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giovedì 18 giugno 2026

LA PUCCIA ricetta


 

 La Cucina di Sonia << Puccia salentina>>

Italiana, Pugliese

La puccia è un pane tipico pugliese (in particolare salentino), considerato uno degli emblemi della più antica tradizione dello street food. La sua caratteristica distintiva è l’assenza di mollica, che lo rende ideale per essere farcito con gli ingredienti più diversi. Oggi ti spiego come prepararlo a casa e ti propongo due varianti di farcitura, ma tu puoi sbizzarrirti con gli ingredienti che preferisci!

Curiosità

La puccia è un formato di pane tipico salentino, che deve il suo nome al termine “buccellatum” (cioè “boccone”) con cui veniva chiamato il pane dei militari. In Puglia viene tradizionalmente servito come street food dalle “puccerie”: piccoli locali che la preparano in versione originale, cotta nel forno a legna.

Ingredienti 4 pucce  da 15-18 cm di diametro

PER ATTIVARE IL LIEVITO

Acqua 100 g

Zucchero semolato 10 g

Lievito di birra disidratato 7 g

PER L’IMPASTO

Semola rimacinata di grano duro 250 g

Farina 00 300 g

Acqua 200 g

Olio extravergine d’oliva 50 g

 Sale 12 g

PER LA FARCITURA DI SALSICCIA E CIME DI RAPA

Cime di rapa 500 g

Salsiccia di maiale 300 g

Aglio 1 spicchio

Olio extravergine d’oliva q.b.

PER LA FARCITURA DI COPPA, SOTT’OLI E MOZZARELLA

Coppa (o capocollo) 100 g

Mozzarella fiordilatte 200 g

Carciofini sott’olio 60 g

Funghetti sott’olio 60 g

Procedimento

PER L’IMPASTO

Per preparare l’impasto della puccia sciogli il lievito di birra disidratato in 100 g d’acqua, poi aggiungi anche lo zucchero, mescola bene e lascia riposare per 30 minuti.

Trascorso questo tempo metti nella ciotola della planetaria munita di gancio le due farine setacciate, poi aziona la macchina e unisci il lievito sciolto nell’acqua e, a filo, anche l’acqua in cui avrai sciolto il sale.

Serviranno almeno 10 minuti di lavoro della planetaria perché l’impasto diventi liscio e omogeneo e si incordi al gancio della planetaria staccandosi dalle pareti della ciotola.

A questo punto aggiungi anche l’olio poco alla volta. Fai assorbire l’olio aggiunto prima di unirne altro.

Rovescia il composto sul piano di lavoro oliato e forma una palla, prendendo i lembi esterni e portandoli al centro, ruotando l’impasto.

Adagia la palla ottenuta in una ciotola unta d’olio, coprila con la pellicola trasparente e falla lievitare per 3 ore in forno spento, fino al raddoppio del volume.

Trascorso il tempo indicato, rimetti l’impasto sul piano di lavoro leggermente oliato e stendilo con le mani (non usare il mattarello ma la punta delle dita) fino a formare un rettangolo di 36 x 16 cm.

Arrotolalo lungo il lato lungo in modo da ottenere un salsicciotto e dividilo in 4 cilindri lunghi 9 cm ciascuno.

Ora prendi un cilindro alla volta: stendilo delicatamente sul piano di lavoro con le dita e poi arrotolalo su se stesso a formare un altro cilindro.

Ruotalo di 180 gradi e stendilo di nuovo con i polpastrelli. Arrotolalo e ruotalo ancora prima di ristenderlo.

In totale dovrai ripetere questa operazione 3-4 volte per ciascun panetto. (Questo procedimento serve a far sì che durante la cottura l’impasto si sviluppi in altezza e il pane si gonfi a dovere).

Infine effettua la cosiddetta “pirlatura”, cioè fai ruotare ogni porzione di impasto sul piano di lavoro e forma 4 palline.

Adagia le palline ottenute su una leccarda foderata di carta forno infarinata e falle lievitare per altre 2 ore (fino al raddoppio del volume) nel forno spento.

Dopo la lievitazione stendi delicatamente le palline con un mattarello senza schiacciarle troppo fino a formare dei dischi di pasta dal diametro di circa 18 cm (in cottura tenderà a ridursi un po’ perché il pane si gonfierà).

COTTURA

Riscalda il forno a 240° lasciandovi dentro la teglia rovesciata o la pietra refrattaria che userai per cuocere le tue pucce nel ripiano più basso del forno.

Raggiunta la temperatura impostata appoggia i dischi di impasto direttamente su questa superficie rovente (probabilmente dovrai infornarne una o due alla volta) e cuocile per circa 8 minuti.

È fondamentale non aprire mai il forno fino a cottura ultimata, ovvero finché le pucce non risulteranno gonfie e imbrunite in superficie (assumeranno il tipico colore del cornicione della pizza).

A questo punto sfornale e lasciale intiepidire prima di tagliarle a metà e farcirle.

