Translate

Visualizzazione post con etichetta ALIMENTI NATURALI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ALIMENTI NATURALI. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2026

Papaya - il frutto degli angeli

 


Nei caraibi si crede che aiuti a mantenere giovani, ma favorisce anche la digestione e guarisce dalle malattie batteriche e piace tanto in Italia: negli ultimi dieci anni le importazioni sono raddoppiate.

Le popolazioni caraibiche lo chiamano il “frutto degli angeli”. Forse perché la papaya è un frutto dalle mille proprietà benefiche per la salute. È coltivato soprattutto nelle aree tropicali di Asia e America, in cui fa caldo e gli sbalzi di temperatura non sono eccessivi, mentre alle nostre latitudini è praticamente impossibile coltivare la pianta della papaya, che non resiste a temperature vicine allo 0°. Bisogna andare a cercarla altrove, magari in una delle 50 varietà conosciute lungo tutta la fascia tropicale del globo. Tante varietà, tanti nomi che cambiano a seconda del luogo in cui viene coltivata: in Messico si chiama capote, in Brasile mamao, a Cuba addirittura fruta bomba.

Ma qual è il primo mercato mondiale di questo frutto? Secondo gli ultimi dati della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, è il Messico il primo Paese esportatore mondiale di papaya. Un frutto che piace sempre di più agli italiani: secondo l’Istat, le importazioni sono più che raddoppiate nel decennio 2004-2014, salendo a 2,5 migliaia di tonnellate annue, con un aumento del 15% del prezzo.

E le doti benefiche? Le mette in risalto lo studio del BS, Agriculture and Agribusiness Department dell’Università di Karachi, in Pakistan, concentratosi soprattutto sui semi ricchi di flavonoidi e polifenoli, sostanze antiossidanti che proteggono dalle infezioni batteriche. In un test effettuato in Nigeria, grazie alle sostanze contenute nella papaya, il 76,7% dei bambini colpiti da batteri nocivi intestinali è completamente guarito. Inoltre la papaya fermentata è un tonico naturale per tutto l’organismo: in Giappone è utilizzata per proteggere il fegato dalle malattie, mentre la papaina, un suo enzima, facilita la digestione delle proteine ed è impiegata nell’industria alimentare per rendere le carni più tenere.

Proprietà e benefici della papaya: come si mangia questo frutto tropicale?

Ricca di benefici per l’organismo, la papaya è un frutto tropicale gustoso e versatile in cucina. Ecco proprietà e controindicazioni della papaya.

Nutriente, gustosa e dai colori sgargianti, la papaya è un frutto esotico sempre più apprezzato anche in Europa, grazie al suo sapore dolce e ai numerosi benefici che apporta all’organismo.

Sebbene sia un frutto nativo dell’America Centrale, oggi è possibile trovarlo facilmente anche nei supermercati e nei negozi di ortofrutta italiani.

Inoltre, nonostante i maggiori produttori restino i paesi tropicali e subtropicali, la papaya è coltivata anche nel nostro Paese, soprattutto in Sicilia.

Infatti, la pianta di papaia (Carica papaya L.) è una specie appartenente alla famiglia delle Caricacee che cresce rigogliosa anche con un clima temperato, a patto che le estati siano calde e umide, proprio come quelle che si registrano nelle regioni meridionali.

Dati i numerosi benefici che questo frutto apporta all’organismo, è ampiamente utilizzato in cucina, ma anche in erboristeria e nell’industria farmaceutica.

Infatti, oltre al frutto fresco o essiccato, oggi ha assunto molta importanza anche la papaia fermentata, utilizzata come integratore.

Contrariamente a quanto si pensa, la papaya ha un ridotto apporto calorico. Ciò rende questo frutto adatto a ogni regime alimentare. Esistono però alcune controindicazioni che ne sconsiglierebbero l’assunzione ad alcuni soggetti.

Proprietà e benefici

Il frutto della papaia si presenta come una grossa bacca dalla forma che ricorda una pera o un grande melone allungato. La buccia esterna non commestibile è liscia e di colore giallo-verde, mentre la polpa è soda e corposa, di un colore arancio vivo ed offre numerose proprietà.

Tra le principali proprietà della papaya, una delle principali è legata alla presenza di carotenoidi, potenti antiossidanti che aiutano l’organismo a contrastare l’invecchiamento cellulare e supportano il funzionamento del sistema immunitario.

Gli antiossidanti, insieme ad altri nutrienti contenuti in questo frutto, contribuiscono alla salvaguardia della salute del cuore e alla riduzione del potenziale rischio di sviluppare tumori al colon e alla prostata.

Le fibre in essa contenute la rendono un buon alleato per la regolarità intestinale. Queste contribuiscono a un maggiore senso di sazietà e favoriscono l’assorbimento di grassi e zuccheri.

Inoltre, la papaya contiene molte vitamine, tra cui vitamina C e Beta-carotene (precursore della vitamina A), oltre a importanti sali minerali come potassio, calcio, fosforo, ferro e magnesio.

A questo frutto è anche attribuito un effetto antinfiammatorio, grazie anche alla presenza di papaina, un enzima utile nel trattamento delle infezioni gastrointestinali, oltre che benefico per la digestione.

Infine, un ulteriore beneficio della papaia è poi legato all’effetto idratante e anti-age che ha sulla pelle.

Date le eccezionali proprietà di questo frutto, esistono sul mercato numerosi integratori alimentari formulati con papaya fermentata, un estratto ottenuto dalla fermentazione del frutto polverizzato.

