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mercoledì 11 ottobre 2017

Respirazione yogica

Con l’avanzare dell’età, in particolare dagli anta in poi, cominciamo ad avvertire vuoti di memoria , scarsa capa­cità di concentrazione, difficoltà nello studio.
 Esiste la possibilità di ritardare il più possibile questo declino di memoria, soprattutto quella che riguarda ricordi recenti?
La possibilità esiste e lo strumento consiste in una buona e sana respirazione. E’ di grande aiuto la tecnica indiana del Pranayama Kapalabhati: esercizi di respirazione.
Pranayama significa “espansione o estensione della forza vitale” (Prana) ed è il quarto stadio dello Yoga secondo il maestro Pa­tañjali.
Durante l’inspirazione, allorché i polmoni si gonfiano d’aria, il cervello diminuisce di volume. Viceversa, durante l’espirazione, il cervello aumenta di volume: si comporta proprio come una massa spugnosa che si riduce e si gonfia a seconda del ritmo respiratorio. Esattamente come una spugna, di volta in volta com­pressa poi rilassata, questo movimento influenza la circolazione dei fluidi nel cervello, cioè in primo luo­go la circolazione del sangue.
Se si pensa che il cervello è il più grande consumatore di ossigeno del corpo, si comprende immediatamen­te l’importanza di questo fatto. Il Pranayama permette appunto di ottimizzare l’apporto di sangue e ossigeno al cervello.
In Kapalabhati l’espirazione è attiva men­tre l’inspirazione è passiva.
Espulsioni d’aria forzate
Kapalabhati consiste in brevi raffiche di forzate espul­sioni d’aria, seguite ogni volta da un’inspirazione passiva: questo favorisce l’irrigazione sanguigna man­tenendo in maniera più duratura una buona ossigena­zione naturale. La respirazione ordinaria fa variare il volume cerebrale di circa 18 volte al minuto nei due sensi (inspirazione ed espirazione).
Immaginate ciò che accade in Kapalabhati, nel quale il ritmo può raggiungere fino a 120 espulsioni al minuto!
Si produce un vero e proprio massaggio del cervello! È un massaggio accompagnato da un’azione di pom­paggio sulla circolazione arteriosa, in quanto nell’e­spirazione il cervello si “gonfia” di sangue: un torrente sanguigno che viene iniettato nel cervello, lo sciacqua, lo irriga, apre tutti i capillari e va a vivificare le cellule cerebrali e quelle delle ghiandole endocrine racchiuse nel cervello, specialmente l’ipofisi.
Cranio lucente
I benefici di Kapalabhati sono enormi. Il cervello irri­gato di sangue è ora ricco di ossigeno: questa stimola­zione naturale determina effetti positivi fisici e mentali.
La persona sedentaria, la cui respirazione è spesso su­perficiale e insufficiente, torna a ossigenarsi.
Si mobilita il sangue venoso stagnante, un’azione pro­fonda e ricca di benefiche conseguenze.
Kapalabhati significa letteralmente “cranio lucente” o “che pulisce il cranio e il suo contenuto” rimandando all’idea di pulizia, disincrostazione, ringiovanimento del cervello che diviene lucido, sveglio, ossigenato.
La mente torna a carburare
Così irrigato, sciacquato, stimolato, ossigenato, il cer­vello  acquisisce una maggiore capacità di concentrazione, si riduce il rischio di cadere vittime dell’incidente tecnico più frequente: l’assopimento.
Questa stimolazione, inoltre, produce un’accelerazio­ne sanguigna che pervade tutto il corpo e  si per­cepisce con una piacevole vibrazione: ogni cellula è vivificata e vibra di vita e di dinamismo.
Impariamo con un insegnante
Durante la pratica è fondamentale non forzare e non cercare di aumentare la propria capacità respiratoria troppo velocemente.
I polmoni sono organi molto delicati e ogni uso scor­retto può facilmente causare danni.
Non solo il corpo fisico, ma anche gli aspetti menta­le ed emozionale necessitano di tempo per adeguarsi. Dunque, non forzare mai.
A questo proposito è necessario, all’inizio del percor­so, rivolgersi a un insegnante che verifichi l’esatta ese­cuzione dell’esercizio. Una volta imparato bene come fare, ciascuno potrà eseguire Kapalabhati da solo.

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