E’
un popolo longevo che gode ottima salute per una concomitanza di fattori che
giocano a suo favore. Respirano aria salubre, mangiano cibi genuini, non
trattati, bevono acqua di sorgente e svolgono un lavoro in piena autonomia di
cui non devono rendere conto a nessuno. C’è davvero un popolo felice su questo
pianeta!
E’
una comunità che vive a contatto della natura e ad essa s’ispira sembrerebbe.
Si
alzano prestissimo, quando comincia ad albeggiare e vanno a dormire al
crepuscolo, non hanno elettricità.
La
loro lunga vita si può dividere in tre età. La prima arriva fino a 50 anni ed è
la giovinezza, poi c’è l’età media che arriva fino agli 80 anni e la terza può
arrivare fino a 145 anni. Essi definiscono questa l’età d’oro, l’età della
pienezza, l’età in cui possono dispensare tutto il sapere acquisito e la
saggezza accumulata. E’ l’ età in cui riveriti e rispettati e ancora membri
attivi della comunità ricevono elogi e onori dalle nuove generazioni. Noi
Occidentali che posto riserviamo ai nostri anziani? In solitudine vivono la
loro vecchiaia e tristi e sconsolati si augurano di finire al più presto la
loro vita terrena. Che lezione di vita riceviamo dagli Hunzas! La nostra
società è davvero insensibile e ingrata verso i vecchi che vengono messi da
parte dall’oggi al domani senza tante storie, così tante conoscenze non
passeranno ai giovani e andranno perdute per sempre. Penso agli antichi mestieri,
molti dei quali si sono perse le nozioni basilari. Noi viviamo in habitat non a
misura d’uomo, in appartamenti che ci soffocano e relazioni affettive che è
tutto dire. Viviamo la metà degli anni degli Hunzas e per noi sembrano tanti,
perché è impensabile viverne di più a queste condizioni! Preghiamo Dio, per chi
ci crede, di scuotere gli animi di tutti affinché ci sia più amore nei nostri
cuori per il prossimo e meno egoismo per chi soffre. Auguriamoci pace e salute.
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