PER 2 PUCCE CON SALSICCIA E CIME DI RAPA

In una pentola antiaderente fai scaldare a fuoco dolce un filo d’olio con l’aglio schiacciato, poi unisci le cime di rapa pulite, salale e copri con coperchio per farle appassire. Quando saranno cotte spegni il fuoco e togli il coperchio.

Nel frattempo elimina il budello della salsiccia e sgranala con le mani direttamente in un’altra padella, alza leggermente la fiamma e fai rosolare per 5 minuti.

Aggiungi le cime di rapa cotte nella padella con la salsiccia, facendole saltare per un minuto assieme. Togli dal fuoco e lascia intiepidire prima di farcire 2 delle pucce preparate.

*Se vuoi, a inizio cottura, puoi aggiungere all’olio e aglio anche un peperoncino fresco affettato, con o senza semi a seconda del grado di piccantezza che intendi conferire alla tua farcitura).

PER 2 PUCCE CON COPPA, SOTT’OLI E MOZZARELLA

Affetta la mozzarella (se necessario lasciala sgocciolare un po’ in modo che perda il liquido in eccesso e non bagni troppo la puccia), taglia a metà i funghetti sott’olio e riduci i carciofini in spicchi.

Usa tutto per farcire le due pucce rimaste, assieme alle fette di capocollo.

Buon appetito!

Note & consigli

Esiste anche la versione di puccia già farcita con le olive o quella alla pizzaiola, che in più contengono anche cipolle, capperi e pomodori. Ma la ricetta più tradizionale è quella della puccia vuota, da farcire con ingredienti importanti, come lo spezzatino di cavallo.

Varianti della ricetta

Se vuoi altre idee per lievitati farciti tipici della Puglia, ti propongo di provare i celebri panzerotti pugliesi (anche nella variante senza glutine). Se invece vuoi spaziare in altre regioni puoi cimentarti con la preparazione del calzone fritto tipico di Napoli (anche nella variante al forno), del calzone fritto siciliano o dei miei mini calzoni al gorgonzola.

Conservazione

Se vuoi, puoi preparare l’impasto per le pucce la sera prima e lasciarlo in frigorifero. Prima di utilizzarlo dovrai però avere l’accortezza di farlo rinvenire a temperatura ambiente per circa 2 ore. Una volta cotte ti consiglio invece di consumare le tue pucce ben calde, oppure di conservarle in un sacchetto di carta per massimo 1-2 giorni, In alternativa puoi anche congelarle.

 

giovedì 29 gennaio 2026

I GIORNI DELLA MERLA

 


Nel centro-nord Italia vengono chiamati i giorni della merla il 29, il 30 e il 31 gennaio, identificati dalla tradizione popolare come i più freddi dell'anno.

Perché si chiamano giorni della merla?

Numerose sono le leggende legate a questo periodo dell'anno, a cominciare da quelle legate al nome. Secondo quella più nota, un tempo i merli erano tutti bianchi. Una fiaba tramandata nel Nord Italia racconta che l’ultima merla dalle piume bianche, per salvarsi dal gelo di fine gennaio che aveva avuto la meglio sulle altre, si rifugiò al caldo del comignolo di una casa e vi rimase 3 giorni: il 29, 30 e 31 gennaio, appunto. Quando la temperatura fu più mite e uscì, era ormai il 1° febbraio, ma a causa della fuliggine le sue piume erano diventate completamente nere. Poiché era l’ultima sopravvissuta, da quel giorno tutti i merli avrebbero avuto le piume nere.

Secondo Sebastiano Pauli (1740), la “Merla” era in realtà un grosso cannone, che poteva essere trasportato al di là del Po ghiacciato solo durante i giorni più freddi dell'anno.

La Giubiana

In Piemonte e in Lombardia, specialmente in Brianza, nel Varesotto e nella fascia pedemontana, le tradizioni gastronomiche legate ai giorni della merla si collegano al rogo della Giubiana, ossia il fantoccio di una strega bruciato in piazza, in genere l'ultimo giovedì di gennaio, a simboleggiare la progressiva fine dei rigori dell'inverno e il lento riscaldarsi – dopo, appunto, i giorni della merla – delle giornate. Secondo la leggenda, la Giubiana era una strega con gambe lunghe e calze rosse, che viveva nei boschi, spostandosi di albero in albero. Era il terrore di tutti i bambini. Un giorno, l’ultimo giovedì di gennaio, una mamma preparò una pentola di risotto con la luganega. Il profumo attrasse la Giubiana, che si mise a mangiarlo avidamente. Non si accorse che il giorno stava arrivando: il sole uccide le streghe, e così la Giubiana morì. Il primo piatto tipico dei giorni della merla è quindi lui, il risotto con la luganega, con o senza zafferano: una pietanza molto semplice, a base di riso Arborio, cipolla, vino bianco, burro, brodo vegetale, grana e la tipica salsiccia lombarda, la luganega appunto.

Cosa si mangia nei giorni della merla?

