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sabato 25 luglio 2026

PIZZA MARGHERITA passo passo

 


Pizza Margherita

Ricetta proposta da Davide Civitiello

Dosi per 6 pizze

Tempo di maturazione del prefermento:24 h +  i tempi di lievitazione: 3 h 15 min.

 Il tempo di cottura si riferisce a una sola pizza.

PRESENTAZIONE

La pizza margherita, insieme alla pizza marinara, è una delle versioni più semplici e amate della pizza! I protagonisti del condimento sono pomodoro, mozzarella e basilico, un trio indissolubile che richiama i colori della bandiera italiana e i sapori della cucina mediterranea. Non bisogna dimenticare l’ingrediente più importante però… il tempo: per una buona pizza fatta in casa, infatti, occorre essere pazienti e non avere fretta così da ottenere un impasto ben lievitato e idratato al punto giusto. Uno dei segreti di questa ricetta è il prefermento, che serve a esaltare il sapore dell’impasto e a favorirne lo sviluppo; il secondo, invece, riguarda il modo in cui vengono stesi i panetti, che permette di ottenere una pizza sottile dal cornicione alto e alveolato. Il terzo segreto, ovviamente, sta nella modalità di cottura che per essere ottimale deve avvenire alla temperatura massima del forno e su pietra refrattaria. Un altro segreto? Tanta tanta pratica… per cui invitate tutti i vostri amici a cena e iniziate a mettervi all’opera, sfornerete una pizza margherita migliore di quella ordinata in pizzeria!

INGREDIENTI

Per il prefermento (per 6 pizze del diametro di 28 cm)

Farina 0 (media forza) 500 g

Acqua a temperatura ambiente 250 g

Lievito di birra secco 2 g

Per l'impasto

Farina 0 (media forza) 500 g

Acqua a temperatura ambiente 450 g

Olio extravergine d'oliva 30 g

Sale fino 25 g

Lievito di birra secco 3 g

per il condimento

Pomodori pelati 1 kg

Mozzarella 600 g

Grana Padano DOP 70 g

Basilico q.b.

Olio extravergine d'oliva q.b.

Sale fino q.b.

Preparazione

Per realizzare la pizza margherita iniziate dal prefermento: in una ciotola capiente mescolate la farina 1 con il lievito, poi versate l’acqua.

Amalgamate gli ingredienti con movimenti delicati. Quando avrete ottenuto un composto grossolano e non vedrete più tracce di farina sul fondo della ciotola, copritela con pellicola e bucherellate con una forchetta, così che possa respirare. Riponete subito in frigorifero e lasciate maturare almeno per 24 ore, o comunque fino ad un massimo di 48 ore.

Trascorso il tempo di maturazione tagliate il prefermento a pezzi e trasferiteli nuovamente nella ciotola, poi copriteli con l’acqua ; in questo modo scioglierete l’eventuale crosticina che si è formata in superficie.

Unite la farina e il lievito e iniziate a lavorare l’impasto nella ciotola

Quando l’acqua sarà stata completamente assorbita aggiungete il sale e continuate a lavorare con movimenti dall’alto verso il basso. Infine versate l’olio e impastate ancora per incorporarlo in modo uniforme. Se preferite potete realizzare questi passaggi in una planetaria, dotata di gancio.

Quando avrete ottenuto una massa compatta trasferitevi sul piano di lavoro leggermente infarinato e lavorate l’impasto energicamente fino ad ottenere una consistenza liscia e omogenea. Riponete nuovamente l’impasto nella ciotola, coprite con un canovaccio umido e lasciate riposare per 15 minuti a temperatura ambiente.

 Trascorso questo tempo siete pronti per stagliare la pasta: dividete l’impasto in 6 porzioni utilizzando un tarocco, poi roteate ciascuna sul piano di lavoro per sigillarla e arrotondarla. Adagiate man mano le palline nella cassetta per la lievitazione distanziandole fra loro. Chiudete con il coperchio (in alternativa potete utilizzare un vassoio leggermente infarinato coperto con pellicola o con un canovaccio umido) e lasciate lievitare per circa 3 ore.

Nel frattempo preparate il condimento: versate i pelati in una ciotola e schiacciateli con le mani, poi condite con olio e basilico, spezzettando le foglioline con le mani.

 Salate e date una mescolata. Tagliate le mozzarelle prima a metà e poi a listarelle. Infine grattugiate il Grana Padano DOP.

Trascorso il tempo di lievitazione  siete pronti per stendere i panetti: spolverizzate leggermente l’impasto con la farina, poi schiacciatelo partendo dal centro e andando verso il bordo in alto, così da spingere l’aria nel cornicione.

Capovolgete l’impasto e procedete nello stesso modo, schiacciando sempre dal centro verso il bordo in alto. Ora allargate l’impasto tenendolo fermo con una mano e tirandolo delicatamente con l’altra, poi ribaltatelo sull’altra mano e sbattetelo delicatamente sul piano. Quando avrete ottenuto un disco del diametro di circa 28 cm cospargete il pomodoro in modo uniforme, partendo dal centro e lasciando liberi i bordi.

