Per prevenire e tenere a bada la
<<pressione alta>> è indispensabile attenersi a precise regole
alimentari che prevedono cibi a basso tenore di sodio e l’uso abituale di
speciali sali dietetici. L’ipertensione arteriosa, si sa, è un <<male di
famiglia>>. E’ stato dimostrato che c’è una tendenza all’ipertensione nei
bambini che hanno genitori ipertesi. Si tratta di forme ipertensive labili,
instabili, fugaci, ma si tratta pur sempre di stati al limite del patologico,
che col passar degli anni creano i presupposti di un’autentica malattia
ipertensiva. Ecco perché, nei casi <<familiari>> oggi si da tanta
importanza ai fattori alimentari: abitudini dietetiche errate infatti si
trovano in primo piano, con valore talvolta determinante. Per esempio, la
correlazione tra pressione arteriosa e peso corporeo è stata constatata nelle
più svariate condizioni ambientali e sociali, per culture progredite come per
società primitive. Il controllo del peso assume, così, un significato incisivo.
L’approccio curativo e preventivo è quello dietetico, in relazione soprattutto
al sale. E’ da prevedere un’alimentazione povera di sodio. Medici e dietologi
additano l’opportunità di una <<dieta iposodica>> che preveda
l’apporto di 2000-3000 milligrammi di sodio al giorno e non di più. Per gli
ipertesi sono a disposizione speciali Sali iposodici nei quali ad una ridotta
quantità di sodio corrisponde un arricchimento parallelo di magnesio, potassio
e calcio. Tutti dovrebbero a una certa età usare questi speciali Sali
dietetici, dato che tutti i grandi longevi sono stati lievemente ipotesi.
L’iperteso se è ancora giovane è bene che scelga un’attività non competitiva.
Potrà dedicarsi a una regolare attività sportiva, preferendo il nuoto, il ciclismo,
il podismo. Vita igienica, dieta oculata, riposo adeguato, niente fumo,
costituiscono i capisaldi sui quali far leva per proteggere le arterie.

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