Ho la passione del recupero e della memoria, quindi se c'è qualcosa che devo tramandare alla mia famiglia o che ritengo importante l'acquisisco. Oggi mi frullava nella mente di preparare un post per il mese di dicembre, non solo rappresentato da una bella immagine, ma infiocchettato con frasi ad effetto. Da subito ho notato i proverbi caratterizzanti questo mese e ho voluto conservarli nel blog, per rileggerli poi con tutta calma.
Dicembre è il dodicesimo ed
ultimo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, conta di 31 giorni e si
colloca nella seconda metà di un anno civile. Era il decimo mese del calendario
romano (da cui il nome), che iniziava con il mese di marzo. Tra i tanti
proverbi aventi dicembre per protagonista: “Dicembre mese di bruma: davanti mi
scalda e dietro mi consuma”; “Seminare decembrino vale meno d’un quattrino”;
“Dicembre piglia e non rende”, “Dicembre gelato non va disprezzato”; “Dicembre
vezzoso, anno capriccioso”; “Dicembre nevoso, anno fruttoso”; “Dicembre
imbacuccato grano assicurato”. Si dice anche: “Per i Santi Innocentini son
finite le feste ed in quattrini”; “Dicembre, davanti t’agghiaccia e di dietro
t’offende (o viceversa)”; “Dicembre variante, freddo costante”.
“Per Sant’Anso (1 dicembre), uno
sotto e uno in mano”; “Se piove per Santa Bibiana (2 dicembre) dura quaranta dì
e una settimana”; “Per Santa Bibiana (2 dicembre), scarponi e calza di lana”;
“A Santa Barbara (4 dicembre) sta’ intorno al fuoco e guardalo”; “Per San
Nicolò di Bari (6 dicembre), festa o non festa, a scuola non si resta”; “A San
Nicola di Bari (6 dicembre), la rondine passa i mari”; “A Sant’Ambrogio il
freddo cuoce”; “Chi si rinnova per Maria (8 dicembre), scampa la malattia”; “Se
San Damaso (11 dicembre) venerate, sarete in pace con chi amate”. Ed ancora:
“Da Santa Lucia (13 dicembre) il freddo si mette in via”; “Santa Lucia da la
brodarella, Natale da le stradarella”; “Santa Lucia con il fango, Natale
all’asciutto”; “Da Santa Lucia a Natale il dì s’allunga quanto un passo di
cane”; “Santa Lucia. Il giorno più corto che ci sia”; “Per Santa Lucia e per
Natale, il contadino ammazza il maiale”; “A San Graziano (18 dicembre) lo
scaldino in mano”; “Chi per Natale non ammazza il porco, tutto l’anno resta col
muso storto”; “Avanti Natale, né freddo né fame”; “Se avanti Natale fa la brina
riempi la madia di farina”.
“San Tommè ( 21 dicembre),
cresce il dì quando il gallo alza un piè; A Natale (25 dicembre) freddo
cordiale”; “Natale (25 dicembre) in pantanella, Pasqua in polverella. Natale
(25 dicembre) al balcone, Pasqua al tizzone”; “Da Natale (25 dicembre) in là il
freddo se ne va”; “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”; “Chi fa Natale al
sole, fa Pasqua al fuoco”; “A San Silvestro (31 dicembre) la neve alla finestra
Per San Silvestro, ogni oliva nel canestro”. Un proverbio romanesco, riferito
al freddo pungente di dicembre recita: “Le ggiornate d’inverno sò mozzichi”, e
cioè “sono morsi”; mentre i veneti sentenziano: “L’inverno l’è ‘l boia dei
veci, el purgatorio dei puteleti, e l’inferno dei poareti” (“Il freddo è il
boia dei vecchi, il purgatorio dei bambini e l’inferno dei poveri”). In ogni
modo i contadini sperano che nevichi perché “Sotto la neve pane, sotto l’acqua
fame”; ed i piemontesi sanno che “Au dezember fioca senza gelé a val pe’ i gran
pi’ d’un liamé”, e cioè “Se a Dicembre nevica senza gelare vale per il grano
più di una concimazione”. Attenzione però, perché se nevica troppo tardi la
neve tende a gelare e allora per il grano sarebbe terribile: “La neve prima di
Natale è madre, dopo è matrigna”, rammenta un altro proverbio.

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