Cospargete con il Grana Padano DOP grattugiato e distribuite la mozzarella, poi condite con un filo di olio.

Trasferite la pizza sulla pala (se preferite potete stenderla direttamente sulla pala) e cuocete a 250° (o alla massima temperatura) per 5-7 minuti, posizionandola direttamente sulla pietra refrattaria preriscaldata, posizionata nella parte alta del forno. Una volta cotta, sfornate e fate scivolare la pizza nel piatto. Guarnite con un paio di foglie di basilico e servite subito la vostra pizza margherita!

Il tempo di cottura si riferisce a una sola pizza.

 Conservazione

Si consiglia di consumare subito la pizza margherita. Se necessario potete conservarla per un giorno in frigorifero e riscaldarla in forno prima di servirla. In alternativa potete congelarla dopo la cottura.

Il prefermento si può lasciare in frigorifero da un minimo di 24 a un massimo di 48 ore.

Consiglio

Se desiderate allungare il tempo di lievitazione dei panetti potete riporli in frigorifero per il doppio del tempo, avendo cura di farli tornare a temperatura ambiente prima di proseguire con la ricetta.

Invece di schiacciare i pelati a mano potete utilizzare un passaverdure a maglia larga.

Tagliate la mozzarella a fette il giorno prima e lasciatela scolare in frigo. In questo modo non rischierete la perdita dell'acqua durante la cottura della pizza.

Domande e risposte

È sufficiente usare 5 g di lievito fresco per 500 g di farina? In alternativa, quanta dose di lievito secco occorre?

5 g di lievito di birra fresco sono bilanciati per ottenere un impasto digeribile; se si sceglie il lievito secco, circa 2 g sono equivalenti. La dose è studiata per garantire il giusto sviluppo dell'impasto e una lievitazione ottimale.

Come ottenere una pizza croccante se si usa il forno ventilato?

Per una cottura croccante occorre in genere cuocere la pizza nel ripiano più basso del forno, preferibilmente una alla volta, per evitare che la cottura venga compromessa dalla posizione degli elementi riscaldanti.

 Origine della pizza margherita

Nata a Napoli alla fine dell'Ottocento, la pizza Margherita celebra i colori della bandiera italiana con pomodoro, mozzarella e basilico. La tradizione attribuisce l'invenzione al pizzaiolo Raffaele Esposito nel 1889, in onore della Regina Margherita di Savoia, sebbene ricerche storiche indichino che la ricetta esistesse già dal 1796.La storia della pizza Margherita si intreccia indissolubilmente con la cultura napoletana attraverso una serie di tappe e leggende affascinanti. Il mito del 1889: secondo la leggenda più celebre, durante la visita dei reali a Napoli, il pizzaiolo Raffaele Esposito della storica Pizzeria Brandi fu convocato alla Reggia di Capodimonte per preparare una pizza per la Regina Margherita di Savoia. Creò per l'occasione tre varianti, e la regina apprezzò particolarmente quella condita con pomodoro, mozzarella e basilico per via dei suoi colori patriottici (rosso, bianco e verde). La realtà storica: Storici dell'alimentazione, come Luca Cesari, evidenziano come una pizza condita con questi specifici ingredienti fosse già ampiamente diffusa e documentata a Napoli nei decenni precedenti, risalendo almeno alla fine del XVIII secolo. L'episodio del 1889 servì principalmente come brillante operazione di marketing per omaggiare la monarchia sabauda e battezzare ufficialmente una pietanza già popolarissima. L'evoluzione del piatto: prima di diventare il simbolo della cucina italiana, la pizza era considerata un pasto povero e consumato in strada, nato dall'unione di ingredienti semplici (come la farina di grano tenero, l'olio d'oliva e il formaggio). L'aggiunta del pomodoro, arrivato in Europa dalle Americhe, trasformò radicalmente la pizza napoletana, rendendola la base perfetta per la variante dedicata alla regina. Riconoscimento ufficiale: per proteggere l'autenticità di questo piatto iconico, la pizza napoletana e la Margherita sono state inserite nel registro delle Specialità Tradizionali Garantite (STG) dall'Unione Europea, che ne definisce rigidamente gli ingredienti, le dimensioni e le modalità di preparazione.

 

 

 

 

 

 


mercoledì 22 luglio 2026

TAORMINA NELLA BELLA SICILIA – ITALY

 


