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giovedì 5 marzo 2026

Il digiuno integrale di un giorno

 


Pratico il digiuno intermittente da due anni e finalmente a dicembre 2025 sono riuscita a raggiungere il mio obiettivo: pesare 60 Kg. Fino a due  anni fa pesavo 68 Kg, peso raggiunto per la mia debolezza di bere in inverno una tazza di tè con un buon numero di biscotti. Lo ammetto il dolce è la mia debolezza, sebbene dolcifichi quasi tutto, torte e crostate comprese con stevia, non resisto al gelato artigianale e industriale o dolci acquistati che sono dolcificati con zucchero semolato. Pur essendo intollerante allo zucchero semolato, io ho questa debolezza e me ne faccio un cruccio quotidiano. 8 kg li ho persi, ma devo tenere sotto controllo questo peso, per cui ho aggiunto da qualche tempo, dapprima sporadicamente, adesso costantemente ogni 2 0 3 settimane il digiuno giornaliero con pochi liquidi/tisane e assolutamente zero carboitrati e proteine. Ho visto la differenza tra i 200 gr o 0/100 gr, a seconda di quanto ingerito il giorno prima, e i 600 o 700 gr di peso perso dopo il digiuno integrale. La differenza è enorme e intendo praticare abitualmente questo tipo di digiuno settimanalmente, perché il mio obiettivo adesso è 58 kg. Il mio digiuno intermittente è a modo mio, perché non seguo diete, né restrizioni di nessun tipo, mangio qualsiasi cosa si prepara in casa, compreso le fritture e intingoli vari, quindi mi limito solo a non cenare. Per questo motivo ho impiegato due anni a perdere 8 kg.

Come è mia abitudine arricchisco il mio post con un articolo letto, che mi ha particolarmente ispirato.

Gli indiani chiamano il digiuno Upa Vasam, che significa “vivere nella verità”, e comporta un’astensione totale dal cibo per un periodo variabile per migliorare il nostro benessere psico-fisico.

Il principale scopo del digiunatore deve essere quello di permettere al suo organismo di ritrovare il giusto equilibrio metabolico. Sembra paradossale, ma il digiuno migliora la capacità digestiva. Gli organi escretori, dispensati dalle loro funzioni primarie, possono svolgere un’attività secondaria dedicando la propria energia alla riparazione di lesioni ai tessuti danneggiati. In questo modo l’organismo trasforma il metabolismo da anabolico (degradazione di molecole complesse in molecole più semplici, con produzione di energia) a catabolico (sintesi di molecole complesse a partire da molecole più semplici, con consumo di energia). Di conseguenza, l’energia per attivare i processi vitali non viene prodotta dal cibo introdotto dall’esterno, ma dalle stesse “riserve”, principalmente grasso ed energie in accumulo, già presenti internamente nel corpo.

Digiuno quotidiano e stagionale

Un digiuno “abituale” è quello che solitamente effettuiamo tra i due pasti: un fenomeno di “riposo digestivo” della durata di 6-12 ore. Il digiuno può essere visto come una vacanza per il corpo, che può essere praticata una volta all’anno, con la finalità di permettere a organi e tessuti di autorigenerarsi. Un digiuno può durare alcuni giorni o qualche settimana, a seconda del grado di disintossicazione dell’organismo; nel secondo caso abbiamo uno sbilanciamento verso una ricerca spirituale. Anche la pratica del digiuno “sociale”, un giorno a settimana, per 24 ore, permette di risparmiare cibo e di aumentare il proprio potere di autodisciplina.

Quando digiunare

Per chi volesse praticare il digiuno almeno una volta a settimana il giorno più indicato è il sabato, che è sotto l’influenza di Saturno, così da pacificare le sue energie negative. Il digiuno può essere intrapreso in qualsiasi momento dell’anno, ma in generale, quando avvertiamo dei disturbi, è sempre meglio smettere di mangiare per uno o più giorni. Infatti, nella fase acuta della malattia il sistema digerente è inadatto a digerire il cibo e l’assenza di fame è uno dei primi sintomi della fase acuta della malattia. L’abitudine di far mangiare le persone ammalate, può essere causa di aggravamento della malattia stessa o di allungamento dei tempi di guarigione.

Le quattro regole per un digiuno d’oro

Il principale scopo del digiuno non è perdere peso, ma eliminare le tossine.

Quando ha inizio un digiuno, si presentano degli sviluppi fisici che attestano la presenza di un processo di purificazione in atto: mal di testa (sintomo più frequente e immediato), lingua particolarmente bianca, sapore cattivo in bocca, eccesso di catarro, febbre, odori corporali più forti.

È meglio digiunare in un luogo di serenità in grado di infondere energie positive, a contatto con persone che condividono lo stesso obiettivo, lontano da preoccupazioni, smog e caos cittadino.

Un digiuno prolungato deve essere svolto sotto il controllo di un esperto, mentre per digiuni di 1 giorno o di 36 ore questa condizione non è necessaria. L’abitudine settimanale o periodica al digiuno permette di imparare a gestire questa condizione nelle consuete situazioni della quotidianità.

 Benefici del digiuno

Il digiuno periodico prolungato (4-5 giorni una volta all’anno) produce effetti positivi sullo stato infiammatorio del corpo.

Il meccanismo neurologico di impiego delle sostanze in eccesso nel corpo (non utili) attiva la protezione delle cellule dall’esposizione a tossine associate allo sviluppo di malattie neurodegenerative, come Parkinson e Alzheimer.

Diminuzione della presenza di grassi nel sangue ed effetti sulla coagulazione del sangue.

Ringiovanimento di tessuti e della persona.

Sostegno del processo di liberazione da sostanze che alimentano la dipendenza: medicinali, tabacco, alcol e droghe.

Miglioramento della lucidità mentale: il digiuno infonde serenità e permette la crescita del processo spirituale.

Controindicazioni

Il digiuno è sconsigliato i durante la gravidanza o il periodo di allattamento. Ogni dipendenza farmaceutica profonda deve essere attentamente valutata poiché, per digiunare, l’organismo deve essere autonomo. È controindicato a coloro che hanno subito un intervento chirurgico con asportazione di organi importanti, e a chi soffre di insufficienza renale o presenta gravi crisi cardiache e polmonari. È inoltre controindicato a persone che soffrono di ulcere gastroduodenali acute.

Mantenimento dopo il digiuno

Il digiuno si interrompe con alimenti che non impegnano l’apparato digerente e deve corrispondere alla durata del digiuno effettuato.

Il primo giorno dopo il digiuno sarebbe meglio assumere ai primi due pasti (mattino e pranzo) alimenti liquidi (brodo nel quale è stato fatto bollire il riso). Per il pasto della sera è possibile assumere del brodo più ricco (acqua di cottura delle verdure e qualche chicco di basmati). Il giorno successivo è possibile assumere un pasto più solido o una zuppa di verdure.

Il terzo giorno assumere al mattino frutta (mela o pera). Per la prima settimana è meglio escludere il consumo di peperoni, melanzane, pomodori o fagiolini perché difficilmente digeribili e assimilabili; è bene evitare anche l’assunzione di cibi crudi.

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