La papaia fermentata è benefica per il contrasto dello stress ossidativo e come integratore anti invecchiamento.

Molte di queste azioni benefiche sono ancora oggetto di studio e alcune ricerche sono focalizzate sugli effetti di questo estratto in pazienti con condizioni di stress ossidativo, come nel caso del morbo di Alzheimer.

Altri integratori sono poi realizzati con i semi di papaya, capaci di proteggere l'apparato digerente e dotati di proprietà antibatteriche.

Sebbene non sia un alimento ricco di proteine, la papaya contiene un'ampia gamma di vitamine e minerali essenziali che fanno sì che questo frutto sia nutriente, oltre che ipocalorico.

Controindicazioni: quando evitarla?

Il consumo di papaya potrebbe interagire con farmaci anticoagulanti, aumentando il rischio di sanguinamento. Pertanto, le persone che seguono una terapia con anticoagulanti, dovrebbero consultare il medico prima di includere la papaya nella dieta.

Inoltre, l'assunzione di papaya, dei suoi estratti o prodotti contenenti papaina potrebbe scatenare reazioni allergiche, compresi episodi di asma.

Durante la gravidanza, è bene evitare il consumo di papaya non completamente matura o di prodotti contenenti papaina poiché potrebbero presentare rischi per lo sviluppo del feto.

Sebbene non ci siano ancora abbastanza evidenze scientifiche, è inoltre consigliabile evitare il consumo di foglie della pianta di papaya, papaya fermentata e papaina durante l'allattamento.

Come si mangia?

Per quanto riguarda il consumo, è importante selezionare un frutto maturo, con una consistenza leggermente morbida e un colore giallo intenso o arancione.

La papaya può essere gustata fresca, previa rimozione dei semi centrali, o utilizzata in varie ricette. Infatti, in cucina, la papaya si adatta a piatti dolci e salati, come aggiunta a uno yogurt con noci per una colazione nutriente o abbinata al prosciutto come antipasto.

Oltre che per realizzare degli estratti dissetanti e rinfrescanti, questo frutto può essere impiegato come ingrediente base per salse e condimenti dal sapore esotico.

In alternativa, la si può utilizzare per arricchire l’impasto di torte o muffin con dei piccoli pezzi di polpa.

Fonti:

https://www.humanitas.it/enciclopedia/alimenti/frutta/papaya/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35206040/

https://www.webmd.com/vitamins/ai/ingredientmono-69/papain

lunedì 13 aprile 2026

La teobromina del cacao mantiene giovani le nostre cellule

 

E’ passata una settimana da Pasqua e ancora abbiamo da smaltire tanta cioccolata. La mia nipotina ha avuto in dono ben 15 uova di Pasqua ed è stato delizioso vederla mentre le rompeva e scopriva la sorpresa. Ho letto recentemente che la cioccolata non è un peccato di gola, perché mangiare cioccolato fa restare giovani. Lo dimostra un recente studio pubblicato su Aging da ricercatori del King’s College London che ha analizzato campioni di sangue di oltre 1.600 adulti europei. E’ emerso che chi aveva alti livelli di teobromina del cacao mostrava un’età biologica inferiore rispetto a quella cronologica. Quale cioccolato mangiare, ma quello fondente o, ancora meglio, quello crudo, che mantiene inalterati i suoi principi attivi antiage, tra cui appunto la teobromina.


venerdì 7 novembre 2025

CENTRIFUGATO VERDE ANTISTRESS

 


Lo stress influisce non solo sull’umore e sul sonno, ma anche sul benessere fisico. Un centrifugato verde ricco di vitamine e minerali può aiutare a ridurlo in modo naturale.

Banana, kiwi, spinaci e cavolo nero sono gli ingredienti ideali per iniziare la giornata con più energia e serenità

Lo stress, oltre ad avere un impatto sulla salute mentale, rendendoci di cattivo umore, nervosi e turbando il nostro sonno, ha anche un effetto sulla salute fisica. Periodi prolungati di grossa tensione aumentano i livelli di cortisolo, definito proprio ormone dello stress, e questo provoca un incremento dello stato infiammatorio con tutti gli inconvenienti correlati, a iniziare dalla stanchezza fisica e mentale e da un diffuso stato d’ansia. Vitamine del gruppo B, in particolare B1 e B6, vitamina C, vitamina E e zinco sono una combo perfetta per ridurre i livelli di stress. Questi micronutrienti si trovano in particolare nei semi oleosi come le mandorle, nei semi di zucca, nei kiwi, nella banana, negli spinaci e nel cavolo nero.

Per preparare la nostra centrifuga/estratto servono:

1 banana, 2 kiwi sbucciati, 100-150 g di spinaci, 2-3 foglie di cavolo nero e, se piace, un pezzetto di zenzero.

Una volta pronto aggiungiamo 1 cucchiaio tra mandorle tritate e semi di zucca.

Al mattino a colazione.


mercoledì 4 giugno 2025

Il sushi è davvero un cibo sano o fa ingrassare?

Ho gustato le prime pietanze di cucina cinese molti anni fa e subito le trovai di mio gusto. In questi anni recenti molte volte la mia famiglia ha trovato conveniente andare a festeggiare qualche evento in un ristorante orientale, non solo per i prezzi popolari, ma anche per assaggiare quelle pietanze gustose. Una settimana fa ho acquistato un corso di cucina sul sito www.vegolosi.it intitolato "Giappone Vegan" , perché desidero riproporle in famiglia quelle ricette preparate in diretta.