L’Italia è nota al mondo come il BEL PAESE, IL Paese delle 100 città a ragione. Le 100 città un tempo alcune erano le capitali dei regni in cui era suddivisa fino al 1861 l’Italia. Con il movimento del Risorgimento tutti questi regni sono scomparsi, ma hanno arricchito l’Italia di monumenti unici al mondo, senza parlare della Cucina Italiana che è Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. Oggi voglio condividere con chi segue questo blog nato nel 2012 e seguito da persone originarie di una cinquantina di paesi appartenenti a tutti i continenti, a cui vanno i miei sentiti ringraziamenti per la visibilità crescente registrata in questi ultimi tempi, una nuova serie di post che vogliono illustrare luoghi visitati personalmente e quelli che vorrei visitare. Come ben sanno molti sono originaria della Campania, è la regione che più amo e conosco al mondo, ma c’è anche un’altra regione che ho visitato parecchio, dove tuttora vivono i parenti acquisiti con il matrimonio. Molte le città visitate, alcune fondate dagli antichi Greci, Fenici e tante sono le rovine archeologiche che vi si possono ammirare. Fino ad un decennio fa in estate si andava a trascorrere una decina di giorni ogni anno al paese per rivedere i parenti di mio marito, oggi preferiamo scegliere di volta in volta. C’è però una località che vorrei visitare: Taormina, località che ammiravamo da lontano mentre con la nostra autovettura si passava lungo l’autostrada che ci portava a Messina, dove avremmo dovuto prendere il traghetto per riprendere l’autostrada e risalire tutto lo Stivale Italia per giungere a casa, cioè a Milano dove risiedo. Sempre avrei voluto visitarla, ma non è vicinissima a Palermo, la nostra meta. Avevamo l’autovettura piena di valigie, neanche a pensarlo. Bisognava fare un viaggio apposito, ma erano solo 10 giorni quelli che avevamo a disposizione e non volevamo perderne neanche uno. Quindi, non ho mai potuto andarci. Adesso, ho davvero intenzione di visitarla, perché ha un fascino antico che emerge negli scorci panoramici e nelle testimonianze del passato. Taormina è arroccata su una terrazza naturale che domina il Mare Ionio, appare sospesa tra cielo e mare, con il profilo dell’Etna che si staglia all’orizzonte come una presenza silenziosa. Taormina sorge sulla costa orientale della Sicilia, le sue origini risalgono all’epoca greca, quando venne fondata con il nome di Tauromenion e divenne uno dei centri più importanti dell’isola. Nel corso dei secoli, greci, romani, arabi e normanni hanno lasciato tracce profonde nell’architettura, nella cultura e nell’identità del luogo. Il cuore di Taormina è piazza IX Aprile, terrazza panoramica da cui lo sguardo abbraccia la costa ionica. Poco distante si trova il Teatro Antico, straordinario anfiteatro greco-romano scavato nella roccia, ancora oggi ospita concerti, festival e spettacoli. La gastronomia è eccellente, unisce i sapori del litorale a quelli dell’entroterra. Sono da gustare le granite artigianali, soprattutto al limone e alla mandorla, tra i dolci spiccano i cannoli e le cassate. Il pistacchio di Bronte arricchisce ricette dolci e salate, lo troviamo protagonista di gelati e dessert, ma anche di specialità siciliane come il pesto alla brontese, la pasta al pistacchio e la farcitura di arancini e salumi. Se si passa da lì è bene farne una buona scorta da portare a casa. Al ristorante chiedere pasta alla Norma, arancini, caponata, e iris fritte che sono dei dolcetti tipici di questa località.





Tramite Google si possono visualizzare molte foto di Taormina

domenica 19 luglio 2026

La vera pizza napoletana

E' impensabile, dico di più, è assurdo riuscire a preparare la pizza a casa usando il forno della cucina che abbiamo. La pizza per dare il massimo deve essere preparata a regola d'arte con la tecnica giusta e tempi lunghi, ma ancora più importante è la temperatura che deve sfiorare i 400° C. Io da buona napoletana mangerei la pizza a pranzo e a cena e nient'altro. I condimenti sono tantissimi, ti puoi sbizzarrire come vuoi, dal salato al dolce ci puoi fare un pranzo intero. Ho acquistato a gennaio un forno per pizza elettrico che mi ha soddisfatto pienamente. Più volte lo abbiamo usato e sempre con ottimi risultati. Ho scelto per l'impasto la ricetta di Fulvio Marino, panettiere molto conosciuto a livello nazionale, perché ospite fisso della trasmissione culinaria di Antonella Clerici.

Questa è la ricetta di Fulvio Marino per l'impasto, poi i condimenti li decidiamo noi, dalla classica pizza Margherita con pomodori, mozzarella e basilico che richiama la bandiera italiana con i suoi colori verde, bianco, rosso, a tutti i condimenti che ci piacciono.

          Questo è il modello di forno per pizza acquistato su Amazon

Così Fulvio Marino dice a proposito di una buona pizza.

Per fare una buona pizza, bisogna certo partire da una buona farina, ma come riconoscerla? Lo abbiamo chiesto a Fulvio Marino, panificatore e mugnaio di Alba e anche volto tv in diversi programmi, da È sempre mezzogiorno con Antonella Clerici a Il forno delle meraviglie, su Real Time.

"Innanzitutto guardiamo le proteine, che è l’unico numero tecnico che sicuramente troviamo su ogni sacchetto per legge - ci spiega Fulvio - Più le proteine sono alte, più è possibile idratare l’impasto, aggiungendo almeno il 70% di acqua sul peso della farina, ed è consigliato fare lunghe lievitazioni, di almeno 24 ore».

