Con l’avanzare
dell’età, in particolare dagli anta in poi, cominciamo ad avvertire vuoti di
memoria , scarsa capacità di concentrazione, difficoltà nello studio.
Esiste la possibilità di ritardare il più
possibile questo declino di memoria, soprattutto quella che riguarda ricordi
recenti?
La possibilità esiste
e lo strumento consiste in una buona e sana respirazione. E’ di grande aiuto la tecnica indiana del Pranayama Kapalabhati: esercizi di
respirazione.
Pranayama significa “espansione o estensione della forza vitale” (Prana) ed
è il quarto stadio dello Yoga secondo il maestro Patañjali.
Durante
l’inspirazione, allorché i polmoni si gonfiano d’aria, il cervello diminuisce
di volume. Viceversa, durante l’espirazione, il cervello aumenta di volume: si
comporta proprio come una massa spugnosa che si riduce e si gonfia a seconda
del ritmo respiratorio. Esattamente
come una spugna, di volta in volta compressa poi rilassata, questo movimento
influenza la circolazione dei fluidi nel cervello, cioè in primo luogo la
circolazione del sangue.
Se si
pensa che il cervello è il più grande consumatore di ossigeno del corpo, si
comprende immediatamente l’importanza di questo fatto. Il Pranayama permette
appunto di ottimizzare l’apporto di sangue e ossigeno al cervello.
In
Kapalabhati l’espirazione è attiva mentre l’inspirazione è passiva.
Espulsioni d’aria forzate
Kapalabhati consiste in
brevi raffiche di forzate espulsioni d’aria, seguite ogni volta da
un’inspirazione passiva: questo favorisce l’irrigazione sanguigna mantenendo
in maniera più duratura una buona ossigenazione naturale. La respirazione
ordinaria fa variare il volume cerebrale di circa 18 volte al minuto nei due
sensi (inspirazione ed espirazione).
Immaginate ciò che accade in Kapalabhati, nel
quale il ritmo può raggiungere fino a 120 espulsioni al minuto!
Si produce un vero e proprio massaggio del
cervello! È un massaggio accompagnato da un’azione di pompaggio sulla
circolazione arteriosa, in quanto nell’espirazione il cervello si “gonfia” di
sangue: un torrente sanguigno che viene iniettato nel cervello, lo sciacqua, lo
irriga, apre tutti i capillari e va a vivificare le cellule cerebrali e quelle
delle ghiandole endocrine racchiuse nel cervello, specialmente l’ipofisi.
Cranio
lucente
I benefici di
Kapalabhati sono enormi. Il cervello irrigato di sangue è ora ricco di
ossigeno: questa stimolazione naturale determina effetti positivi fisici e
mentali.
La persona
sedentaria, la cui respirazione è spesso superficiale e insufficiente, torna a
ossigenarsi.
Si mobilita il sangue
venoso stagnante, un’azione profonda e ricca di benefiche conseguenze.
Kapalabhati significa
letteralmente “cranio lucente” o “che pulisce il cranio e il suo contenuto”
rimandando all’idea di pulizia, disincrostazione, ringiovanimento del cervello
che diviene lucido, sveglio, ossigenato.
La
mente torna a carburare
Così irrigato,
sciacquato, stimolato, ossigenato, il cervello acquisisce una maggiore
capacità di concentrazione, si riduce il rischio di cadere vittime
dell’incidente tecnico più frequente: l’assopimento.
Questa stimolazione,
inoltre, produce un’accelerazione sanguigna che pervade tutto il corpo e si percepisce con una piacevole vibrazione: ogni cellula è vivificata e vibra
di vita e di dinamismo.
Impariamo
con un insegnante
Durante la pratica è
fondamentale non forzare e non cercare di aumentare la propria capacità
respiratoria troppo velocemente.
I polmoni sono organi
molto delicati e ogni uso scorretto può facilmente causare danni.
Non solo il corpo
fisico, ma anche gli aspetti mentale ed emozionale necessitano di tempo per adeguarsi.
Dunque, non forzare mai.
A questo proposito è
necessario, all’inizio del percorso, rivolgersi a un insegnante che verifichi
l’esatta esecuzione dell’esercizio. Una volta imparato bene come fare,
ciascuno potrà eseguire Kapalabhati da solo.
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