiglia, distribuendola su tutta la superficie del viso, evitando la zona degli occhi. Fare agire per 30 minuti, poi risciacquare con l’acqua di cottura del riso che aiuterà a tonificare la pelle.

Ripetere il trattamento 1 volta a settimana per almeno 1 mese.

Avvertenze

È molto importante non utilizzare questa maschera su pelli molto sensibili. Consultare prima un dermatologo o il  medico di famiglia in caso di gravidanza o allattamento.

Evitare in caso di allergie o ipersensibilità.