Dopodiché potete mettervi alla prova con le mani in pasta: qui trovate la sua ricetta per la Pizza dall'orto, con asparagi, carote, crema di carote, finocchi, patate, senape al miele, basilico.

Ingredienti per “La pizza dell’orto” di Fulvio Marino

PER L’IMPASTO

950 g farina tipo 00 forte (320 W)

700 g acqua

50 g farina di enkir integrale

22 g sale

20 g olio extravergine di oliva

7 g lievito di birra fresco

PER IL CONDIMENTO

asparagi

carote

crema di carote

finocchi

patate

senape al miele

basilico

Procedimento

Step 1

Impastate le due farine con il lievito e 650 g di acqua fredda (4 °C) per 6 minuti. Aggiungete quindi il sale con altri 50 g di acqua, unendone poca alla volta e continuando a impastare fino a ottenere un impasto omogeneo. Una volta assorbita tutta l’acqua, incorporate l’olio, avendo cura che si amalgami perfettamente. Raccogliete l’impasto in una ciotola, copritelo con la pellicola alimentare e ponetelo a maturare in frigorifero per 18 ore, dando una piega di rinforzo dopo 4 ore.

Step 2

Formate 6-7 palline da circa 250 g e mettetele a lievitare in un contenitore chiuso con il coperchio per 3-4 ore a temperatura ambiente.

Step 3

Stendetele infine formando le pizze; cospargete la superficie con la crema di carote (ottenuta frullando carote bollite, sale e olio) e le verdure di stagione, già mondate e sbollentate.

Step 4

Cuocete ciascuna pizza su pietra refrattaria al massimo della temperatura per 9 minuti, oppure a 330 °C nel forno a legna, oppure nel fornetto da pizza per 3 minuti. Servite con senape e basilico.

 

 


giovedì 16 luglio 2026

UDITE! UDITE! ANGELICA E’ TORNATA

 


Mi riferisco al meraviglioso personaggio inventato dalla scrittrice Anne Golon. Una saga che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e impersonato al cinema dalla bellissima attrice Michèle Mercier, un'attrice francese che ha legato la sua notorietà essenzialmente al ciclo cinematografico di Angelica, la marchesa degli angeli, girato tra il 1964 e 1968. I film ancora adesso vengono trasmessi dalle varie reti televisive. E’ visibile in questi giorni sulle reti Mediaset un film di questa saga. Peccato che l’attrice a un certo punto per non farsi ingabbiare dal personaggio non ha più voluto impersonarlo.

“La tentazione di Angelica” e “Angelica e la diavolessa” sono gli unici libri che acquistai una decina d’anni fa e poi tutti gli altri di seconda mano su Ebay. L’ ultimo acquisto recente, di seconda mano, mi è costato 35,00  “La fortezza di Angelica”, è il penultimo della saga. Mi sono rifiutata di acquistare “La vittoria di Angelica” che chiude la saga, avrei dovuto spendere 150,00 ed era anche di seconda mano.

Mentre cercavo su Amazon e sul sito Ebay i libri della saga, in concomitanza con l’acquisto del penultimo libro, su Amazon  mi sono imbattuta nella pubblicazione di due libri, il 1° e il 2° della saga che di primo acchito non mi hanno comunicato nulla, avendoli di seconda mano già nella mia libreria, ma poi la curiosità è prevalsa e leggendo con attenzione la presentazione dei libri sono giunta alla fantastica notizia che aspettavo dal 2014, quando acquistai i due unici libri cartacei di fresca stampa presso un negozio, altri libri della saga non c’erano, perché li avrei acquistati. Questi due libri sono una ristampa della saga, la casa editrice TEA li ristampa in edizione integrale e hanno titoli diversi da quelli che conosciamo. Ho subito provveduto ad acquistarli e inviato una email alla casa editrice TEA che aveva eseguito una stampa nel passato, anche altre case editrici hanno stampato la saga di Angelica, ma TEA non aveva stampato gli ultimi due libri della saga. Mi hanno risposto che a suo tempo hanno avuto problemi di natura legale e sperano adesso di poter continuare a stampare la saga e in formato integrale, mentre la vecchia saga come ben sappiamo si limita a narrare soltanto le avventure della bella Angelica. Morale della favola, se vogliamo far proseguire la ristampa noi appassionate e innamorate di questa favolosa creatura dobbiamo acquistare questi libri  della casa editrice TEA.

N.B. E’ possibile integrare questo post con quello scritto nel lontano maggio 2014. E' sufficiente scrivere Angelica in Cerca, visibile in alto a destra di questo blog.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 14 luglio 2026

I 4 MESSAGGI CHIAVE DI QUESTA LUNA NUOVA DEL 14 LUGLIO 2026

 


Luna Nuova del 14 luglio 2026: i messaggi chiave spiegati da un'esperta e i segni più interessati

Ogni Luna Nuova segna l'inizio di un nuovo ciclo. È il momento di una semina simbolica, in cui l'energia si rinnova e invita a riflettere su ciò che desideriamo coltivare nelle settimane a venire. La Luna Nuova del 14 luglio 2026, che si forma nel segno del Cancro, porta con sé un richiamo profondo alle emozioni, alle radici e al senso di appartenenza. Secondo l'astrologa ed esperta di cristalloterapia Wydiane Khaoua, questa lunazione ci incoraggia a ritrovare ciò che ci fa sentire davvero al sicuro, dentro e fuori di noi.