Qui desidero condividere un articolo letto alcuni giorni fa che ha soddisfatto tante mie domande.

Il sushi è davvero un cibo sano o fa ingrassare? 

Il parere dell'esperta

È più sano il sushi o la pizza? Se questa domanda vi attanaglia, siete nel posto giusto. Abbiamo chiesto alla nutrizionista se il sushi fa bene o fa ingrassare, se è pericoloso mangiarlo e anche qual è la tipologia più sana. Insomma, tutte le domande sul sushi che vi siete sempre fatti.  Lo abbiamo chiesto a Karen Cummings-Palmer, nota coach di nutrizione e di salute integrativa, che ci ha regalato diversi preziosi tips per consumare in sicurezza questa specialità nipponica.

Articolo di Alessandra Signorelli, 19 maggio 2025.

Il sushi fa ingrassare?  E’ un cibo sano? È un pasto completo? Quanti pezzi di sushi si possono mangiare a dieta?

 Rispondiamo alle vostre domande…

Credo che non sia un'esagerazione affermare che il sushi ha conquistato l’Occidente: da vari anni i sushi bar hanno invaso le strade delle nostre città quasi quanto le pizzerie. A ragione: questa delicatezza giapponese non è solo squisita, ma facile da consumare, da trasportare e e da portare in ufficio, ed è considerata un'alternativa sana al fast food della pausa-pranzo. Ma credo di non essere l’unica ad essersi chiesta: ma il sushi è davvero un cibo sano? E dal punto di vista nutrizionale, costituisce un pasto completo? L’abbondanza di riso bianco nel sushi può causare picchi glicemici? E mangiare pesce crudo, anche se siamo molto lontani dal mare, è sempre una buona idea?

 Ma intanto scopriamo le origini del sushi, cos'è di preciso, i suoi valori nutrizionali, e se fa bene o male?

Cos'è il sushi

La prima incarnazione di questa pietanza pare sia nata in Cina e nel sudest asiatico addirittura fra il terzo e il quinto secolo avanti Cristo, come metodo per preservare il pesce. E pare che sia arrivata in Giappone nell’ottavo secolo col nome di “Narezushi”, costituita da riso e pesce fermentati con aceto di riso e sake venduti da banchetti per strada, e consumati soprattutto durante le feste e le celebrazioni. Il Nigirizushi o Nigiri sushi come lo conosciamo noi oggi, un pezzetto di pesce adagiato su un bocconcino di riso, pare sia stato ideato nell’ottocento dallo chef Hanaya Yohei nella odierna Tokyo, che allora era un villaggio di pescatori e si chiamava Edo.

Il sushi è la specialità gastronomica giapponese più famosa al mondo, ma in Giappone, al contrario di quello che si pensa, non è un cibo di tutti i giorni. È piuttosto una pietanza riservata alle occasioni speciali e alle celebrazioni, o a quando si va a mangiare al ristorante. Il sushi tradizionale non prevede necessariamente pesce freschissimo: pesci bianchi, ma anche il tonno, possono essere stati marinati, o stagionati per qualche giorno in foglie di alghe kombu, per generare il gusto umami. Una componente essenziale del sushi è il riso o “shari”, meticolosamente preparato cuocendolo in aceto di riso, sale e zucchero. Il riso non è considerato un semplice accompagnamento, ma il “cuore e anima” del sushi. Alcuni tipi di sushi che conosciamo, poi, non sono neanche nati in Giappone: il famoso California Roll per esempio, pare sia nato negli USA o in Canada, se ne contendono la creazione, negli anni settanta, i sushi chef giapponesi Hidekazu Tojo a Vancouver e Ichiro Mashita a Los Angeles. E il concetto di Kaiten sushi, sushi servito su un tapis roulant, come succede in tanti ristoranti anche qui in Europa, è nato in Giappone alla fine degli anni cinquanta.

I principali tipi di sushi

Nigiri Sushi: Il tipo di sushi che ci è più familiare: un pezzetto di pesce, crostaceo o frutto di mare (o uova di pesce, come nel caso dell'“uni”, uova di riccio) adagiato su un bocconcino di riso bianco.

Maki Sushi: rollini di riso avvolti in alga nori, ripieni di pesce o crostacei e verdure, o nel caso di quelli vegetariani o vegani, di avocado o cetriolo, o frittata e verdure, per esempio.

Temaki Sushi (o Hand Rolls): coni di riso avvolti in una foglia di alga nori e ripieni di pesce come tonno o salmone e listelli di verdure, o di altri ingredienti come polpa di granchio e avocado, da mangiare con le mani.

Uramaki Sushi (sushi “al rovescio”): rollini di sushi in cui l’alga nori è all’interno e il riso all’esterno, spolverati di semi di sesamo nero o bianco. Pare che questi rolls non convenzionali, molto popolari negli USA, siano stati creati da sushi chef giapponesi a Los Angeles negli anni sessanta, per non spaventare i clienti americani non familiari con l´alga nori.

Sashimi: tecnicamente non un tipo di sushi, consiste in pesce e crostacei crudi, o leggermente cotti come nel caso del polipo (tako) e dell’anguilla (unagi), tagliati in fettine sottili, serviti spesso su un letto di radice daikon grattugiata.

Gli accompagnamenti al sushi

Il sushi è usualmente servito con un accompagnamento di wasabi dalle proprietà antinfiammatorie, salsa di soia, e fettine sottili di zenzero marinato noto come “gari”, usato per pulire il palato fra una portata e l’altra. Piatti complementari sono la zuppa di miso, l'insalata di alghe, e piatti di verdure come spinaci e fiocchi di bonito (tonno bianco) secco.