In Piemonte e Lombardia

In Lombardia i giorni della merla sono, in generale, l'occasione buona per assaporare un po' di cassoeula, tradizionalmente legata alla festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio), data che segnava la fine del periodo della macellazione dei maiali. La ricetta, preparata con verza, carne di maiale (piedini, musetto, costine, salsicce e cotenna) e una lunghissima cottura in casseruola (da cui il nome) è per questo il piatto principe della gastronomia invernale lombarda. Allo stesso modo, in Piemonte i giorni della merla sono perfetti per la bagna càuda, anche se la leggenda rimanda la nascita di questa pietanza ai mesi autunnali, subito dopo la vendemmia.

Lodi e Cremona

A Lodi il piatto tipico dei giorni della merla è invece la polenta con i ciccioli, ottenuti dalla lavorazione del grasso di maiale con l'aggiunta di alloro, pepe, chiodi di garofano e altre spezie, fatti soffriggere nello strutto e poi versati nella polenta. A Santo Stefano Lodigiano e nei paesi della sponda cremasca dell'Adda i giorni della merla si “festeggiano” invece con polenta e baccalà, fritto o in umido. Baccalà protagonista, dunque. Mentre, tra i dolci, tradizionalmente legata ai giorni della merla è anche la sbrisolona mantovana (anche nella variante con le banane).

A Modena e nelle Marche

Nel Modenese si narra che un tempo, negli ultimi giorni di febbraio, le rezdòre (le massaie emiliane) fossero costrette a rimanere chiuse in casa per il freddo, preparando solo polenta, condita con un sugo denso e profumato a base di uccelletti in umido. Tutti (merli compresi?) instupiditi dal freddo e quindi facilmente catturati nel cortile di casa con piccole trappole chiamate “luvatt”. Ma anche nelle Marche hanno le idee chiare: «Se li gljorni de la merla voli passà, pane, pulenta, porcu e focu a volontà» recita un proverbio dialettale marchigiano. Quindi, polenta, pane e costine di maiale cotte sul fuoco a volontà, magari standosene davanti al camino quando fuori nevica.

In Liguria

In Liguria, il piatto tipico di fine gennaio è costituito dai ceci in zimino, che si preparano preparando un soffritto di carote, sedano, aglio, cipolla e porcini secchi e poi aggiungendo bietole e i ceci precedentemente bolliti. In Toscana i giorni della merla sono perfetti per i fagioli al fiasco o all'uccelletto.

In Umbria

Infine in Umbria il piatto tipico è il torcolo di san Costanzo, sorta di ciambellone molto semplice preparato in occasione della festa del patrono cittadino, il 29 gennaio.

 


martedì 19 agosto 2025

GROLLA DELL' AMICIZIA (caffè alla valdostana)

 

 LA MIA GROLLA DELL'AMICIZIA

Dopo giorni bollenti da vero ferragosto, oggi si respira aria fresca. Domani in tutta l’area  milanese è prevista pioggia abbondante e così avremo per diversi giorni temperature basse che renderanno sopportabile le giornate di fine agosto. Sulle montagne vicine l’aria fresca è di norma e molti preferiscono la montagna in estate proprio per questo. Ricordo che quando erano piccoli i miei bambini, non si andava al mare, ma in montagna proprio per il caldo intenso. Si sceglievano le settimane di agosto per andare a Cesana Torinese, località piemontese molto rinomata al confine con la Francia, bisognava solo attraversare il Colle di Monginevro e la prima cittadina francese che s’incontra è Briancon con la c cediglia (ç) in francese che ti fa pronunciare la c come se fosse una s. Quei giorni li ricordo con nostalgia e vorrei farvi ritorno, affittando per un breve periodo una baita. Ogni giorno si faceva un’escursione in una località di montagna e sempre c’era a disposizione la possibilità di accendere il fuoco e preparare la grigliata. I ruscelletti con l’acqua fresca erano la gioia di mia figlia; mio figlio aveva solo due mesi quando siamo andati la prima volta. Ricordo che non ero mai sazia del pane che si sfornava in quel paesello. Abbiamo visitato i dintorni, ci sono belle località che attirano i turisti come Bardonecchia nelle cui vicinanze c’è un Santuario dedicato alla Madonna. Molti i souvenir che si possono acquistare, tipici della montagna. Io conservo gelosamente la grolla dell’amicizia. Adesso che fa più freschetto è il momento buono per preparare il caffè con la grolla dell’amicizia, tipico delle zone alpine. 

Questa la ricetta che ogni valdostano prepara tutto l’anno.

Grolla dell’amicizia (caffè alla valdostana)

Il caffè alla valdostana è una ricetta tipica regionale antichissima, creata per scaldare corpo e spirito insieme agli amici quando fa freddo

Infatti il caffè nella grolla dell’amicizia si beve rigorosamente “à la ronde”, ossia facendo passare la coppa di mano in mano, senza mai appoggiarla sul tavolo.