 

Quando si manifesta la Luna Nuova del 14 luglio 2026?

Questa Luna Nuova raggiunge il suo culmine nel corso della giornata del 14 luglio. A differenza della Luna Piena, non sarà visibile nel cielo: durante questa fase, infatti, la Luna si trova tra la Terra e il Sole e la sua faccia illuminata è rivolta dalla parte opposta rispetto a noi. Proprio perché invisibile, la Luna Nuova è tradizionalmente associata a un'energia introspettiva, ideale per fare chiarezza, lasciare andare ciò che non serve più e porre le basi per un nuovo inizio.

 

Ecco i quattro messaggi chiave che, secondo Wydiane Khaoua, accompagnano questa Luna Nuova in Cancro.

 

#1 Ridefinire il significato di casa e di appartenenza

«La Luna Nuova del 14 luglio 2026 si forma nel segno del Cancro, il territorio delle emozioni, delle radici, della famiglia, della memoria e di tutto ciò che ci permette di sentirci davvero a casa, tanto dentro noi stessi quanto nella nostra vita», spiega Khaoua. «La sua energia non spinge verso la conquista o l'affermazione personale. Invita piuttosto a tornare all'essenziale, a ciò che nutre l'anima quando le apparenze cadono e il rumore degli obblighi quotidiani si dissolve».

 

#2 Uscire dalla modalità “sopravvivenza”

«Il Cancro è un segno che ricerca naturalmente la sicurezza, ma non nel senso puramente materiale del termine. Parla di quella sensazione profonda che ci permette di abbassare le difese, ritrovare il nostro centro e sentirci interiormente stabili. Questa Luna Nuova illumina le aree della nostra vita in cui continuiamo a vivere in modalità “sopravvivenza”, mentre un modo diverso di esistere sta cercando di emergere.

Alcune persone potrebbero avvertire il desiderio di riavvicinarsi alla famiglia o di rendere la propria casa un luogo ancora più accogliente, come se stessero costruendo il proprio nido. Altre comprenderanno una verità fondamentale: quello che cercano da tempo all'esterno potrà davvero prendere forma solo a partire da un nuovo radicamento interiore».

 

#3 Concedersi di sentire, comprendere e guarire

«La presenza di Mercurio nel segno del Cancro, accanto a questa Luna Nuova, aggiunge una sfumatura particolarmente significativa. Le emozioni amplificate dall'energia di questo segno non chiedono soltanto di essere vissute: desiderano essere comprese ed espresse.

Ricordi del passato potrebbero riaffiorare. Conversazioni rimandate a lungo potrebbero finalmente trovare il loro momento. Potrebbero emergere con sorprendente lucidità nuove consapevolezze sulla nostra storia familiare, sull'infanzia o su schemi che continuiamo a ripetere. È un'opportunità per riappropriarci della nostra storia personale e darle finalmente voce, portandola fuori dalla sfera più intima».

 

#4 Verificare quanto sono solide le fondamenta del futuro

«Questa lunazione non si limita ad avvolgerci nella dolcezza del Cancro. Il quadrato con Saturno introduce una tensione più esigente e, a tratti, scomoda. Saturno rappresenta il tempo, la responsabilità, la maturità e tutte quelle realtà che non possiamo più evitare.

Laddove il Cancro potrebbe essere tentato di rifugiarsi in ciò che conosce per sentirsi rassicurato, Saturno ci invita a costruire una sicurezza più autentica e duratura, fondata su scelte consapevoli, anziché su abitudini ereditate dal passato.

Questa tensione potrebbe manifestarsi come una sensazione di rallentamento, di frustrazione o persino con l'impressione che, nonostante gli sforzi, nulla stia procedendo. Eppure è proprio dietro queste resistenze che si nasconde l'insegnamento più prezioso di questa Luna Nuova: dietro ogni prova che ostacola ciò che desideriamo far crescere si cela l'opportunità di sviluppare le risorse interiori che, nel tempo, renderanno ancora più solidi i nostri sogni.

L'energia del Cancro ci ricorda che la sicurezza emotiva nasce dalle nostre scelte, dalle ferite che impariamo a trasformare, dai limiti che sappiamo riconoscere, dagli impegni che ci assumiamo e dalla capacità di prenderci cura di noi stessi.

Per tale motivo, questa lunazione non ci invita semplicemente a sognare un futuro ideale: ci chiede di costruirne le fondamenta. Per molti potrebbe segnare l'inizio di un nuovo rapporto con la famiglia, la genitorialità, l'intimità, la casa o il proprio mondo interiore. Come se la vita ci dicesse: “Prima di costruire altro, assicurati che ciò che stai edificando poggi su radici abbastanza profonde da sostenere tutto il resto del viaggio”».