Il sushi fa ingrassare? Fa male o è un cibo sano?

“Beh, in realtà è tutto relativo”, ci dice Karen Cummings-Palmer. “La maggior parte del sushi combina proteine ​​e pesce ricco di omega-3, con riso bianco carico di zucchero, avocado, cetriolo e alghe ricche di nutrienti, quindi può certamente apportare benefici alla salute, ma è ben lungi dall'essere la scelta più sana che si possa compiere".

Il sushi è un pasto completo, dal punto di vista nutrizionale?

“Sicuramente sì, se piuttosto che per quelle vegane, si opta per le versioni tradizionali di sushi, che comprendono pesce, riso e verdure”, ci dice la nutrizionista. Il riso bianco infatti provvede carboidrati che regalano energia, il pesce proteine e grassi “buoni” omega-3 (il salmone e lo sgombro sono particolarmente ricchi di EPA e DHA), le alghe nori minerali come calcio magnesio iodio e ferro e vitamine come le A C ed E, e altre verdure, come carote e cetriolo, anche se presenti nel sushi in quantità minime, un complesso di vitamine e minerali.

Il riso bianco del sushi può causare picchi glicemici? E come evitarli?

“Il mio consiglio? Iniziare il pasto con verdure come gli edamame (fagioli di soia verdi lessati e salati) o una insalata di alghe (o una insalata mista), ottimi antipasti che sono ampiamente disponibili nei menu dei ristoranti giapponesi”, dice la nutrizionista. “La pratica di iniziare il pasto mangiando verdure ricche di fibre aiuterà a rallentare l'assorbimento degli zuccheri e a ridurre il picco glicemico. È un buon metodo per "crowding out the bad", ovvero “scacciare il cattivo”, dato che c'è un limite alle quantità di cibo che possiamo mangiare: quindi incoraggio i miei clienti a iniziare con i cibi più sani. Bilanciare un piatto di sushi con un po' di sashimi può anche essere utile”.

Mangiare sushi è pericoloso?

“Il pesce crudo può contenere contaminanti”, ci dice Karen Cummings-Palmer. “La maggior parte del pesce crudo contiene una certa quantità di batteri e parassiti, e dovrebbe quindi essere evitato da alcuni gruppi di persone, in particolare dalle donne incinte e da chi ha un sistema immunitario indebolito. Ampliando il discorso, il benessere è un impegno olistico. Il sushi è spesso un pasto divertente e celebrativo da condividere: quindi, se lo amate, i benefici complessivi probabilmente supereranno gli aspetti negativi. Ma scegliete con attenzione il vostro ristorante di sushi! Consideratelo un piacere occasionale, sia in termini di prezzo che di frequenza. Non consiglierei a nessuno mangiare sushi più di una volta alla settimana.” Da considerare, anche il fatto che alcuni tipi di pesce, come il tonno e lo sgombro, posso essere contaminati da metalli pesanti come il mercurio. Scegliete pesci meno contaminati da mercurio, come il salmone e i gamberi.

Quali ingredienti del sushi andrebbero evitati, o consumati con moderazione? La salsa di soia, ad esempio?

“La salsa di soia contiene molto sodio: meglio optare per il Tamari, che è sia più povero di sodio che senza glutine” dice la nutrizionista. Attenzione anche a ingredienti del sushi “occidentalizzato” non convenzionali, come maionese o formaggio cremoso spalmabile tipo Philadelphia, ricchi di grassi saturi.

Quale sushi mangiare a dieta? Ci sono tipologie più sane?

“I maki roll di salmone o tonno sono scelte relativamente salutari, poiché forniscono proteine ​​e omega-3 dal pesce e dall'avocado, e includono alghe ricche di iodio e fibre. Il mio consiglio è quello di evitate le opzioni fritte come la tempura o gli Spider rolls”.

Quanti pezzi di sushi a persona si possono mangiare?

“Il nigiri è composto da riso e pesce, il che lo rende poco nutriente e difficilmente in grado di saziare l'appetito finché non ne abbiamo mangiati molti pezzi, insieme a una quantità considerevole di zucchero” commenta Karen Cummings-Palmer”. È quindi meglio gustare il Nigiri sushi nel contesto di un ordine più ampio, che comprende altri piatti, di verdure per esempio".


lunedì 20 gennaio 2025

Fantastici semi, piccoli scrigni di benessere

Nella mia prima colazione aggiungo sempre alcuni di questi semi, chia e sesamo non mancano mai, insieme a muesli e tè verde o latte vegetale, oppure  muffins splamati di confetture preparate da me. Mi sento sazia e arrivo tranquillamente all'ora di pranzo. Si possono usare come spuntino per un attacco di fame.



Spesso sottovalutati, i semi nascondono un tesoro di nutrienti essenziali.

I semi sono un alimento estremamente versatile e nutriente che può arricchire la tua dieta e contribuire al tuo benessere.

Ricchi di proteine, fibre, grassi sani e una miriade di vitamine e minerali, 

La dose giornaliera raccomandata è di circa 30 g, in alternativa alla frutta secca.

Scopriamo insieme alcuni dei semi più nutrienti e versatili, perfette per ogni momento della giornata:

SEMI DI CHIA: Questi piccoli ma potenti semi sono una vera e propria miniera di nutrienti. Ricchi di proteine vegetali, fibre, calcio e zinco, forniscono anche una buona dose di acidi grassi omega-3 di origine vegetale.