Il génépy, è un liquore tipico del Nord Ovest italiano, ottenuto dalla macerazione in alcool di artemisie alpine. Essendo il Genepì una specie protetta, il fiore utilizzato per aromatizzare l’etanolo destinato alla produzione del liquore al giorno d’oggi è coltivato

Ingredienti per 4/6 persone

Caffè 150 g

Zucchero semolato 50 g

Genepì 80 g

Grand Marnier 40 g

Grappa 40 g

½ Scorza di arancia grattugiata

½ Scorza di limone grattugiata

 Ginepro 4 bacche

Cannella 1 stecca

Per cospargere Zucchero semolato q.b.

Procedimento

Prepara il caffè * e mettilo in un pentolino, fallo scaldare giusto per scioglierci dentro lo zucchero. Aggiungi la stecca di cannella, le bacche di ginepro e le scorze di arancia e limone per aromatizzare il tutto.

Spegni il fuoco e aggiungi tutti gli alcolici**, quindi mischia tutto e mettilo nella grolla dell’amicizia; cospargi di zucchero semolato il bordo interno e dai fuoco al composto fino a che non si estinguerà.

Una volta spento il fuoco puoi servire il tuo caffè valdostano nella grolla dell’amicizia.

Note & consigli

* La dose indicata di caffè è pari a circa 6 tazzine.

** Unisci gli alcolici a fuoco spento altrimenti l’alcool si consumerà prima del previsto, e non potrai accendere la tua grolla.

Conservazione

La grolla dell’amicizia va gustata bollente, appena fatta.

Curiosità

Il legno più utilizzato per realizzare la grolla è quello di noce o di acero, le due varietà che danno sapore particolare al contenuto senza il rischio che la coppa si spacchi per il calore. Non va confusa con la coppa dell’amicizia, che invece è più bassa e larga e ha diversi “beccucci” affinché più persone possano bere ognuna



lunedì 23 giugno 2025

POKE BOWL




 

Tutti, anche chi ha poca esperienza di cucina riuscirà a comporre queste pietanze di altre culture, che si prestano molto alla cucina salutistica. Sono davvero molto semplici di preparazione, si possono preparare la sera prima e portarsela dietro al mare o in montagna. Siamo nella stagione più calda e questa estate si sta preannunciando decisamente rovente e vogliamo cibi freschi e preparati in dieci minuti. Cliccando immagine su Google sono visualizzabili un gran numero di combinazioni di questo piatto di chiara origine asiatica. Qui ho voluto scrivere una ricetta, un esempio semplice da fare in casa.

POKE MEDITERRANEO

Cuoci il riso e in una padella fai rosolare il pollo a fiamma viva insieme a burro, scalogno, aglio, peperoncino. Aggiungi Tabasco, paprika e zucchero. Riduci con il vino bianco e aggiusta con sale e pepe. Cuoci i peperoni in forno e tagliali a listerelle. Taglia la zucchina e saltala in padella. Taglia i pomodori e condiscili con olio e sale. Componi ora il tuo POKE con il riso sul fondo e sopra il pollo, i peperoni, le zucchine, i pomodorini e il panetto di formaggio spalmabile (al salmone, al basilico, alle erbe fresche….),se ti piace di più taglialo a cubotti di media grandezza. Decora con origano.

sabato 14 dicembre 2024

Vin brûlé, la ricetta che scalda lo spirito

 


Il vin brûlé è una bevanda alcolica speziata da bere calda (meglio se in compagnia) per combattere le basse temperature. Il suo momento è l'inverno e il suo profumo è tra quelli che più ci riportano a questa stagione e al periodo delle feste natalizie. Ai mercatini di Natale solitamente non manca mai, accompagnato da caldarroste, bretzel e strudel di mele.

Dal vino alle spezie: cosa serve per preparare (e profumare) il vin brûlé

Il vin brûlé si compone di una base di vino rosso arricchita da scorze di limone e arancia, mela, cannella, chiodi di garofano, anice stellato, noce moscata. A questa viene aggiunto lo zucchero e il tutto viene fatto sobbollire tutto per qualche minuto. Quando lo zucchero è sciolto, si filtra e si serve caldo.

Ingredienti

1 l. vino rosso corposo

1 limone

1 arancia

1 mela

8 chiodi di garofano

2 stecche di cannella

4 stelle di anice

230 g zucchero

noce moscata

Procedimento

Ricavate con un pelapatate la scorza di 1 limone non trattato.

Fate lo stesso con 1 arancia non trattata, facendo attenzione a tagliare solo la parte colorata perché quella bianca è amara.

Tagliate a fette ½ arancia con la buccia, dopo averla ben lavata.

Fate lo stesso con 1 mela.

Completate la lista degli ingredienti con 8-10 chiodi di garofano, 2-3 stecche di cannella, 4-5 stelle di anice.

Raccogliete tutto in una casseruola con 1,5 litri di vino rosso corposo e 230-250 g di zucchero; aggiungete un pizzico di noce moscata grattugiata. Fate sobbollire per circa 10 minuti, finché lo zucchero non si sarà sciolto.

Filtrate il vino in un colino a maglie fini, meglio ancora se attraverso una garza, recuperando tutto il liquido.