 

Quali sono i segni più influenzati dalla Luna Nuova del 14 luglio 2026?

Come ogni Luna Nuova, anche quella del 14 luglio 2026 interesserà tutti i segni zodiacali, ma alcuni potrebbero avvertirne l'energia con maggiore intensità. Trattandosi di una Luna Nuova in Cancro, i protagonisti saranno innanzitutto i segni d'Acqua: Cancro, Scorpione e Pesci, che potrebbero vivere un periodo di profonda introspezione e trasformazione emotiva. Nel caso del Cancro, la Luna Nuova cade in questo segno, che quindi inaugura un nuovo ciclo personale, mentre Scorpione e Pesci, essendo in trigono al Cancro, ricevono un sostegno armonico che favorisce intuizione, guarigione emotiva e crescita interiore.

 




lunedì 13 luglio 2026

LUNA NUOVA IN CANCRO 14 LUGLIO 2026



Ciao anima in crescita ❤️✨ 
Martedì 14 luglio alle ore 11:43 la Luna si rinnova nel segno del Cancro. 
🌑 Ogni Luna Nuova è un invito a ricominciare, per fare spazio a ciò che desideri davvero. Il Cancro parla di casa, famiglia, radici, protezione, nutrimento, amore. 💞
 Per questo, nei giorni precedenti a questa Luna Nuova, ti invito a chiederti: 🌺 Dove mi sento davvero a casa? 🌺 
Di cosa ho bisogno per sentirmi più al sicuro? 🌺
 Quale parte di me desidera essere accolta e amata? 🌺
 Qual è un mio vecchio desiderio che avevo accantonato perché non si realizzava? 
 Prima di seminare nuovi desideri, nei giorni 12 e 13 o prima delle 11 del 14 luglio, fai un piccolo gesto di pulizia. 
 Puoi: ✨ riordinare un cassetto ✨ 
regalare qualcosa che non usi più ✨
 scrivere su un foglio una paura (o un vecchio rancore) che ti accompagna da tempo e bruciarla 🔥
 Ogni volta che lasci andare qualcosa, crei spazio per il nuovo, come quando togli un vestito vecchio dall'armadio e ne metti uno nuovo. 🌑 Il rituale di Luna Nuova  In un momento tranquillo della giornata: 🕯️ accendi una candela bianca 🙏 invoca l'Arcangelo Haniel chiedendole di aiutarti a formulare desideri giusti per il tuo massimo bene. Dille: "Haniel, ne farò buon uso! Sono la persona giusta per manifestarli prestissimo!" 📝 scrivi i tuoi desideri 
 🌱 semina tanti fagioli quanti sono i desideri Mentre li semini, immagina che ogni seme contenga già la vita che desideri. Non scavare per vedere se sta crescendo: abbi fiducia. La natura non ha fretta, eppure realizza ogni cosa. 
 ❤️ Prima di scrivere i tuoi desideri, chiudi gli occhi per qualche istante e ripeti lentamente: Sono pronta, disponibile e in grado di ricevere tutto ciò che desidero per il mio massimo bene. Respira. Lascia che le parole scendano nel cuore.
♥️ Molte persone pensano che il desiderio sia mancanza. Io credo il contrario. Il desiderio è la vita che ti chiama verso una versione più ampia di te stessa. Non aver paura di desiderare. Desidera amore. Desidera salute. Desidera abbondanza. Desidera una casa più bella, un lavoro migliore, una relazione felice, un viaggio, un progetto che ti entusiasma. Se puoi, vai all'indietro a rivedere un vecchio desiderio che avevi accantonato, perché questa luna in cancro è propensa a "risolvere" il passato incompiuto.🌑
💝 L'Universo non ti giudica per ciò che desideri. Ti invita ad espanderti, migliorarti, amarti e amare attraverso ciò che desideri! ✨ 🌱 A questa Luna Nuova seminerò un fagiolo per tutti voi lunari. Uno anche per te, Maria. E sul mio quaderno della luna scrivo: Grazie Haniel, grazie luna, perché i miei lunari sono avvolti in un'aura di fortuna, pace e gioia, dovunque vadano. Dentro ogni seme apparentemente piccolo vive già una forza straordinaria. E la stessa forza vive dentro di te. Ti auguro una Luna Nuova🌑 piena di speranza, fiducia e nuovi inizi. Ti voglio bene ❤️ Alessandra 🌑🌱

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Grazie Alessandra, anch'io ti voglio bene.

domenica 12 luglio 2026

La Giornata Mondiale del cioccolato è il 7 luglio

 Sì, è stato il 7 luglio, ma io dovevo festeggiare un evento importante della mia vita di madre di uno splendido figlio.

La data scelta per festeggiare la Giornata Mondiale del Cioccolato, uno degli ingredienti più amati di sempre, è fissata al 7 luglio, giorno in cui nel lontano 1847, il cioccolataio inglese Joseph Fry diede forma al cioccolato inventando le tavolette, deliziose barrette da spezzare e mordere. 