Puoi utilizzare i semi di chia in diversi modi: aggiungili allo yogurt o al porridge. Il consiglio è di metterli in ammollo qualche minuto in acqua o lasciarli qualche minuto a contatto con un alimento umido come, appunto, lo yogurt. I semi di chia, infatti, assorbono fino a 10-12 volte il loro peso in acqua, formando un gel. Questo rende più facile la loro digestione e il rilascio dei nutrienti.

SEMI DI LINO: Ricchi di fibre e acidi grassi omega-3, i semi di lino contribuiscono a regolare il transito intestinale e a ridurre l'infiammazione. Sono anche un’ottima fonte di proteine, calcio, ferro, magnesio, potassio, selenio, folato e vitamina K.

Possono essere macinati al momento e aggiunti a frullati, yogurt, fiocchi d'avena o hamburger vegetali.

SEMI DI ZUCCA: Una vera miniera di minerali come zinco, magnesio e ferro. Grazie al loro contenuto di fitosteroli e antiossidanti, i semi di zucca svolgono un'azione antinfiammatoria che può contribuire a ridurre il rischio di malattie croniche come le malattie cardiovascolari.

Sono molto indicati per gli uomini, in quanto lo zinco presenti nei suoi semi contribuisce al mantenimento di livelli adeguati di testosterone e alla salute della prostata.

Infine, il triptofano presente nei semi di zucca favorisce la produzione di serotonina, neurotrasmettitore legato al benessere e al buon umore.

Questi semi più grandi, color oliva, hanno una piacevole croccantezza, che li rende ottimi come snack. Possono anche essere aggiunti alle insalate o alle zuppe per una consistenza croccante. Per un sapore più intenso si possono tostare qualche minuto in padella.

SEMI DI SESAMO: Un vero e proprio scrigno di nutrienti, tra cui spicca il calcio. 100 grammi di semi di sesamo contengono circa 800-1000 mg di calcio, una quantità superiore a quella presente in molti latticini.

Questo li rende un'alternativa vegetale ideale per chi ha intolleranze al lattosio o segue una dieta vegana. Nei semi di sesamo troviamo molti altri micronutrienti tra cui magnesio, ferro e fosforo.

In cucina i semi di sesamo sono estremamente versatili: da questi si ottiene la tahina, pasta di sesamo perfetta per preparare hummus, salse e dolci, e il gomasio, un mix croccante di semi di sesamo tostati e sale marino, ideale per insaporire i tuoi piatti.

SEMI DI GIRASOLE: Ricchi di vitamina E, un potente antiossidante, i semi di girasole contribuiscono a proteggere le cellule dai danni dei radicali liberi. Sono anche un’ottima fonte di vitamina B, calcio, ferro, magnesio, potassio, zinco e selenio.

I semi di girasole sgusciati possono essere aggiunti allo yogurt, all'avena o alle insalate.

 

giovedì 24 ottobre 2024

COLESTEROLO ALTO. Una selezione di tè che lo abbassa

 


Il tè è una bevanda antica che favorisce l’eliminazione dei grassi cattivi, come i trigliceridi e il colesterolo. L’assunzione del tè mentre mangiamo riduce anche l’assorbimento del colesterolo presente nel cibo che mangiamo.  E inoltre il tè ha la capacità antiossidante di proteggere il colesterolo LDL dall’ossidazione. Gli antiossidanti presenti nel tè verde, come le catechine e altri polifenoli, riducono l’ossidazione dell’LDL, proteggendo le arterie e riducendo il rischio di malattie cardiovascolari.

Quali tè abbassano il colesterolo?

TUO-CHA da bere a metà mattina e mangiando

KUKICHA da bere dopo cena

TE’ BIANCO da bere una tazza alla prima colazione e altre tre tazze durante il giorno

LAPSANG SOUCHONG da bere a metà pomeriggio

Sono infusi benefici per il cuore e il cervello che svolgono una preziosa azione di pulizia delle arterie

sabato 11 febbraio 2023

L’alimentazione della stagione fredda

 


“Febbraio corto e malandrino” oppure “Febbraio curt e malcavat” , come si dice a Napoli e d’ intorno. Siamo nel cuore dell’ inverno e immancabilmente arrivano tosse, raffreddore e mal di gola. Bisogna evitare gli alimenti che sovraccaricano di “lavoro” gli organi interni. Largo alle verdure di stagione, in particolare spinaci, cicoria, zucca, rape, carciofi, cardo, broccoli. Aiutano a combattere lo stress  fisico legato al freddo. Recenti ricerche scientifiche hanno confermato che un consumo costante di yogurt, kefir e miso, prebiotici, perché fanno da nutrimento alla flora “buona”. Questi alimenti  contengono i fermenti lattici. Tra i vegetali troviamo i crauti o gli orientali tempeh, miso e la bevanda kombucha. Tutti gli alimenti fermentati rendono le forme influenzali meno aggressive e più facili da “gestire”. Secondo la macrobiotica, lo stile di preparazione incide molto sull’energia del cibo. In generale con la cottura “yanghizziamo” cioè rendiamo l’alimento più riscaldante. Tra i cereali il più yang è il grano saraceno. Tra le spezie, le migliori in inverno sono lo zenzero e la curcuma. Per questo durante i mesi invernali è meglio consumare una maggiore quantità di verdure cotte e prediligere cotture al forno e anche stufati. Sulla tavola devono esserci arance e limoni, cipolle dorate, cicoria, cavoli, carote, avena, noci,

Zucchine, pomodori, fagiolini, cetrioli,  melanzane, verdure che hanno bisogno di caldo hanno un forte potere raffreddante , sono verdure ideali in estate, ma sono deleterie in inverno.  