Servitelo ben caldo, eventualmente con pezzetti di frutta, che si possono anche mangiare, e con spezie decorative. Se dovesse avanzare, conservatelo in caraffe di vetro, in frigorifero, per 2-3 giorni e riscaldatelo prima di servirlo nuovamente.

sabato 16 novembre 2024

PUNCH ALLA GIAPPONESE

 


Non si deve per forza andare in Giappone per gustare questo punch, lo si può preparare anche a casa.

Questa è la ricetta.

Ingredienti

2 cucchiaini di tè verde

½ litro d’acqua

250 g di zucchero

La scorza grattugiata di un limone biologico

2 bottiglie di vino bianco secco

1 bottiglia di rum

Preparazione

Fatto il tè, si aggiungono zucchero e scorza di limone. Poi vino e rum. Mescolate e riscaldate.


domenica 13 ottobre 2024

Gastronomia svizzera

Sono una fan di EDEN in cui ritrovo con grande simpatia la conduttrice Licia Colò (conduttrice storica per 16 anni di KILIMANGIARO, la mia trasmissione cult) su LA7 e con grande sorpresa, parlando di gastronomia durante una presentazione della zona ginevrina, hanno dato la ricetta di questo pasticcio.


Cholera - Torta salata del Vallese



# vegetariana # etnica # avanzi # cucina svizzera

Cholera, che strano nome per una torta salata a base di verdure, formaggio e mele. Sembra che la ricetta risalga ai tempi della epidemia di colera del 1836 che dilagò in vari cantoni della Svizzera meridionale.  La gente non uscendo più di casa per evitare il contagio, improvvisava dei piatti mettendo insieme quello che aveva in dispensa come nel caso di questa ricetta. La tesi più accreditata è che questo piatto prenda il nome da cholära che in dialetto vallesano denota il locale antistante il forno a carbone dove questo piatto veniva cucinato. Potete sostituire la pasta sfoglia con la pasta brisée ed il formaggio da raclette con del Groviera o Emmental.

 INGREDIENTI per 6 persone

2 rotoli di pasta sfoglia pronta per l'uso

40 g di burro

200 g di patate a pasta soda

200 g di mele sbucciate e a rondelle

200 g di porri lavati, tagliati a rondelle

200 g di cipolle sbucciate e a rondelle

250 g de formaggio da raclette vallesano

pepe

 PREPARAZIONE

Sbollentate i porri in acqua leggermente salata per non più di 5 minuti, scolateli  e immergeteli in una bacinella riempita di acqua fredda per interromperne la cottura. Appassite a fuoco basso le cipolle fino a quando prendono leggermente colore.

In una padella dorate le mele in un po' di burro e dopo qualche minuto spegnete il fuoco e fatele raffreddare. Unitele poi alle cipolle, ai porri e conditele a vostro piacimento con il sale ed il pepe. Per ultime aggiungete a questo composto le patate tagliate a rondelle che avete precedentemente lessato in acqua salata. Infine grattugiateci sopra, usando una grattugia a fori grossi, il formaggio per raclette e amalgamatelo bene con cucchiaio di legno al resto degli ingredienti.

Foderate lo stampo a cerniera antiaderente di 24 cm di diametro con la carta da forno, adagiateci sopra il primo disco di pasta facendo in modo che fuoriesca dai bordi, versateci il composto appena preparato livellandolo bene e ricoprite con l' altra sfoglia tagliando i lembi di pasta che escono dall'orlo della tortiera. Fate aderire i due dischi bagnandoli con un po' di acqua in modo che le due sfoglie risultino ben sigillate. Infornate in forno già caldo - a 180° C - per circa 40 minuti il tempo necessario a che la superfice risulti bella dorata. Sfornate e servite subito ben calda.

venerdì 28 giugno 2024

SUSHI: Esperimento riuscito

 

                                                           

Oggi mi sono cimentata per la prima volta nella preparazione del sushi e ne sono elettrizzata. Tante ricette non le facciamo, perché crediamo siano difficili e ci sentiamo non all’altezza. Lo so per esperienza con la pastiera napoletana che io preparo a Pasqua tutti gli anni. E’ vero che gli ingredienti sono tanti. Ma non è difficile e riesce sempre, non come le torte che a volte rimangono poco cotte o non si gonfiano. Bisogna avere gli attrezzi, nel caso del sushi il kit acquistato è stato la mia salvezza. Il rotolo di bambù è indispensabile. Anche alcuni ingredienti sono indispensabili, il riso per sushi, l’aceto di riso e la salsa wasabi che ho trovato piccante e deliziosa. Ho aggiunto i cetrioli e la carota per la parte verde, il salmone affumicato per la parte proteica. Poi ho eseguito tutto alla lettera, come è scritto nella ricetta. Il riso va cotto, ma non scotto e quindi ho dovuto rimetterlo sul fuoco, perché 1 tazza di riso e una tazza d’acqua non è stato sufficiente a portarlo alla giusta cottura.






Preparazione del sushi

1.  Cuocere il riso in acqua bollente leggermente salata ( 1/2 cucchiaino) nel rapporto di una tazza d’acqua per 1 tazza di riso (meglio 2 tazze d'acqua). Togliere dalla pentola e trasferire in una ciotola.