Origini e storia del cioccolato

Quando parliamo di cioccolato dobbiamo partire dall'antica storia del cacao, che risale ai popoli delle civiltà precolombiane dei Maya (II millennio a.C.– XV sec. d.C) e degli Aztechi (XIV-XIV sec. d.C). Questi usavano le fave di cacao, chiamate “cacahuat”, per realizzare una bevanda, il “xocolatl”, a cui veniva aggiunto peperoncino, anice, cannella, vaniglia ed altre spezie, per mascherarne il sapore amaro, e che veniva utilizzata come offerta agli dei per ringraziarli di nascite e altri lieti eventi, oppure ridotte in polvere e cosparse sui corpi dei giovani nei rituali della pubertà.

Gli Aztechi, le utilizzavano inoltre come moneta e merce di scambio: avevano compreso fin da subito l'enorme valore di questo seme. Fu infatti così che Cristoforo Colombo scoprì questo seme il 30 luglio del 1502: gli venne offerto dagli aztechi in cambio di altri prodotti. Dobbiamo aspettare però la prima metà del Cinquecento per l'importazione massiccia nel Vecchio Continente, quando Hernán Cortés, il conquistatore del Messico, abbatté l'Impero azteco sottomettendo le popolazioni indigene al regno di Spagna.

Nel Seicento il cacao inizia a essere prodotto anche in Italia, soprattutto a Firenze e a Venezia, poi nell’800 arriva dalla Svizzera l’invenzione del cioccolato al latte, e negli anni Ottanta del Novecento ci spostiamo in Francia con la prima collezione di cioccolato fondente.

Come nasce il cioccolato? Il processo di lavorazione dalle fave di cacao alla tavoletta

Le fave di cacao, una volta raccolte vengono lasciate fermentare, a seconda dei paesi in canestri, in box di legno o sotto foglie di banano al riparo dalla luce: è qui che si sviluppano i precursori degli aromi. Le fave di cacao vengono poi lasciate essiccare al sole, e a questa fase segue un minuzioso controllo di qualità. In seguito i semi di cacao vengono passati alla pulitura per poi essere macinati in maniera grezza con una macchina chiamata “rompi cacao”, che separa la buccia dai granelli di semi di cacao, tramite setacci. I granelli di cacao raccolti vengono poi tostati, passaggio obbligato per consentire agli aromi del cacao di sprigionarsi.

 Le fave di cacao così lavorate, danno vita a tre prodotti differenti:

La pasta di cacao, che è il prodotto puro che si ottiene dalla macinazione, decorticazione e tostatura delle fave di cacao senza aggiunta di zucchero né di latte. Il risultato è una massa morbida e oleosa dall'aroma caratteristico e unico.

Il burro di cacao, la parte più grassa della pasta di cacao, viene estratto dalla macinazione delle fave di cacao con l’ausilio di grosse presse, filtrato e purificato, è chiaro nell’aspetto ed è l’elemento determinante della scioglievolezza del cioccolato.

La polvere di cacao deriva dall'ulteriore macinazione di ciò che rimane delle fave di cacao dopo l’estrazione del burro di cacao, e che viene polverizzata. Quindi se dalla pasta di cacao estraiamo il burro, otteniamo la classica polvere di cacao amaro.

Il cioccolato di Modica

Una nota a parte merita il cioccolato di Modica, che subisce invece un processo di lavorazione differente. Il cioccolato di Modica viene infatti lavorato "a freddo", a una temperatura relativamente bassa (circa 35–40 °C), senza la fase di concaggio, che invece rende liscio il cioccolato tradizionale. Di conseguenza i cristalli di zucchero non si sciolgono, la tavoletta ha una consistenza granulosa e friabile e il gusto del cacao risulta molto intenso e diretto.

Differenze tra cioccolato fondente, al latte, bianco, gianduia, rosa e biondo

Cioccolato fondente

Il cioccolato fondente, per essere considerato tale, deve contenere pasta di cacao in una percentuale non inferiore al 43% del peso complessivo, al quale si aggiungono burro di cacao e zucchero. Per il cioccolato extra fondente la percentuale si aggira tra il 75-85%.

 Cioccolato al latte

Il cioccolato al latte è composto da cacao, in una percentuale compresa tra il 25% e il 30%, insieme a burro di cacao, zucchero e latte in polvere. Prodotto in Svizzera per la prima volta da Daniel Peter verso la fine del XIX secolo, oggi è il tipo di cioccolato più venduto al mondo e rispetto al fondente è più ricco di grassi e zuccheri.

 Cioccolato bianco

Il cioccolato bianco, invece, contiene burro di cacao, latte, zucchero e vaniglia. Di fatto la totale assenza di massa di cacao lo rende l’unico cioccolato non amaro, tanto che non potrebbe essere nemmeno definito cioccolato. È quindi un prodotto molto grasso e dolce, non adatto a chi soffre di glicemia alta, ma più adatto ai bambini perché non contiene molecole nervine stimolanti, per la stessa ragione è adatto anche a chi non assume caffeina.