*Una curiosità sui peperoni: nonostante la stagione del peperone sia da giugno a settembre, il peperone è una delle poche verdure con natura calda e proprio per questo motivo secondo la dietetica cinese può essere consumata nella stagione invernale. Ricordiamo che i peperoni hanno un ottimo contenuto di vitamina C e di provitamina A e sono dunque adatti a prevenire le patologie invernali. Si possono conservare sott'olio, sott'aceto o essiccati .

 

 


martedì 1 novembre 2022

SUPERFRUTTI! Freschi o disidratati

Alcuni arrivano da lontano come le bacche di goji e il maqui. Ma anche da molto vicino, come le more di gelso. Tutti sono un  concentrato naturale di vitamine  e sali minerali,con benefici effetti antiossidanti. Da gustare senza senso di colpa. I superfrutti si trovano freschi o disidratati, sia sfusi sia confezionati. C’è una storica azienda italiana  di frutta secca che ha dedicato loro una linea sempre aggiornata che vende anche online: www.noberasco.it

Nel sito si possono trovare confezioni di bacche di Aronia, bacche di Goji,

bacche di Maqui, bacche di Physalis, semi di Chia, more di Gelso, Pitaya.

Dal sito si possono scaricare ricette originali per ogni tipo di superfrutto.




                                                Le ricette sono originali 

Consigli

Bacche di Aronia, ricche di vitamina K da gustare da sole o aggiunte ad un smothe alla banana.

Bacche di Goji, ricchi di vitamina C e A, si possono consumare da sole come snack o aggiunte a un coucous di verdure.

Bacche di Maqui, aiutano la foemazione di collagene. Da consumare da sole oppure frullate in un gazpacho.

Bacche di Physalis, un vero concentrato di vitamine e sali minerali,  da consumare da sole o a crudo su crostini di bresaola o nell'insalata.

Semi di Chia, ricchi di calcio, si possono unire all'impasto dei muffin o nelle zuppe.

More di Gelso, fonte naturale di ferro e vitamina C da consumare da sole o a crudo in un'insalata di spinacini, scaglie di parmigiano e pinoli.

Pitaya, ricca di vitamine C e A aggiunta alla ricotta lavorata a spuma diventa un dessert originalissimo.


venerdì 13 maggio 2022

La stevia: un dolcificante naturale

 




E’ il mio dolcificante per eccellenza. Lo uso quotidianamente da diversi anni: per tutto. Dolcifico il mio irrinunciabile caffè anche quando settimanalmente attuo il digiuno, per tenere sotto controllo il peso, e lo uso per le mie confetture e per i dolci. Purtroppo anche per i gelati che confeziono io; mi sono accorta che ho gengive deboli e denti che si cariano facilmente. Da quando uso la stevia non vado più dal dentista per le carie, mi limito annualmente a fare una pulizia profonda con l’igienista. Quindi, tassativamente a me lo zucchero è vietato.

Un po’ di storia della stevia che io uso.

Non sono molti gli anni che è comparso sul mercato italiano il primo dolcificante di origine naturale dal gusto eccellente, senza calorie. Si chiama Truvia e nasce dalla partnership tra Eridania e The Truvia Company, del colosso alimentare Cargill,  leader nel mercato americano dei dolcificanti a base di stevia. Questo edulcorante è estratto dalla parte più pregiata della foglia di una pianta originaria del Paraguay, utilizzata già da centinaia di anni dalle popolazioni indigene per le sue proprietà dolcificanti. Truvia ha una forma cristallina unica, del tutto simile a quella dello zucchero tradizionale. Si può usare per dolcificare in modo naturale bevande calde e fredde, negli yogurt e nelle macedonie. Non solo: si può utilizzare nella preparazione di prodotti da forno, per dolci gustosi ma leggeri, perché privi di calorie. Non altera la glicemia, non favorisce la carie ed è  sicuro anche a livello gastrointestinale. Io uso questa marca che acquisto al supermercato ESSELUNGA, si può acquistare online. Mi trovo benissimo e non ho mai accusato problemi di nessun tipo.

 

venerdì 14 maggio 2021

L'ultimo libro pubblicato da Giovanna Garbuio

Ho'Oponopono - Tutto ciò che ti Serve per Essere Felice
Chiedi e ti sarà detto
€ 12,90
 
L'altra sera ho partecipato per la prima volta ad un webinar di Giovanna Garbuio e mi ha veramente toccato cuore e mente per come si mostrava genuina,  diretta e competente  nel trattare il tema che l'appassiona così tanto: l'Ho Oponopono, ossia la cultura hawaiana. Sarei stata ad ascoltarla per ore su quei temi così interessanti che sono tra l'altro comuni a tutte le grandi culture ideologiche e religiose:, l'amore, la compassione, la fratellanza, il perdono, ecc...ecc...Sono temi importanti su cui riflettere e farlo da vari punti di vista e angolature e prospettive diverse è un gran bene per la nostra anima che aspira sempre ad elevarsi un tantino ogni giorno di più.

giovedì 25 marzo 2021

Anniversario della morte di Dante Alighieri (1265-1321)


Oggi il mondo intero omaggia il sommo poeta, dedicandogli omaggi in prosa e in poesia, come  farà Roberto Benigni, attore e regista premio Oscar con "La vita è bella", di cui si dice che conosca "La Divina Commedia" a memoria. 