2.  Mescolare il riso per sushi caldo con aceto di riso e sale a piacere (meglio di no) e mettere da parte a raffreddare.

3.   Posizionare un foglio di alga Nori con il lato lucido posizionato verso il basso su tappetino di bambù arrotolato. Mettere circa ¼ del riso cotto sull’alga Nori e distribuirlo uniformemente con le mani bagnate. Lasciare uno spazio di circa 2 cm in alto senza riso,  anche in basso dopo aver distribuito il riso su tutto il foglio.

4.  Fare un piccolo solco al centro del riso per tutta la lunghezza e metterci dentro la pasta di wasabi. Quindi mettere gli ingredienti a piacere, ad esempio cetrioli, zucchine, lattuga, surimi, salmone affumicato.

5.   Sollevare e arrotolare il tappetino di bambù in avanti insieme al Nori e al riso.

6. Inumidire il bordo del Nori senza riso  in alto e anche il lembo in basso, quindi arrotolarlo completamente con l'aiuto del rotolo di bambù. Sigillare bene con il  lembo in basso inumidito, perché si deve incollare bene.  Tagliare il sushi in 6-8 pezzi con un coltello umido. 

 


martedì 26 marzo 2024

Pizza al formaggio dell’Umbria, la ricetta di Pasqua

 


La pizza al formaggio, o pizza di Pasqua, è la torta salata che viene preparata tradizionalmente per il pranzo di Pasqua in Umbria, ideale da condividere in famiglia

Si chiama “pizza al formaggio”, ma questa ricetta tipica della tradizione umbra è, invece, una sorta di torta salata, alta e morbida, o meglio, un pane condito. È una preparazione che ne ricorda alcune altre diffuse nelle regioni dell'Italia Centrale e tipiche delle festività pasquali, come il casatiello e il tortano campani e la crescia di Pasqua marchigiana.

La pizza al formaggio umbra è un pane di festa, preparato come gli altri pani pasquali per celebrare la rinascita e il ritorno della primavera. La tradizione “pagana” si è poi fusa con quella religiosa, e le celebrazioni della primavera si sono sovrapposte a quelle per la resurrezione di Cristo.

Chiamata anche Torta di Pasqua, si accompagna a salumi, in particolar modo al capocollo, tipico insaccato ottenuto dalle carni ricavate dalla parte superiore del collo del maiale. La pizza al formaggio con il capocollo fa parte della tradizionale colazione pasquale, consumata dopo “che si sciolgono le campane”, insieme alla coratella e alla frittata.

Ingredienti

8-10 persone porzioni

500 g farina 0

150 g latte

100 g Parmigiano Reggiano Dop grattugiato

100 g olio extravergine di oliva

100 g Emmentaler Dop

75 g pecorino grattugiato

20 g lievito di birra fresco

10 g sale

4 uova

pepe

Procedimento

Step 1

Per la ricetta della pizza al formaggio dell’Umbria, la ricetta di Pasqua, sciogliete il lievito nel latte intiepidito.

Step 2

Mescolate la farina con il pecorino e il parmigiano e impastate tutto con le uova, quindi unite il latte con il lievito e infine l’olio; lavorate gli ingredienti fino a formare un panetto che si stacca bene dalle mani.

Step 3

Completate l’impasto incorporando il sale, una macinata di pepe e l’emmentaler grattugiato con una grattugia a fori grossi. Modellatelo a palla e adagiatelo in uno stampo ad anello (ø 18 cm, h 10 cm) unto di burro.

Step 4

Lasciate lievitare per 2 ore o finché non avrà riempito lo stampo; infornatelo a 180 °C per 55-60 minuti. Se vedete che la superficie comincia a scurirsi troppo, copritela con un foglio di alluminio.

sabato 16 marzo 2024

ZA 'ATAR, erba per la mente

 

Erba selvatica, tipica del Medioriente, è l'origano che troviamo anche nella mia Italia, è protagonista di molte ricette palestinese, libanese. Profumato e ricco di minerali e antiossidanti, è considerato un tonico per la mente. Le mamme lo spargono sulla colazione prima della scuola.

Come prepararlo.

Unisci 2 cucchiai di origano secco, 2 cucchiai di timo, 1 di sommacco, 2 cucchiaini di sesamo e 1 di sale marino.

 Questo miscuglio si può cospargere sulle verdure al forno e insalate, nelle zuppe,carni e pizze, dove si vuole per quel tocco e sapore in più.

Lo za’atar si può acquistare già pronto sul sito www.speziate.it 

Qui si trova ogni tipo di spezie, tè e altro.

Qualche nota in più

Miscela Za’atar

PREPARAZIONE: 10 MINUTITEMPO TOTALE: 15 MINUTIDOSI PER: CIRCA 300 G

Per Lior Lev Sercarz, chef e proprietario di La Boîte, una vera e propria boutique delle spezie, un buona miscela za’atar deve sempre avere sommacco, semi di sesamo e za’atar, un’erba aromatica dal sapore simile all’origano. Per un mix dal gusto più intenso, tostate leggermente i semi di sesamo.