 Gianduia

Il gianduia, invece, proviene da una ricetta piemontese realizzata per la prima volta nel 1865 a Torino da Caffarel, realizzata con pasta di cacao, polvere di nocciole Gentili delle Langhe e zucchero.

 Cioccolato rosa Ruby

Il cioccolato rosa, lanciato sul mercato dall'azienda produttrice Barry Callebaut nel 2017 con il nome di Ruby cocoa, è un prodotto totalmente naturale, non contiene né aromi artificiali né coloranti, il suo colore dipende da quello del chicco da cui viene estratto e viene mantenuto attraverso un accurato e segreto processo di produzione. Non è amaro come il fondente e neanche dolce e burroso come il cioccolato bianco, inoltre si distacca completamente dal sapore del cioccolato al latte, perché il cioccolato rosa sa sì di cacao, ma contiene note finali fresche e quasi acidule, che ricordano i frutti di bosco.

 Cioccolato biondo

Il cioccolato biondo è un tipo di cioccolato ottenuto dal cioccolato bianco caramellizzato. Durante una lunga cottura a temperatura controllata, gli zuccheri e le proteine del latte subiscono reazioni di caramellizzazione che gli conferiscono un colore dorato-ambrato ("biondo") e un sapore che ricorda il caramello, il toffee e i biscotti.

Ecco due splendide idee per gustarlo.

Tiramisù al cioccolato fondente

Il tiramisù al cioccolato è una versione ancora più golosa del classico tiramisù, il dolce più celebre e amato del mondo che ha anche una giornata dedicata, il Tiramisù day. Il cioccolato viene tritato e amalgamato alla crema pasticciera calda per farlo sciogliere, quindi si uniscono anche panna e mascarpone. Il tiramisù si compone alla maniera classica, con uno strato di savoiardi inzuppati di caffè e uno strato di crema, alternando quella al cioccolato a quella al mascarpone. Dopo qualche ora in di riposo in frigo, il tiramisù può essere servito con il cacao.

Tempo         1h 15min + 4h di raffreddamento

Prodotto      8 porzioni

Ingredienti

350 g mascarpone

300 g panna fresca

290 g crema pasticciera

150 g cioccolato fondente al 60%

savoiardi secchi o morbidi

caffè espresso

cacao amaro

gelatina alimentare in fogli

Procedimento

Step 1

Per la ricetta del tiramisù al cioccolato, ammollate 2 g di gelatina in acqua fredda; scioglietela in 140 g di crema pasticciera calda. Montate 100 g di panna con 250 g di mascarpone e incorporateli delicatamente alla crema.

Step 2

Tritate il cioccolato e amalgamatelo a 150 g di crema pasticciera calda, mescolando finché non si sarà sciolto, poi frullate con un mixer a immersione. Montate 200 g di panna con 100 g di mascarpone e uniteli alla crema al cioccolato.

Step 3

Distribuite uno strato di crema al cioccolato nelle coppe, disponetevi sopra i savoiardi bagnati nel caffè e copriteli generosamente con altra crema al cioccolato. Create un nuovo strato di savoiardi inzuppati e completate con la crema al mascarpone.

Step 4

Sigillate le coppe con una pellicola e ponetele in frigorifero per 4 ore. Servite con cacao.

Torta con lamponi e cioccolato

Tempo         1 ora e 15 minuti più 1 ora di raffreddamento

Prodotto      10-12 persone

Ingredienti

PER LA TORTA

250 g zucchero

200 g farina

200 g mandorle

50 g cacao amaro

30 g lievito in polvere per dolci

6 uova

burro

PER LA FARCITURA

500 g latte

500 g panna fresca

150 g cioccolato fondente 80%

125 g zucchero

40 g amido di mais

mezzo baccello di vaniglia

4 tuorli

lamponi

limone

Procedimento

PER LA TORTA

Step 1

Frullate le mandorle con 50 g di zucchero fino a ridurle in farina.

Step 2

Montate le uova con 200 g di zucchero, poi incorporatevi la farina, le mandorle frullate, il cacao e il lievito setacciati. Versate in uno stampo a cerniera (ø cm 22, h 8 cm) imburrato.

Step 3

Infornate a 170 °C per 30-35 minuti.

PER LA FARCITURA

Step 4

Portate a bollore il latte con il mezzo baccello di vaniglia aperto a metàe le scorze di 1⁄3 di limone.

Step 5

Montate i tuorli con lo zucchero e l’amido di mais setacciato. Stemperateli quindi con una parte del latte caldo, passandolo in un colino; aggiungete infine il latte rimanente. Fate addensare la crema cuocendola a fuoco medio. Copritela con pellicola a contatto e lasciatela raffreddare.

Step 6

Montate la panna, non del tutto, e incorporatela alla crema pasticciera, ormai fredda, mescolando adagio dal basso verso l’alto.

PER COMPLETARE

Step 7

Tagliate la torta in 3 dischi, farciteli con la crema, il cioccolato, in scaglie, e i lamponi. Decorate la superficie con un velo di crema e altri lamponi.