RAI STORIA dedica la giornata di oggi a commemorare Dante Alighieri.

martedì 14 luglio 2020

I Vini della Sardegna


                         
Tutti gli antichi vini sardi, ad eccezione del Nuragus, sono contraddistinti da un elevato tenore alcoolico. Per questa particolarità si possono suddividere soltanto in due categorie: da pasto e da seconde mense.




I vini della Sardegna sono:

Vernaccia di Oristano
Moscato di Sorso – Sennori
Monica di Cagliari
Nasco di Cagliari
Moscato di Cagliari
Malvasia di Cagliari
Cannonau di Sardegna
Girò di Cagliari
Malvasia di Bosa
Monica di Sardegna
Nuragus di Cagliari
Vermentino di Gallura
Campidano di Terralba o Terralba


Il Trebbiano, il Sangiovese, il Barbera, il Sandalyon, il Mandrolisai, il S’eleme, il Logoduro, il Goceano ed altri, che si adattano al pesce o all’arrosto.

Il Nuragus ha una bassa alcoolicità, bassa per modo di dire perché i dodici gradi li tocca sempre. S’intitola alle misteriose costruzioni di tal nome di cui l’isola è ricca, ha un sapore secco e acidulo, rivela una dose non comune di tannino; nel primo anno non si presta ad accompagnare il pesce, nel secondo si, però non sopporta che un piccolo invecchiamento.

Il vitigno rosso più diffuso è il Cannonau, il quale copre all’incirca il venti per cento della superficie vitata dell’Isola; a seconda della posizione e dell’impasto dei terreni, fornisce vini con caratteri differenti. Il più buono ha un tenore alcoolico tra i sedici e i diciotto gradi, sapore asciutto o dolce ma sempre con punta amara e retrogusto di cioccolato, stoffa fitta e profumo di rosa sbocciata. Viene presentato con i nomi di Cannonau de su excelencia, Cannonau secco di Sorso, Cannonau di Jerzu, Cannonau del Campidano, Oliena, Capo Ferrato, Fior di Romangia, Perda Rubia, Rosa de Quirra, Rosso di Dòrgali. 



Nella collana dei liquorosi si ritrovano dolci e secchi, giallo aurati e rubini più o meno sbiaditi: il Dorato di Sorso, il Mònica, il Nasco, il Ninfeo, il Girò, l’Anghelu ruju, il Torbato e l’Embarcador.

Il vino Nasco ricorda l’ungherese Tokaj, il Mònica lo spagnolo Malaga, il Girò (da non confondere con il quasi omonimo Cirò calabrese) il Porto.
L’Embarcador sfoggia un dolce venato d’amaro, mentre con i suoi ventun gradi batte il record dell’alcoolicità.

Il Campidano e la Gallura producono il Moscato; il Cagliaritano si muove tra i quindici e i sedici gradi, il Gallurese va anche oltre e di frequente, per il naturale processo di fermentazione provocato dall’alta percentuale di zucchero, si trasforma in uno spumante di aristocratica finezza.

I vini bianchi Vermentino di Gallura, Malvasia di Basa, Malvasia del Campidano e Vernaccia, quantunque perfettamente secchi, più che da pesce possono dirsi da dessert, sempre per il tenore alcoolico sostenuto.
Alla Vernaccia spetta il titolo di regina dei vini sardi. Esordisce con un colore paglierino, un sapore sgarbato e dolciastro, una stoffa scialba; giungendo in età matura comincia a manifestare i suoi pregi.

L’età matura è compresa tra i due e i quattro anni: allora il vino si veste di una calda tonalità dorata, appalesa un gusto acidulo, secco e leggermente amarognolo, sprigiona un profumo simile a quello del fiore della mandorla.

Di Vernacce in Sardegna se ne incontrano due: quella chiamata Vernaccia di Oristano o Vernaccia di Solarussa, in provincia di Cagliari, e la Vernaccia di Orosei nel Nuorese.

La Vernaccia di Oristano, a giudizio degli intenditori, è in assoluto la migliore.



domenica 12 luglio 2020

I SARDI: i primi vinificatori del Mediterraneo


La vinificazione in questa splendida grande isola del Mediterraneo risale almeno al xv secolo a.C., data in cui archeologi, botanici e chimici fanno risalire i residui organici di un prezioso vino Cannonau, ritrovati in una pressa di pietra nel villaggio nuragico di monte Zara, accanto a Monastir, a pochi chilometri da Cagliari. La vocazione vitivinicola sarda è profondamente legata al suo ambiente: il clima, il sole, il terreno, i venti hanno creato le condizioni ideali per il fiorire di viti selvatiche, motivo per cui in Sardegna si trovano gli esemplari tra i più antichi del mondo: la vite di Bacu Biladesti a Urzulei, vicino a Genna Silana ha 135 centimetri di circonferenza. Attualmente la produzione enologica sarda annovera una quindicina di Aree Geografiche Tipiche e una ventina di Denominazioni d’Origine tra cui una DOCG, il Vermentino di Gallura, il biondo Nuragus e il Nasco, il rosso Niddera di Oristano, il Cannonau tipico della Sardegna centro-orientale e il Vernaccia di Oristano.



mercoledì 6 maggio 2020

Un potente antibatterico naturale

Miele di Manuka MGO 400
Potente antibatterico naturale
Voto medio su 340 recensioni: Da non perdere
€ 50,97

www.macrolibrarsi.it

Ideale per

  • potente antibatterico
  • affezioni del tratto gastrointestinale 
  • sostenere il sistema immunitario

Descrizione 

Questo miele di manuka contiene 400 MGO, MethylGlyOxal, cioè 400 mg di Metilgliossale per chilo di miele.
Il MethylGlyOxal è la sostanza contenuta nel miele di manuka che lo rende così unico. 
Ha forte potere antibatterico, antivirale e antinfiammatorio. 