80 g di semi di sesamo (preferibilmente non decorticati)

200 g di foglie di za’atar essiccate (in alternativa, potete usare 100 g di maggiorana essiccata, 40 g di timo essiccato e 60 g di origano essiccato)

80 g di sommacco

2 cucchiaini di sale fino

1. Tostate i semi di sesamo in una padella di ghisa o antiaderente, a fiamma bassa. Mescolate di tanto in tanto per tostarli in maniera omogenea. Saranno pronti una volta dorati e fragranti, dopo circa 5 minuti. Rimuovete dal fuoco e lasciate raffreddare a temperatura ambiente. Mettete da parte.

2. In un macinaspezie oppure al mortaio, tritate grossolanamente le foglie di za’atar, il sommacco e il sale. Versate in un contenitore, aggiungete il sesamo tostato e mescolate.

DA FARE IN ANTICIPO Lo za’atar si può conservare a temperatura ambiente in un barattolo di vetro o in un barattolo da spezie a chiusura ermetica fino a un mese.

 NOTE I semi di sesamo non decorticati hanno un sapore leggermente amarognolo. Si trovano nei negozi specializzati oppure online. Le foglie di za’atar sono più difficili da trovare: potete cercare nei negozi di prodotti mediorientali o acquistare online le piantine.

giovedì 3 marzo 2022

La curcuma, l’oro dell’ India


 

La spezia regina dell’India, benefica e preziosa incanta il palato e gli occhi. Chiamata anche zafferano delle Indie per il giallo acceso e il profumo pungente, la curcuma è la spezia tipica della cucina indiana, approdata con successo anche sulle tavole occidentali. La curcuma si può usare, in polvere oppure fresca grattugiandone il fusto dopo averlo sbucciato con un pelapatate. Il segreto della curcuma, usata nella medicina ayurvedica per la salute di cuore e fegato, è il suo principio attivo, la curcumina, un polifenolo con proprietà antiossidanti. In cucina con il suo sapore spiccato dà il meglio di sé nelle insalate, negli gnocchi di patate o nelle vellutate di verdure, ma non dimenticate il pizzico di pepe che l’ “attiva”!

Pasta di curcuma e Golden milk

Pasta di curcuma: 150 g di acqua, 40 g di curcuma  in polvere, un pizzico di pepe.

Golden milk: per 4 persone

800 g di latte di soia o di mandorla,

4 cucchiai di miele millefiori,

4 cucchiaini di pasta di curcuma.

Preparazione: portare l’acqua a ebollizione con un pizzico di pepe nero, spegnere il fuoco, aggiungere la curcuma e mescolare fino a ottenere una pasta densa e granulosa, lasciar intiepidire e trasferire in un barattolo fino al momento di utilizzarla. Portare a bollore il latte vegetale, aggiungere la pasta di curcuma e il miele, spegnere il fuoco e mescolare molto bene,

Servire il Golden Milk ben caldo.

La pasta di curcuma servirà per la preparazione di circa 20 tazze di Golden Milk e si può conservare in frigorifero per due o tre settimane.

 

 

giovedì 29 luglio 2021

PIADINE FAI-DA-TE

 


Per 8 piadine

Versate 225 g di farina su un piano di lavoro, fate la fontana e mettete al centro una cucchiaiate d’ olio, un pizzico di bicarbonato, uno di sale e mezzo bicchiere di acqua calda. Lavorate con energia fino ad ottenere un composto omogeneo poi suddividetelo in 8 parti e tiratele sottili con il matterello. Scaldate un tegame di ghisa o antiaderente e cuocete le piadine per qualche minuto da entrambi le parti, senza condimento, finché si saranno leggermente gonfiate e dorate in alcuni punti.

Potete conservarle una settimana, ben avvolte in un foglio di alluminio.

Su YouTube ci sono diversi video che vi invito a seguire  per imparare il giusto procedimenti , come quello su www.vivalafocaccia.com

RICETTA

Piadina uovo e asparagi

Ingredienti per 1 persona

150 g di asparagi surgelati, 1 uovo, 1 piadina, 4-5 fettine di prosciutto crudo, grana, burro, sale e pepe.

Lessate gli asparagi ancora surgelati per 10 minuti. In un tegamino antiaderente fate sciogliere una grossa noce di burro, fateci scivolare l’uovo sgusciato ,salate, pepatelo e cuocetelo per pochi minuti.

Intanto, in un altro tegame antiaderente fate scaldare la piadina a fiamma vivace da entrambi i lati, senza condimento, poi trasferitela su un piatto e posatevi il prosciutto, l’uovo e gli asparagi scolati, caldi, salateli, pepateli e completate con scagliette di grana  (Parmigiano Reggiano - formaggio).




 

sabato 26 giugno 2021

LATTE DI COCCO CREMOSO - SI PREPARA COSI'

Finalmente so come preparare il latte di cocco come piace a me! Avrei potuto prepararlo già due anni fa, quando ho frequentato il corso di Cucina evoluzionale di Ivy Moscucci, ma ero distratta dai miei molti impegni. Ho sempre acquistato al supermercato la confezione di latte di cocco che si presentava liquida e senza la parte grassa che richiedeva la ricetta del dolce di Ivy, mi ripromettevo di acquistare il latte di cocco in lattina in un negozio etnico. Adesso non mi serve più!



Ecco la ricetta.

Ingredienti per 1 litro di bevanda:

800 ml di acqua naturale

200 g di cocco grattugiato (chiamato anche cocco rapè)

un pizzico di sale dell'Himalaya (o di sale marino integrale fino)

stevia in polvere o liquida, quanto basta (opzionale)

Preparazione:

Unisci tutti gli ingredienti e frulla con il frullatore. Conserva nel frigorifero fino a 2-3 giorni in una bottiglia di vetro. Se dopo 3 giorni non lo hai utilizzato, congelalo, magari in piccole porzioni. Per divertirti puoi aggiungere anche la cannella, la vaniglia, il cacao crudo o altre spezie a piacere.

 

 

  

domenica 25 ottobre 2020

MAGICA SPIRULINA!

 Utilizzata come integratore alimentare grazie al suo alto contenuto di proteine e amminoacidi essenziali, la Spirulina si presta anche a diventare un ingrediente versatile per molte ricette, dai primi ai secondi e per finire  i dolci, conferendo a tutte queste pietanze  il suo magnifico colore verde.



“Cheesecake alla Spirulina”


Per la base

120 gr di nocciole, 6 datteri, 2 cucchiai di cocco fresco grattugiato, 1 cucchiaio di olio di cocco, sale.

Per la crema

300 gr di anacardi non tostati, 1 dl di sciroppo di acero, 1,2 dl di olio di cocco, 1 cucchiaino di alga Spirulina, 1 pizzico di sale.

Per decorare

Cocco fresco a fettine

Preparazione

1.   La sera prima mettete a bagno gli anacardi in acqua fredda.

2.   Tritate nel mixer le nocciole, i datteri, il cocco grattugiato, l’olio di cocco e un pizzico di sale.

3.   Versate il composto in uno stampo a cerniera di 20 cm di diametro, foderato con carta da forno, compattatelo con il dorso di un cucchiaio e mettetelo in freezer per 15 minuti.

4.   Disponete nel mixer gli anacardi sgocciolati, lo sciroppo d’acero, l’olio di cocco. La Spirulina e un pizzico di sale, poi azionate fino a ottenere una crema densa e omogenea.

5.   Versate il composto sulla base preparata, coprite con la pellicola e mettete la torta in frigorifero per almeno 3 ore.

6.   Trasferite la Cheesecake su un piatto da portata e servite decorata con il cocco fresco a fettine.

mercoledì 30 settembre 2020

Polpette di quinoa ai semi con crema di capperi e pomodorini secchi

 Ingredienti

200 gr di quinoa bianca

2 patate

1 mazzetto di prezzemolo

100 gr di farina di riso

Semi di lino

Semi di chia

Semi di girasole

Semi di papavero

Sale

Per la crema

140 gr di capperi sotto sale

10 pomodorini secchi sott’olio

100 gr di mandolrle spellate

Aceto bianco

Acqua frizzante ghiacciata

Olio extravergine di oliva

PREPARAZIONE

1.   Cuocete le patate per 40 min. a partire dall’ebollizione, scolatele, sbucciatele ancora calde e passatele allo schiacciapatate versandole in una ciotola. Intanto, sciacquate bene la quinoa, disponetela in una casseruola, copritela con abbondante acqua leggermente salata e cuocetela per il tempo indicato sulla confezione, poi sgocciolatela e trasferitela nella ciotola con il puré.

2.   Aggiungete 1 cucchiaio raso di ciascuno dei diversi semi, unite il prezzemolo tritato e infine incorporate la farina di riso, mescolando fino a ottenere un composto omogeneo; regolate di sale. Con le mani leggermente inumidite formate 12 polpettine, schiacciatele leggermente e passatele nella farina di riso. Sciacquate i capperi e metteteli a bagno in acqua tiepida per circa 15 min. cambiando l’acqua 2-3 volte.

3.   Versate nel recipiente del mix i capperi sciacquati, i pomodorini, le mandorle, 5-6 cucchiai di acqua frizzante ghiacciata, 5-6 di olio e 2 di aceto bianco, poi frullate fino a ottenere un composto cremoso, unendo eventulmente ancora poca acqua. Cuocete le polpette in una padella ampia con un filo d’olio finché non saranno dorate, poi sgocciolatele su fogli di carta assorbente e servitele con la crema.

 

Il mio giudizio:

E una ricetta che sembra difficile, ma è di una facilità estrema. Il difficile è solo reperire tutti gli ingredienti.

L’ho preparata e l’ho trovata gustosissima. Le polpette sono buone anche fredde il giorno dopo. Non sono riuscita a scattare la foto, perché sono andate a ruba.