Benefici

Essendo fra i più potenti tipi di miele, questa confezione di manuka è indicata per: 
  • lenire le malattie gastriche;
  • riequilibrare il tratto intestinale;
  • rinforzare il sistema immunitario. 
A renderlo così potente è la presenza di MethylGlyOxal, che non si trova in nessun altro tipo di miele. 
Da secoli è usato dagli indigeni anche per trattare le malattie della pelle, fra cui la psoriasi e la dermatite. 

Modalità di utilizzo

Adulti: 1 cucchiaino 30 minuti prima dei pasti, 3 volte al giorno. 
Bambini: dai 2 anni in su, in base alla loro età e al motivo della somministrazione, il dosaggio va da 1 cucchiaino a 3 cucchiaino al giorno.
Si consiglia di sciogliere il miele in un po' di acqua a temperatura ambiente o di assumerlo puro per non alterare le sue proprietà. 

Approfondimenti

Sebbene le proprietà fitoterapiche di questo miele siano conosciute da molto tempo dalle popolazioni native della Nuova Zelanda, fino a poco tempo fa esso veniva impiegato al di fuori di questi gruppi etnici esclusivamente per uso alimentare.
I primi studi scientifici condotti in modo razionale risalgono agli anni Novanta, grazie alla dedizione dimostrata dai ricercatori del dipartimento di Biologia dell'Università di Waikato (Nuova Zelanda) specialmente nella persona del Prof. Peter Molan.
Le ricerche al riguardo misero in evidenza che il manuka ha una attività antibatterica unica, non paragonabile  a quella di nessun altro tipo di miele al mondo. 
Solo il manuka, infatti, mantiene intatte le proprietà della sostanza chiamata MethylGlyOxal, abbreviata in MGO, che conferisce l'attività antibatterica al miele. 
Il GMO è presente in proporzioni variabili nel miele, per cui il suo uso dovrebbe essere diversificato a seconda del disturbo che si vuole alleviare: quelli con minore quantità di GMO vanno bene per le affezioni del cavo orale o le malattie invernali, mentre quello a più alta concentrazione di MGO è in grado di alleviare disturbi come gastriti, candidosi e stipsi. 

Controindicazioni 

Non è indicato per bambini di età inferiore a 12 mesi. 
Non è indicato per chi è allergico ai prodotti delle api. 

martedì 7 aprile 2020

COLORI & ANTIOSSIDANTI di frutta e verdura


Il ROSSO indica la presenza di licopene e antocianine, che favoriscono la naturale protezione delle cellule dai radicali liberi.
                                    

Il GIALLO ARANCIO è fonte di carotenoidi e flavonoidi che aiutano a proteggere la vista, possono prevenire l’invecchiamento cellulare e rafforzare la risposta immunitaria.



Il VERDE indica la presenza di clorofilla, magnesio, acido folico, carotenoidi e polifenoli che aiutano a rinforzare i vasi sanguigni, le ossa, i denti e possono migliorare la funzionalità del sistema nervoso.
                             

                                                      

Il VIOLA indica la presenza di antocianine, potassio e magnesio che possono combattere la fragilità capillare e prevenire l’aterosclerosi, aiutando a migliorare la memoria.



Il BIANCO garantisce un apporto di quercitina, composti solforati, flavonoidi, potassio e selenio che possono regolare i livelli di colesterolo, mantenere la fluidità del sangue, oltre ad avere effetti benefici sul tessuto osseo.




venerdì 22 novembre 2019

Prugne per rimanere giovani




Sì, le prugne ci mantengono giovani. Lo dice un autorevole studio americano, che ha rilevato, in particolare in quelle secche, elevate proprietà antiossidanti. Le sostanze antiossidanti infatti ci difendono dall’aggressione dei radicali liberi, coinvolti nell’invecchiamento e in molte malattie ( anche quelle cardiovascolari e i tumori). Per mangiarle fresche bisogna aspettare l’estate, ma tranquilli, sotto forma di conserva, marmellata, succo ed essiccate, le prugne si possono gustare tutto l’ anno. Le prugne fresche contengono il 90% di acqua, sono prive di grassi, come tutta la frutta fresca, ad eccezione dell’avocado e del cocco. Il sapore acidulo è dato dagli acidi organici, in prevalenza il malico, che intervengono nella regolazione dell’equilibrio acido - base dell’organismo. Questi acidi vengono usati proprio per contrastare l’acidità del sangue, favorita da uno sforzo muscolare intenso o da un dieta ricca di proteine e povera di vegetali. Il loro potere lassativo è noto: dipende dalla fibra (la varietà rossa ne è più ricca) e da piccole dosi di difenilisatina, presente nel succo. Le prugne secche contengono meno acqua e tanto potassio in più, sono utili per combattere la stanchezza. Sono un valido spuntino per chi fa sport. Buono il contenuto di vitamina E e di ferro e solo  110 calorie in mezzo etto di prugne secche.